Saturday, 27 March 2010

Le folli paure di Gio

Quel giorno, un giorno durante il mio primo, lungo ricovero, eccezionalmente non avevo la flebo al braccio.

Dovevo stare piuttosto bene, o forse le mie vene erano talmente esauste, bucherellate, corrose, che i medici avevano pensato di conceder loro qualche ora di libertà.

Che pazzo che ero già ai tempi.

Immagino fosse un ospedale all'avanguardia quello in cui ero capitato, dotato delle tecnologie più moderne.

Il flusso della flebo, ad esempio, era regolato non da un morsetto, piu' o meno stretto sul tubicino di gomma, ma da un apparecchio semi computerizzato.
Nelle lunghe ore di solitudine, ci giocherellavo.
Facevo diminuire o aumentare il flusso - sentivo l'acqua entrare nella vena, era divertente.
Non credo d'aver mai fatto danni.
Mi divertivo anche cosî - o dando colpetti con le dita alle bollicine d'aria, per evitare che entrassero in circolo.
Certi antibiotici, era forse il caso del temibile 'Pestafo' che mi fece star malissimo?, avevano odori o sapori particolari.
Quello, ad esempio, sapeva di mela.

'Vancomicina, Teicoplanina, PCR, Ves, emoglobina, globuli bianchi e rossi, piastrine, transaminasi'.

La Vancomicina, se ricordo bene, era potentissima ma tossica.
La Teicoplanina un po' piu' moderata.
La PCR era sempre altissima, tranne che una volta, ma forse fu un errore in laboratorio. La Ves pure mi pare fosse altina, ma forse mi sbaglio.
Di sicuro era sballata.
L'emoglobina era bassa, i globuli rossi pure - i bianchi alti, credo.

Ricordo una visita del Don.

L'ago era uscito fuori vena, e il mio braccio era gonfissimo.
Lo trovavo divertente - ma per fortuna lui non rise affatto, e chiamo' la brava infermiera del caso.

Ecco, sto uscendo come al solito dal tema che mi ero immaginato.

Ogni letto aveva un campanello - un sistema per chiamare le infermiere.
Se premevi quel bottone, un 'beep' fastidiosissimo, dal bancone del corridoio, rimbombava in tutto il reparto.
Ok, di quello parlero' un'altra volta.

Torno a quel giorno.

Mia madre non c'era.

Me ne stavo nel mio letto quando entro' una bambina, piu' grande di me, dalla pelle olivastra, capelli corti neri a caschetto, piuttosto corpulenta.
Io, che passavo quasi tutto il giorno in stanza, non l'avevo mai vista.
Non so per quale motivo, ma cerco' di farmi male - inizio' buttando per terra dei miei libri, quindi tento' di picchiarmi.
Il Gio di qualche mese prima era una bestia - il primo a buttarsi nelle risse, nella foga agonistica delle partite di calcio all'oratorio non si risparmiava mai - ma in quel periodo era uno straccio.

Ahime, lo è rimasto ;-)

Mi diedi alla fuga - mi segui' fuori dalla stanza.
Nel corridoio, camminavo il piu' velocemente possibile, provai una paura autentica.

Chiamai aiuto - lo trovai in una delle infermiere.

Ecco: riconosco di sentire ancora un certo disagio con chi ha la fisionomia di quella ragazzina terribile.

7 comments:

  1. Grandissima capacità espressiva!
    Mi è dolce la tua armonia con la vita... Profonda sensibilità.
    Sei una splendida persona!!
    Viola

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  2. Sono stato ricoverato in ospedale solo una volta, anzi due, ma la seconda volta solo per una notte, sospetto trauma cranico, non vomitai e la mattina i miei firmarono per portarmi a casa.

    La prima volta fu durante la prima elementare, sospetta appendicite. Sono un tipo sospetto, lo so, ma ho sempre avuto un alibi credibile, e anche quella volta non riuscirono a dimostrare niente. Un bel culo, lo riconosco.

    Lì qualche flebo me la fecero, più che altro perchè non mangiavo, credo. Per il resto il solito preparato veterinario, che subivo anche a casa, un antibiotico da iniettare di densità simile a quello che mi è capitato di iniettare ad un gatto decenni dopo e un po' di pillole.

    Stavo simpatico ad una infermiera ed uno degli ultimi giorni del ricovero, non credo lungo, mi portò in mensa e mi fece scegliere quale salume affettare. Dopo che per una settimana aveva tentato di farmi ingurgitare pastina in brodo e frutta cotta finalmente un bel panino con la coppa.
    All'ora della medicina della sera, per sdebitarmi, visto che non arrivava nessuno, andai nel locale delle infermiere e presi da solo la medicina dal carrello.
    Tornato in corridoio la vidi, andai da lei e le dissi che non c'era bisogno che passasse da me perchè la pillola l'avevo già presa.
    Divenne bianca in volto, gli occhi sbarrati.
    Mi trascinò nel locale, non so quante volte mi chiese se ero sicuro d'aver preso proprio la pillola dalla boccetta che gli indicavo e non da un'altra. Si rilassò un po' e mi fece promettere di non toccare più niente.
    E io che gli dicevo che l'avevo fatto per evitarle una strada mentre pensavo: "Perchè tutti mi trattavano come un deficiente". Erano giorni che vedevo quel carrello e cosa mi davano.
    Per qualche ora, ogni tanto, venne a controllare nella camerata se mi venissero strani sintomi.

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  3. Cara Viola, sei troppo generosa.
    Oggi ho veramente scritto malissimo, avevo troppe idee in testa, e non sono riuscito a esprimerne bene neppure una.
    Pero' ti ringrazio davvero :-)
    A presto

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  4. Pazzo Marco ;-)

    Eppure in quel tuo gesto vedo tutta la gentilezza, tutta la riconoscenza del mondo.
    Bravo!

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  5. E' strano come raccontare delle sensazioni di quando si era bambini restino così vive e forti nella nostra mente e nel nostro stomaco. Quando racconti di te in questa maniera, riesci a far vivere anche noi quei momenti, quasi da protagonisti e non già da spettatori. Questo è bellissimi, credimi.
    Vorrei augurarti di scrivere, un giorno, anche della tua gioia nella stessa maniera e con la stessa intensità.
    Buona giornata
    Joh

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  6. Joh, è un bellissimo augurio.
    Grazie di cuore.

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  7. Che bei racconti, sia tu che Marco...
    Tranne per la bambina con evidenti disturbi mentali...Pure a me capitò qualcosa di simile, ma in un altro modo.
    Se un adulto è stronzo o altro da piccolo era sicumente altrettanto stronzo.
    Considerazioni personali:)

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