Sunday, 14 March 2010

Il sogno del prete


Sono con una ragazza, che nel sogno sento essere una mia amica, ma che in verità non conosco per nulla.
Entriamo in un convento: stiamo cercando il padre superiore.
Chiediamo informazioni a un frate, che ci indica il suo studio.

Il motivo della mia visita è duplice: da una parte voglio fare una donazione al monastero, la cifra è un milione di euro, e secondariamente voglio una camera nella quale passare la notte.
Entriamo nello studio privato del padre superiore: lo troviamo impegnato a leggere dei documenti: porta degli spessi occhialoni, è un po' trasandato e sudaticcio.
Al nostro ingresso, reagisce con stupore misto a nervosismo: è maleducato con candore, come lo sono spesso gli ipocriti o chi non ha pazienza.
Ci chiede se abbiamo un appuntamento: al nostro 'no' inizia ad elencare le sue molte occupazioni.
Tagliamo corto e facciamo presente il motivo della nostra visita: l'idea del milione deve allettarlo molto, infatti di colpo è gentile.
Ci concede anche una camera per la notte, proponendoci anche di farci visitare il monastero.
Da una porta, lungo un corridoio, vediamo uscire 'Menomale', il ragazzo della mia amica. E' un tipo grande e grosso: rubicondo, capelli riccioli e lunghi.
Mormora poche parole alla mia accompagnatrice, quindi li vedo allontanarsi.
Io e il padre superiore, ora da soli, continuiamo la visita.
Siamo ora nel refettorio: un'enorme sala: pochi tavoli, tutti vicino un bancone, e pareti tanto lontane che la luce delle lampade a malapena le rischiara.
Chiedo qualche informazione: nell'intero convento vivono solo 5 frati e 4 suore: il momento preferito è quello della colazione, quando tutti assieme ascoltano una bella trasmissione alla radio.
La visita continua: in qualche modo, il convento fa parte di un grande ospedale: io e il padre siamo in una grande stanza, con diverse scale. In mezzo, una scala altissima, tutta bianca, s'alza fino a un soffitto che neppure vedo.
Saliamo le scale.
Ogni rampa ha un nome particolare: è il nome di un malessere particolare.
'Solitudine', 'Malattia' ... il padre si ferma al terzo piano.
Mi dice che devo continuare lungo la scala: mi fermerò quando avrò elencato tutte le cause della mia sofferenza.
Mi fermo, esausto, al settimo.
Il nome dell'ultima rampa è 'Silenzio'.

Stanotte ho sognato moltissimo.

Nel secondo sogno che voglio ricordarmi, sono in un bar con 3 amici.
E' curioso: ne riconsoco uno, uno sento che non mi interessa per nulla, mentre il terzo penso di averlo già incontrato, ma ne ho solo un vago ricordo.
E' proprio lui a chiedermi di mostrargli le mie mani: a quanto pare abbiamo qualcosa in comune, ed è nelle mie mani che ne vedrà la conferma.
Mi meraviglio quando vedo, sulle mie mani, tatuato, il mio cognome.
Sorride e mi mostra un tatuaggio simile anche sulla sua pelle.
Quello che ci accomuna non è il nome, ma il fatto di essere entrambi marchiati.
L'amico che conosco bene, mentre parla con noi, scherzando, fa il gesto delle corna.
Da uno dei tavoli vicini, si alza un tipo: quaranta-cinquantanni, vestito da falegname, capelli unti e baffoni neri, barba tagliata male, camiciola a quadrettoni scozzese.
Si avvicina, e senza dire nulla strappa la camicia al mio amico.
Pensa che il gesto fosse rivolto a lui.
Il mio amico, Francesco, protesta, ma gli lascia fare.
Quindi, tornando al suo tavolo, il falegname lo guarda in cagnesco e gli dice: 'Se sei un uomo ti aspetto tra 3 minuti al centro del locale per fare a botte'.
Mi alzo, devo intervenire.
Dico al tipo che il gesto non era rivolto a lui - mi ignora.
Continuo: voglio che sappia che il mio amico è un campione di arti marziali, dico che gli ho visto fare cose assurde - mi ignora.
Vado dal barista: so che il mio amico, se provocato, rischia di combinare un macello.
Io non voglio essere in quel macello, ma vorrei che nessuno si facesse male.
Protesto al barista la mia preoccupazione - mi ignora completamente.
Un gruppo di ragazzi punk, capelli tinti e acconciature ridicole, si avvicina a me minaccioso.
Un biondino ossigenato si piazza davanti a me.
'Vogliamo vedere la rissa' mi dice, colpendomi con forza un braccio.
'Vuoi la rissa? Ti accontento subito'.
Il sogno finisce con quel tizio che vola fuori dalla finestra.

5 comments:

  1. :)
    sogni e metafore..vero..
    fai bene a trascriverli...
    a volte sfuggono via...
    quasi sempre ricordo i miei e sono sempre molto complessi...
    mah

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  2. A me sfuggono via quasi sempre!
    Li scrivo per tornarci magari piu' tardi, e tentare di capirci qualcosa.
    A prestp!

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  3. Ciao Gio, tutto ok?
    Sai, resto sempre colpita dalle parole di chi ti commenta. Moltissime sono commentatrici e sono davvero interessanti ed originali. Vedo che ne hai un sacco e significa che i tuoi scritti piacciono soprattutto alle donne.
    A presto. :-)

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  4. Mia cara Klara, in tutto questo vedo una forma di contrappasso veramente crudele ;-)

    A presto!

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  5. Gio appena ci 'becchiamo, devo raccontarti un sogno...Ti ho sognato!

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