Wednesday, 24 March 2010

Il principio di azione e reazione

Un cretino.

Non c'è altra spiegazione: mia madre, quando ero bimbo, doveva per forza di cose ritenermi un po' stupido, tonto ... un cretino appunto.

Come spiegare altrimenti il fatto che già in prima elementare m'avesse voluto affiancare una ragazza per fare i compiti?

E poco le importava, a quanto pare, il fatto che già in età prescolare sapessi fare di conto: lei era veramente allarmata da certe mie conclusioni a suo dire sconclusionate, al mio scrivere, all'inizio, da bravo mancino, da destra verso sinistra, al mio essere piuttosto ingovernabile, al mio mal sopportare l'autorità, al cercare di fare sempre di testa mia.

La mia incapacità di esprimermi in italiano l'ossessionava: per anni sono dovuto andare a ripetizioni di italiano, per anni ho dovuto vedere i miei scritti corretti, revisionati, snaturati.

Mio padre, che lavorava, come ancora oggi, a ritmi forsennati, accettava la situazione senza protestare: ogni tanto s'infuriava per la mia ignoranza, minacciava di mandarmi 'in collegio', o di nascondermi questo o quel giocattolo - questi erano i miei incubi quando avevo 7-8 anni.

Divoravo libri, per bambini, di scienza, o storia, o botanica, ma lasciavo perdere quello che non mi interessava. Chissa, forse un genitore preferirebbe per un figlio una conoscenza piu' omogenea, un'attitudine piu' moderata.
Beh, la mia attitudine, che riconosco folle già in quel bambino, la mia curiosità insensata per una cosa, il mio disinteressarmi per un'altra, mi sarebbero giunte molto utili nel giro di pochi mesi, quando la malattia avrebbe fatto capolino nella mia esistenza, per restarvi per sempre.

Mio padre era l'autorità remota che solo di rado prendeva le redini, e quelle rare volte faceva molto piu' male che non la somma delle vessazioni continue di mia madre.

Segretamente pero' era proprio con lui che, quando capitava, cioè molto di rado, mi piaceva scrivere, fare i compiti.
Se dovevo parlare di una strada di montagna, con lui la strada non 'saliva', ma si 'inerpicava' - e c'era sempre qualche parole nuova che veniva fuori cosi', parlando di una cosa qualsiasi, fosse anche un nome latino per prendermi in giro ('Asinus aureus').
In cuor suo sapeva bene che avevo preso da lui tutte quelle qualità che mia madre cercava di arginare se non rimuovere in me.

Non voglio dare qui un'immagine deforme dei miei genitori: li amo e mi amano enormemente.
Prima e dopo la malattia, sono stati genitori eccellenti - io piuttosto ero un disastro, troppo vivace, troppo disordinato - il terrore di un numero di famiglie.
Non li avrei cambiati con nessun altro.

Anche a scuola, fino alla prima liceo, ero tutt'altro che un buono studente.

In effetti prendevo pessimi voti nei miei temi, nei miei compiti - pero' capitava che al votaccio, 'quasi sufficiente', s'accompagnasse un commento di sapore diverso 'hai saputo creare una certa atmosfera, ma sei andato completamente fuori tema'.
Quella volta, ad esempio, dovevamo descrivere il luogo dove eravamo soliti giocare.
Figuratevi: era inverno, e il mio giardino era freddo, umido, inaccessibile.
Ne venne fuori un componimento pieno di grigio e gelo, dove non c'era spazio per nessun accenno al 'gioco'.

Certamente mia madre mi temeva.

Ricordo un suo commento, un'apprensione, da mordersi le labbra, prima di cominciare un ciclo di lezioni con un'altra insegnante (ero alle medie): lei si preoccupava che la mia tutrice sarebbe giunta alla 'solita conclusione 'ma com'è intelligente'' e che quindi ancora una volta avrei 'vinto io' in questa nostra lotta.

Minacciavo la sua autorità con la mia curiosità, perfino con la mia frustrazione, e certe mie risposte decisamente dirette dovevano forse preoccuparla.
Un giorno dovevo aver combinato qualcosa di terribile - ero già malato e lei doveva essere veramente esausta.
Sbotto' dal nervosismo un 'Non sei mica un santo!'
La mia replica 'E neanche tu lo sei' mi valse, se non ricordo male, uno schiaffo, ma dovevo dirlo - e lo dissi.

Perfetto: dovevo parlare del principio di azione e reazione, e sono andato fuori tema alla seconda riga.

Mi merito anche oggi un 'Quasi sufficiente'.

8 comments:

  1. Parlando un giorno con un amico, mi disse che ai bambini si dovrebbe lasciare lo spazio per "sperimentare" ogni attitudine, far si che riscoprano in loro il principio "archetipico" della loro natura (disegno, canto, costruzioni, scrittura creative ecc.). Credo non lo faccia quasi nessuno, tutti presi dall'istruirci e far si che si possa avere un futuro, una stabilità economica, uno status rispetto alla società.
    A che pro?
    Da grandi ci si dimentica di quali fossero i nostri desideri, le nostre attitudini e ci si modifica, spesso, in qualcosa di ben lontano dall'"IO".
    Da piccola, alle elementari, quando scrivevo i temi la maestra mi lasciava delle note, una delle quali ricordo bene, in rosso, a grossi caratteri: "a te manca il paracadute". Non ho mai capito cosa intendesse... so che non ho smesso di scrivere a modo mio, con i puntini di sospenzione, usando parole "sonore", divagando a seconda di quello che il cuore in quel preciso istante mi dice di scrivere.
    Non siamo piaciuti agli adulti? .. Poco male. Ben felice che quel bambino che è in me ed in te, continui a vivere a dispetto del mondo.

    Un abbraccio
    Joh

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  2. Eh sì, sei andato fuori tema... tanto per cambiare :D Che strano per te.
    Ma almeno l'italiano l'hai imparato, eccome! Un abbraccione

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  3. Io direi che meriti decisamente un "voto" molto più alto!
    Tu hai vinto la tua battaglia...
    a volte i genitori amano talmente tanto da non comprendere, ma ti amano!
    Sei molto fortunato, ma penso che già lo sai.
    Domani io uscirò dall'ospedale...non sto benissimo e mia madre mi vuole a casa sua con lei...e solamente per lei!
    ciao Gio
    viola

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  4. A me non sembra che tu sia uscito cosi' fuori tema... anche il botta e risposta che racconti alla fine e' una faccenda di azione-reazione... ;)

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  5. Mia cara Colei che, domani spero di restare in tema, e vedrai che il Principio di cui volevo parlare è veramente lampante ... e un po' folle ;-)
    Però confesso che mi piace la tua interpretazione ;-)

    A presto!

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  6. Cara Joh,

    non dev'essere facile per nulla 'insegnare'.
    Specie a ragazzi un po' bizzarri.
    Tra i miei migliori maestri, sicuramente quella che ho avuto alle elementari.
    Ne dovrò parlare.

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  7. Mia cara Selene, se cercavi un virtuoso del 'fuoritemismo' l'hai trovato ;-)

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  8. Cara Viola, non credo d'aver vinto.
    Sono in uno stato di belligeranza perenne, ma dell'amore dei miei genitori, di qualche amico che pure mi ha soprattutto ferito, sono certo.

    A presto e buon tutto!

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