Wednesday, 3 March 2010

Il Jazz Club, il parco e l'orologio

Qui in città c'è un bel Jazz Club.

Una volta la settimana, non ricordo se il mercoledi o il giovedi, c'è una Jam Session.
Per diversi mesi è stato un appuntamento fisso della mia settimana:

'Che giorno è oggi? Ok, allora stasera andiamo al Club'.

Dopo la mia transizione allo stato di entità singola nell'universo, ho smesso di frequentarlo. Cosa mi attendeva in quel locale pieno di fumo e luci soffuse? Il mio orangensaft, servito da quella bella cameriera dai capelli corti e scuri, smise d'improvviso d'essere invitante.

La musica mi parve assordante, e quelle sediole un po' troppo scomode. La calca, un incubo; il dover parcheggiare, portarsi dietro il casco, nasconderlo sotto le ghiacche o trascinarselo fin al tavolino, sciocco.

Non ho mai smesso invece di camminare, salire per i vicoli, scendere i ripidi scalini - c'è un piccolo parco, vicino ai resti di un castrum romano a quanto pare, dal quale si vede la città vecchia, il fiume.

Se penso a questi tre anni, passati in questa città magnifica perchè impersonale, perchè è solo nella solitudine che ti specchi davvero con te stesso, vedo tutta la mia vita.

I primi mesi, hanno avuto la stessa ingenuità dell'infanzia, quando tutto è una scoperta. Proprio salendo a quel parco, mi vidi venir incontro, erano i primi giorni di primavera credo, una banda di musicisti in costume - se ora ci ripenso, torno per un istante il bambino allegro che vedeva i carri di Carnevale scendere in città, chiassosi e colorati. Quel giorno invece fui davvero il bambino che si meraviglia di tutto. Nei mesi successivi vi tornai pieno di lacrime e malinconia, o di flebili eppure folli speranze. Un pomeriggio della scorsa estate mi ritrovai su quelle panchine con una giovane ragazza con la quale avrei potuto cominciare un tandem, uno scambio linguistico tedesco-italiano: quell'unico incontro mi dono' una curiosità rinnovata per mille cose, ma duro' un istante. Vi ho portato qualche amico, si sono sentite le nostre risate lungo il parapetto, abbiamo scattato qualche fotografia vicino la fontana circolare. Tutto questo sembra davvero la mia adolescenza, quel susseguirsi di pensieri attorno a Silvia, quelle distrazioni improvvisate e inutili, quelle estemporanee fuge in nessuna direzione, che mi lasciavano sempre nello stesso luogo.

Adesso vi torno con la calma e la rassegnazione di un vecchio che ha visto morire uno dopo l'altro tutti i suoi sogni.

Ma chi lo dice che la lancetta dell'orologio deve per forza correre sempre nello stesso verso?

5 comments:

  1. che belli i Jazz Club!!! frequento quello della mia città di solito il venerdì e solo lì riesco ad uscire dalla realtà...:)

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  2. Trovo il Jazz molto sensuale, una sorta di voce del corpo, senza filtro; libido fluida ed espressione nervosa finalmente collegati!

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  3. Bella definizione Dautretemp :-)

    Hobina, viva il Jazz :D

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  4. Qui da me niente locali de3l genere ed è un fran peccato. Ti invidio benevolmente. Vorrà dire che verrò a trovarti:)

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  5. Nicole, domenica la minima sarà otto sotto zero.
    Non c'è Jazz al mondo che valga tanto ;-)

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