Tuesday, 23 March 2010

Il cambiamento

Parlo poco di politica in questo mio diario.

Non faccio fatica a identificarne le ragioni principali: la stanchezza di dover parlare sempre delle stesse persone, di dover ripetere gli stessi concetti elementari; la sensazione di impotenza rispetto delle autentiche nullità, il pudore nei confronti di tante libertà avvilite, sprecate, insultate.

Nel panorama attuale, che è lo stesso di 15 anni fa, quando, ragazzino, mi avvicinai per la prima volta alla discussione politica, iniziando a confrontarmi con ragioni diverse dalle mie, e con l'ottusità di alcuni e l'intelligenza di altri, vedo ovunque il trionfo della mediocrità.

Non so se mi faccia piu' andare in bestia il buonismo bigotto di Veltroni, sempre pronto a celebrare 'per sentito dire' chi è stato grande davvero nel passato, e pure incapace di farsi da parte per lasciare emergere chi grande lo potrebbe essere ancora oggi, o l'intelligenza da sempre ottusa di questo vecchio ministri bizantino, D'Alema, talmente pieno di sè da considerarsi necessario in ogni luogo, quando in verità è inadatto per qualsiasi mansione, privo di ogni capacità tecnica e disidratato d'ogni virtu'.

Non voglio parlare della Lega, speranza mal riposta di molti, che è utile alla gente delle regioni del nord quanto un grande fuoco dipinto su una parete in una stanza umida e gelida. Non posso liquidare cosi' il problema vero del nepotismo, delle infinite clientele, che furono immagino alla base della nascita del movimento della Lega nord: mi limito a osservare come oggi questo partito stesso sia diventato quello che non solo criticava un tempo, ma ancora critica, e che sia pericolosamente deviato verso il razzismo piu' stolto.

Il leghista lo immagino berciare nella pubblica piazza, e far di conto nel retrobottega.

Di Pietro, sulla cui onestà spero di non sbagliarmi, lo vedo adatto forse a un posto di assessore in un piccolo comune di provincia, non leader di un movimento a livello nazionale.

Poi c'è il circo del PdL.
Un rigurgito continuo di sparate insulse, gaffes, insulti che non ricordavo nelle precedenti edizioni dello show made in Arcore.
Gasparri, cosi ansioso di servire il suo padrone, si lascia andare, eccitato, a commenti d'una brutalità eccezionale con il questore di Roma 'In coma etilico' per aver stimato in 150 mila, e non millemiliardifattoriale, il numero di gioppini in Piazza alla recente manifestazione. La Russa si improvvisa buttafuori per non perdere posizioni nel ranking dei migliori servi di sua maestà. Frattini se la prende con la Svizzera, democrazia, per la questione spinosa sorta tra Tripoli e Berna, schierandosi di fatto con l'alleato Gheddafi, feroce dittatore.
Su tutti ovviamente lui, il miglior capo di stato dai tempi di Pericle, il difensore della democrazia, il presidente che, per non essere troppo dissimile dai suoi sudditi, si vuole operaio, impiegato, puttaniere: Silvio.
Pero' non voglio parlare io di Silvio.

Domenica ero appunto a un the con dei conoscenti.
Parlavo con questa donna: piu' vicina ai quaranta che ai trenta credo.
Nelle due ore che abbiamo passato assieme, mi sono reso conto che parla almeno 4 lingue: italiano, francese, tedesco, inglese.

Per anni, presentandomi come italiano, ero io, se si andava a parlar di politica, a dover spiegare perchè non sono berlusconiano.
Allora dovevo spiegare dei conflitti di interesse, dei misteriori inizi della sua carriera di imprenditore, delle sue gaffes.
Adesso è diverso.
Adesso la sua fama mi precede.
Dimentichiamoci un attimo di tutti i problemi giudiziari di Silvio.
Lasciamo perdere i conflitti di interesse, le leggi ad personas.
Queste cose non arrivano all'estero.
Quello che arriva, e che fa RIDERE le persone abituate a vivere in paesi normali, sono queste immense cazzate del tipo 'L'amore vince sempre sull'odio', 'Loro sono invidiosi', 'Il giuramento'.

In questo senso si avverte un cambiamento: i freni inibitori ormai per lui sono un ricordo.
E in Italia ci si puo' permettere di non averne, finchè la truppa (Minzolini, qualche amico su cui far pressione per mettere a tacere le voci critiche) è compatta e il cerone non si squaglia.
Ma all'estero ... all'estero passa tutto, e tutto fa scalpore.

Cosa seguirà allo show?

L'imbarbarimento leghista?
La convergenza al centro, con Casini nuovo timoniere?
L'ambizione di Fini si tradurrà in politica?
Un miracolo farà emergere una nuova classe dirigente a sinistra?

Oppure andranno in onda infinite repliche dello stesso, vecchio, ridicolo, cabaret?

Già, perchè per noi Liza Minelli è un miraggio.

11 comments:

  1. Non so che dire... mia figlia, mia nipote e mio genero sono "scappati" dall'Italia. Non so cosa augurar loro. Forse di restare là dove stanno, malgrado la mancanza che sento. Qui non avrebbero futuro (due insegnanti in cerca d'autore...).
    Vorrei andar via con loro ma sono suocera.... Dio ce ne scampi!

    Non ho ragioni per sentirmi orgogliosa del mio paese. Sono orgogliosa delle persone che ancora hanno qualcosa da dire... e non stanno facendo politica.

    Ti abbraccio
    Joh

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  2. Che tristezza! Hai fatto caso che gli ultimi dieci anni sembrano passati in un giorno solo? Io ho una teoria: credo di percepire in questo modo gli ultimi dieci anni perché in realtà non è cambiato nulla! Ci caratterizza l'immobilità, la stagnazione, sguazziamo allegramente nella mediocrità!È proprio come dici tu, l'unico cambiamento è la progressione nel fancazzismo! Vorrei andare... Ma aimé, devo restare! Saluti!

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  3. Caro Gio,
    ci scambiamo? Vuoi vedere cos'è davvero la politica fatta male? Vuoi vedere com'è davvero quando la gente soffre? Quando la gente soffre non per idealismo incrinato, ma perché ha fame!
    Siete uno degli 8 paesi più ricchi e potenti al mondo. Cosa volete di più? Il cielo?
    (Scusami il tono, sai che non è niente di personale, è solo una mia reazione al bambino ciccione che non si sazia mai :) )

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  4. Cara Selene, non devi scusarti di nulla.
    Il tuo commento è molto interessante invece.
    In Italia sicuramente si sta bene rispetto che in molti altri paesi.
    Ma il malcostume dilagante, un razzismo che si fa via via piu' 'culturale', sono aspetti che destano la mia preoccupazione.
    Non dobbiamo accontentarci: il 'di piu'' non è il cielo, è a portata di mano secondo me.

    A presto :-)

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  5. Il "cabaret italiano" come lo chiami tu, lo vedo duro a morire. Servirebbe fare "tabula rasa", e cominciare con piu' partecipazione, informazione, coscienza e cultura da perte del cittadino. Ti sembra possibile? Se si, in quanto tempo? E per quanto tempo, anche? La storia ci insegna che... ci insegna poco. ;) Basta una piccola variazione nello schema degli eventi e le difese "democratiche" dei cittadini di qualsiasi nazione sembrano cedere in pochi anni. Ma forse sono solo una pessimista. :P Ciao!

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  7. l'unica cosa che non capisco e: perché cavolo all'estero ci sono arrivati e qui no??? perché qui questa gente continua a prendere voti???

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  8. Cara Joh,

    il problema l'hai proprio ben definito: in Italia chi 'vale' non fa politica.
    O ne è disgustato, o ne è comunque escluso da questi predoni.

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  9. Cara Dautetremp,

    non si lascia l'Italia senza dover rinunciare a qualcosa ... e se si ha qualcosa di irrinunciabile è bene rimanere.
    A presto :-)

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  10. Cara Colei che, adesso è solo questione di capire in quale brace andremo a cadere.

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  11. Calendula, la differenza la fa la stampa.
    Non puoi permetterti certe bassezze se la stampa non te le perdona.

    Un abbraccio, e viva il Cello :-)

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