Monday, 8 March 2010

Gli errori e tutto il resto

Qualche settimana fa mi è capitato di offendere, senza volerlo, un mio caro amico, con il quale mi conosco da anni e cui devo molto.

Nei momenti difficili e bui, quando prima i problemi di vista, poi quelli di cuore minacciarono perfino i miei studi, mi diede coraggio.

Nei mesi in cui smisi di frequentare, perchè ormai era una parodia andare a lezione e non vedere nulla alla lavagna, mi consiglio', anche se ormai lui aveva scelto un indirizzo diverso dal mio, cosa fare, cosa imparare, come muovermi insomma.

Ricordo benissimo ancora la serata che cambio' la mia vita.

In quei giorni, consigliato da alcuni membri dell'università deputati ad aiutare gli studenti con qualche problema di salute (ai tempi ero molto piu' in difficoltà che non ora), stavo per accettare di fare la mia tesi presso un istituto esterno, un'agenzia governativa.

Avrei dovuto monitorare-modellare l'inquinamento acustico causato da un qualche aereoporto se non ricordo male.
Mi presentai a un meeting informale con i responsabili del progetto.
Ne rimasi piuttosto deluso: quella non era fisica, somigliava di piu' a politica.
Il mio referente, durante il nostro incontro, fece un riferimento, scherzoso, a un suo conoscente che, avendo fatto delle scelte sbagliate, in senso politico, aveva fatto 'una brutta fine', in senso occupazionale. Lasciava intendere d'essere stato responsabile della cattiva sorte di questo misero.

Probabilmente ho la fisionomia del bravo ragazzo mansueto, di quelli timorati del potere, di quelli cui raccontare queste storielle per glorificarsi.
Mi è capitato anche altre volte: sentirmi raccontare, con vanità, dell'abuso del proprio potere.

L'effetto che ha su di me è esattamente l'opposto di quanto non inteso da questi politicanti: ascolto, per sentire fin dove s'inabissa la dignità di chi ho di fronte, non dimentico nulla e prendo le mie risolute decisioni.

In me vedo davvero l'unione del sangue del ramo paterno di quello materno della mia famiglia.
Dal primo ho preso l'intransigenza, ma non l'incapacità di gestirla, nè ovviamente la forza.
Dal secondo la prudenza, ma non spinta a quell'eccesso che la sfuma in immobilità.

Purtroppo in quella circostanza ero talmente messo male che lasciai intendere che avrei seriamente preso in considerazione l'ipotesi di scrivere con loro la mia tesi: ero di fatto uscito dall'ambiente universitario e non sapevo che pesci pigliare.

In questo scenario confuso e approssimativo, mi aiutarono in modo determinante due miei cari amici. In quei tempi non era raro che ci trovassimo a casa mia, la sera, per mangiare, scherzare, discutere.

Cercando un po' di entusiasmo, presentai loro dei miei progetti.
Non fui forse molto convincente: la loro reazione fu schietta.
Furono entrambi molto diretti: mi sconsigliarono con decisione di gettare la mia laurea alle ortiche, elemosinando, di fatto, una tesi quando avrei potuto trovarne una ben piu' valorizzante con solo un poco piu' di tenacia.

Seguii il loro consiglio, e devo riconoscere che fu un ottimo consiglio.

Finisco questo racconto e mi rendo conto di non aver minimamente parlato di cio' che intendevo.

Beh, sarà per un'altra volta.

3 comments:

  1. Qualche volta siamo noi stessi a portarci fuori strada e altre volte sono gli altri a riportarci a casa...

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  2. :) hai seguito il flusso della tua coscienza...
    qindi, va bene così...
    un abbraccio

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  3. Capita...l'mportante è capirsi, parlare, comprendere e comprendersi...ma deve valerne la pena.:)

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