Friday, 26 March 2010

Esprimere o tacere?



La mia scelta è sempre stata: esprimere, almeno con alcuni, cio' che non è scontato, tacere, con tutti, quello che è ovvio.

Non qui, è evidente, dove riesco a buttar fuori tutto il malessere che accumulo, dove ne delimito la sagoma con tutta la precisione di cui sono capace.
Qui do libero sfogo a quel dolore che invece tengo nascosto, piu' o meno bene, nella vita di tutti i giorni.

Il Gio che incontreresti all'ascensore, o è un po' taciturno o è ilare - comunque non dice mai molto di sè.

Adesso, ad esempio, sarà per la primavera, sarà per centomila motivi - nessuno dei quali è valido - sono ilare.

Incontro una persona che mi sembra un po' giu' di corda?
La devo far ridere a crepapelle - e ci riesco sempre.
Incontro un collega che non vedo da tempo?
L'ultima del Berlusca è l'occasione giusta per una battuta, per un po' di satira da espatriati.
Perfino a una domanda precisa, posta con serietà, un 'come va la vita' non superficiale, la schivo con qualche metafora matematico-informatica di bassa lega, e tutto finisce in una risata.
(mi vergognerei a riportare qui precisamente la mia digressione sul debugging del mio codice scritto in G, un linguaggio che per scrivere il solito 'Hello, World!' richiede la chiamata di 47 funzioni e di cui si aspetta presto l'upgrade a G++ ... ma non era poi cosi male se condiviso da uno che fa il mio lavoro ;-) ).

Non sono - non siamo mica degli idioti.

Riconosco a me, e a quasi tutti in verità, una dignità autentica - il diritto, se cosi posso dire, ad essere 'diversi', ad avere una sensibilità particolare e unica, una fragilità intima da non violare - le mie 'ovvietà'.

Per me lo sono, sono a me naturali, scontate, come il mio nome, come le contrazioni del cuore, che non controlliamo direttamente ma che ci danno la vita.

Ecco perchè taccio l'ovvio: perchè non potrei mai sopportare l'umiliazione di vedere le mie diversità, la mia sensibilità, soprattutto la mia fragilità brutalizzata dal senso comune.

Io sono diverso - nel corpo, terribilmente diverso, nell'anima, nel cuore anche.

Non potrei sopportare oggi, a 30 anni, molti dei quali passati non esattamente in un parco giochi, di vedere tutto quello che in me amo, tutto quello che mi è costato una fatica enorme, dileggiato, insultato, non compreso.

Ho sempre ritenuto questo mio nucleo protetto perchè non l'esprimevo a parole.
Pensavo che se nessuno l'avesse conosciuto, sarebbe stato impossibile esporlo a pericoli.

Mi sbagliavo.

Adesso basta pero'.
Ne ho piene le palle di me stesso.
Devo almeno darmi una mossa: ci saranno delle mie simili in questi dintorni, no?
Ci sarà qualche fanciulla che vuole ridere - e che possa nutrirmi delle sue risate, no?

Mi sembra di aver già sentito questa storia centomila volte.

Repetita iuvant dicevano un tempo.

6 comments:

  1. ci sono, kleiner. non cercare però. prima o poi ne vedi una dove meno te lo aspetti.

    o meglio: sarà LEI a vedere te!

    io ci credo. fermamente.

    love, mod

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  2. Finalmente!! Mantieni il più a lungo possibile questo stato d'animo Gio! E se ti senti di vacillare.... scrivici!! :o)))

    Buona giornata
    Joh

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  3. Sai mia cara Mod, credo che la prima caratteristica che una persona debba avere, per essere mia amica, sia un certo 'coraggio'.

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  4. Cara Joh, è un proponimento piu' che uno stato d'animo.
    Non riesco a dormire, e non è bello star li nel letto, girarsi e rigirarsi, e finire sempre per pensare alla propria solitudine.
    Glaciale.

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  5. Bravo Gio!!!
    Siam qui apposta noi altri... E poi vedrai che arriverà davvero in carne ed ossa... arriva, arriva... Eeee se arriva...

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  6. Quante volte te l'ho detto? Esci dalle tue parantesi tonde invisibili. Prevenire non permette di vivere , puo' darsi soffrirai, rimarrai deluso, ma provaci almeno...Buttati!

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