Monday, 29 March 2010

Duemila metri, parte prima.

Ho smesso di andare in moto una decina di anni fà - ormai vedevo malissimo, non me la sentivo proprio piu', per quanto mi fosse utile, per quanto mi facesse sentire almeno una parvenza di vita, di rischiare di farmi male, o di farne ad altri.

Una volta sistemata la mia situazione oculistica, un nuovo fastidio, un modesto effetto collaterale di ogni vitrectomia credo, per la luce del sole mi fece inizialmente esitare, e la paura di potermi fratturare facilmente le ossa mi consiglio' di abbandondare definitivamente ogni velleità in tal senso.

La mia prima moto, una vecchia enduro Honda, enorme, cattiva, pesante, dorme ancora nel garage di casa mia, dove il mio ultimo viaggio con lei, che non ricordo, la ricondusse un giorno lontano.
La copre un'enorme federa - la protegge dalla polvere, dall'umidità, ma un giorno, chi lo sa, forse me ne infischiero' che non è piu' assicurata, e la faro' ruggire ancora una volta.

Dovro' per forza parlare delle autentiche pazzie che ho fatto in sella a quel fulmine bianco-rosso, delle paure che ho volutamente cercato, e a volte vinto, dell'entusiasmo che ho rincorso, e a volte acciuffato, e delle delusioni che non sono riuscito mai a scacciare del tutto.

Ma adesso voglio parlare del recente passato che arriva a confondersi con il presente.

Contro il parere sensatissimo di quasi chiunque, un paio di anni fà, sono tornato in moto.

I genitori mi consigliavano una bici elettrica, al limite uno scooter, alcuni amici mi elencavano tutti i modi in cui mi sarei potuto fare male - mia sorella invece era piu' compiacente, anche se a monosillabi, o brevi slogan: in definitiva il mio unico ostacolo sarebbe stata la visita di abilitazione - che superai perfino brillantemente.

In moto ...

Dovevo tornarvi, dovevo cercare, almeno, di seminare i miei problemi, dovevo smettere di pensare a lei, dovevo concentrarmi su altro - e invero, quando si corre su e giu' per tornanti a strapiombo sul vuoto, ci si concentra per forza di cose.

Mi meraviglio di quanto sono stato sconsiderato.

Ovviamente comprai subito un casco nuovo, e dei nuovi guanti di stoffa, ma per il resto, non avevo nessun tipo di equipaggiamento.

Non una giacca, non una tuta, non degli stivali.

Oggi, che non esco senza la mia giacca, i miei guanti un po' piu' protettivi, ho avuto modo di verificarne l'utilità in stupidi incidenti, mi rivedo e mi stupisco della mia approsimazione, del mio incedere un po' a casaccio.

E capisco lo stupore di quei due tizi cui chiesi informazioni, quel giorno.

Mal di testa oggi, forse continuo stasera.
(nella foto Stefan Everts, uno dei piu' grandi campioni di moto-cross di sempre).

1 comment:

  1. il coraggio premia...alle volte volere fortemente qualcosa, aiuta a superare gli ostacoli che si frappongono...Hai fatto bene.

    Questo è per te:
    http://www.youtube.com/user/jwcfree#p/u

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