Friday, 26 February 2010

Una notte piena di sogni

Ho sognato Alice - sarà che proprio qualche giorno fa le ho detto, in modo non proprio esplicito ma che ha capito bene, che è bellissima.
Al solito un sogno ultra decente - in pratica le parlavo di cosa lei significhi per me - una musa, lo splendido concentrarsi di qualità meravigliose in un solo essere vivente. Lei ascoltava, un po' lusingata e un po' sorridendo per un uomo, piu' adulto di lei di qualche anno, eppure ancora piccino.
Una persona in gamba.

Poi ho sognato un'amica - veniva a trovarmi a casa mia, mentre io stavo passando l'aspirapolvere.
Si propone, nel sogno, di aiutarmi - ma nota come il motore perda colpi, e soprattutto come il sacchetto sia colmo, e che quindi sia inutile faticare tanto: non sto pulendo per nulla casa mia, sto solo dannandomi l'anima in un vano tentativo.
Cosa bizzarra: lei si è portata dietro un potentissimo elettrodomestico che potrebbe fare al caso mio, ma è senza sacchetto.

Nel sogno catastrofico della notte, che non puo' mancare, sono la solita divinità vendicatrice - purtroppo, nonostante la mia ferma intenzione di raggiungere una certa città per compiere il mio compito, ho dei grossi problemi di orientamento, e mi perdo su una montagna sdrucciolevole. Precipitato a valle, chiedo un passaggio a un automobilista.

Nell'ultimo sogno sono, ancora una volta, nella casa dei miei nonni.
Ultimamente torno spesso in quel luogo che, nella vita reale, tendo ad evitare, prendendo magari una strada piu' lunga, o guardando da un'altra parte quando per forza di cose ci devo passare. I miei nonni sono morti 15 anni fa, ma nei miei sogni quella è ancora la loro casa, e mio nonno è ancora seduto in poltrona, nella penombra e nella staticitià dei suoi ultimi anni.

Questa volta pero' nel sogno non ci sono i miei nonni.

Ci siamo io, mia sorella, una mia amica e i suoi due figli.

Alcuni dettagli nel sogno non corrispondono al reale.

Lei è sul tetto - nell'ampia terrazza che era interdetta, non so per quale motivo, a noi bambini. Sta ascoltando un po' di musica Jazz, è un po' triste e molto dolce, proprio come quella melodia.

Il piu' piccolo dei bambini ha 6 o 7 anni, ed è il suo compleanno.
L'altro è un po' piu' grandicello, e in silenzio, guardando verso l'alto, da dove arriva la musica, pensa a sua madre.

Siamo in giardino io, il piccoletto e mia sorella.

'Oggi è il tuo compleanno, e ti faro' due regali' dico al piccolo.
'Prima ti insegnero' a volare, e poi la magia'.

Nei miei sogni spessissimo ho la capacità di volare - non sono sempre in grado di controllare perfettamente i miei movimenti nell'aria, ma è sempre bello l'istante in cui 'decido' di volare e mi sollevo da terra.

In qualche modo, semplicemente mostrandogli come faccio a volare, impara.

Dopo un breve volo sopra la città, torniamo in giardino.

'Adesso ti insegnero' la magia'.

Mia sorella è tutta orecchie 'Lo sai che io non conosco la magia?' dice al piccolino 'magari la posso imparare anche io!'.

Apro le mie mani, ne mostro il palmo, tiro su le maniche della mia camicia fino al gomito.


Quindi richiudo a pugno, lo agito un po': un fumo grigiastro si sprigiona tra le mie dita. Quando riapro le mani, ecco comparire una sfera dorata.

Spiego al bambino che quella sfera è magica.
Gliene faccio dono e aggiungo che quando lui la lascera' cadere per terra, andrà in mille pezzi, e si liberarà un vapore che ascolterà i suoi desideri, che si avvereranno.

3 comments:

  1. ...vabè...ora chi è quello bello?!?

    :) love, mod

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  2. mi presteresti i tuoi sogni qualche volta?....
    Sono bellissimi

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  3. Quelli di stanotte sono stati un po' orribili, preferisco tenerli per me ;-)
    A presto!

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