Thursday, 4 February 2010

Sciocchezza

Oggi ho portato la mia motocicletta dal meccanico, per il già programmato tagliando dei 18000 chilometri. D'inverno la uso poco, non tanto per il freddo, quanto per la neve, che qui, specialmente a Gennaio, è consuetudine.

Poco fa mi ha chiamato il meccanico, con il quale ormai ci conosciamo da due anni - la porto sempre nella stessa concessionaria dove l'ho comprata: tipica cortesia di questa zona di mondo, tipici prezzi salatissimi.

Karl mi suggerisce di cambiare entrambi gli pneumatici - in effetti, specialmente il posteriore, è molto liscio, e si slitta con troppa facilità in accelerazione. Mi aspetto un bel salasso sostanzioso, visto che devo anche cambiare la catena. E chissa, forse pure le pastiglie dei freni?

In questo periodo, mi ha detto, non hanno molto da fare - la moto sarebbe pronta già oggi, ma solo domani arriverà un pneumatico anteriore adeguato - 'it's not a problem, I'm not really using it a lot in this period'.

Eppure, viaggiare d'inverno è meraviglioso.

Mi immagino la grande Foresta Nera, dove sono stato alcune volte la scorsa estate, e scusate il gioco di parole, e la vedo tutta bianca e soprattutto non affollata come nelle giornate di luglio. Mi ricordo quella volta, faceva caldissimo - dopo aver cercato in ogni modo di perdermi, finii per fare colazione all'ombra di alti pini, pochi passi dentro un bosco che non trovero' mai piu'. Magari tra un paio di settimane, se non fa troppo freddo mi perdero' ancora una volta ...

Il brutto di andare in moto è che, dato l'equipaggiamento ingombrante (casco, guanti, tuta, giacca, stivaloni da far sembrare quelli da cow boy dei mocassini - e di ogni componente dell'equipaggiamento posso testimoniare l'utilità ...) non si riesce a camminare che per poche centinaia di metri - me ne rammaricai specialmente quella volta che avrei voluto seguire un bellissimo sentiero sassoso che costeggiava un torrentello da un lato e una ripida parete dall'altro. Era già primavera credo, ma attorno era ancora ghiaccio su una stradina che saliva, all'ombra, e neve sulle cime attorno a me. Con la memoria torno all'anno scorso, quando, portando fuori un amico che aveva da poco preso una moto, ci spingemmo fino uno dei pochi passi alpini già aperti. Per arrivare, attraversammo un lago, ancora in parte ghiacciato, su un ponte lunghissimo. Ne rimanemmo estasiati entrambi. Penso mi sia grato per avergli passato questa mia passione.

Il primo tagliando è dopo 1000 chilometri, poi si succedono, regolarmente, a tutti i multipli dei 6000. Se per caso la moto ti è caduta, perchè l'avevi parcheggiata male, in salita, e si è stortato un po' il manubrio, la porti da Karl - in un attimo te la rimette a posto, e non vuole neppure essere pagato. Con un pieno fai circa 200 chilometri - e una controllatina al liquido di raffreddamento, alla corsa dell'accelleratore, alla catena non costano nulla.

Lo confesso: la mia giacca, è una giacca da donna ... e per indossare quegli stivaloni, con il mio numero, devo mettermi 3 paia di calze e .. emh ... un asciugamano attorno alla tibia, altrimenti ciurlo nello stivale in modo preoccupante ...

La scorsa estate ho smesso prestissimo di usarla 'sul serio': di ritorno da uno dei miei viaggi, incontrai un traffico terribile - a una cinquantina chilometri dalla città, e giunsi a casa sfinito, fisicamente al limite. Otto ore di viaggio, veramente troppe. Era agosto, e il caldo mise veramente a dura prova il mio fisico già indebolito, non solo dalla malattia, ma, in quelle settimane, da una mestizia piu' intima di quanto non sia il male, piu' alienante che non tutte quelle bizzarre caratteristiche che allontanano gli altri da me.

Ma se lascia da parte i passi alpini, le gite in foresta o sui grandi laghi, non rinunciai a trotterellare qua e la, nei quartieri della città che sfumano nelle foreste, dove capita di incontrare animali selvatici e grassocci gatti domestici nello stesso istante.

Cosi' senza tuta, senza stivaloni, parchiaggiata la moto, mi avventuravo, di notte come di giorno, nella macchia silenziosa, nei cimiteri cosi' ricchi di pace, nelle vie deserte tra i diversi dipartimenti immersi nel buio.

Amo i cimiteri, luoghi nei quali capita alle volte di trovare, condensata in una frase, tutta l'esistenza di un essere umano.

No, non sono un maniaco dei cimiteri nè un culturo di chissa quale strana divinità pagana, tranquilli.

All'estremità orientale della città, su una dolce collina, potresti trovare questo grande 'friedhof'. C'ero stato la prima volta per caso: avevo preso un tram, senza alcun piano se non quello di sognare un po' ad occhi aperti, ed ero arrivato fino al capolinea. Li entrai in quello che sulle prime mi era parso un parco, e che invece era un giardino - mi piace sempre ricordarmi come 'paradiso' significhi 'giardino'. Quel giorno trovai qualcosa che mi piace sempre tornare a vedere quando sono un po' giu', e non riesco a credere a nulla.

Ecco perchè ci sono stato quest'estate.

Seguimi.

Non ricordo mai esattamente la strada da fare.
Si entra, si segue a un certo punto il sentiero a sinistra mi pare.
Si avanza, lentamente per forza di cose, li non ha piu' senso il tempo, tra le lapidi e i fiori. I vialetti sono molto ben tenuti, non mancano tutti i colori piu' belli tra quei petali. In alcune statue trovi la pietà che dovrebbe avere un dio padre per i suoi figli mortali, in altre la tristezza infinita, eppure dolce, della madre che ha perso un figlio bambino.

Questa è la lapide che piu' amo.

Non sembra diversa da tutte le altre, ma guarda con piu' attenzione.

E' semplicissima.

Un nome di uomo, un nome di donna.
Sotto, o sopra, non ricordo, due cuori stilizzati, sovrapposti l'uno all'altro.
Nessuna data, nessun cognome.

Che sciocco che sono.

Ogni volta che ci passo davanti mi viene da credere che quell'amore è esistito prima addirittura che quei nomi fossero pronunciati, e che esisterà sempre, finchè un uomo, o una donna, passerà li davanti, ed avrà un pensiero simile al mio.

Lo pensavo anche loro secondo me.

8 comments:

  1. Comprendo lo stupore provato di fronte alla natura che si offre nel suo splendore, rivelando ardue salite e dirupi dilavanti nel viola delle forche celesti. A questo proposito non vedo l'ora di tornare sui Sibillini e salire fino alle creste del redentore per "toccare il cielo con un dito!!!Ti passo il nome di questo luogo che ricorda il Tibet,se vuoi su internet c'è anche la webcam (Castelluccio di Norcia).
    E'stato piacevole leggere i tuoi pensieri!!

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  2. "In alcune statue trovi la pietà che dovrebbe avere un dio padre per i suoi figli mortali"...

    E' il "Dio-inside". A volte traspare nell'Uomo. A volte tutto il contrario...

    Ciao.
    :)

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  3. Le statue, tanto immobili quanto capaci di parlare a noi comuni mortali. La loro espressività, a volte così forte, mi affascina e contemporaneamente mi spaventa un po'.

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  4. mi hai fatto ricordare un episodio della mia infanzia. Un giorno nascosi nell'incavo di un albero una casetta e una pila. Chissà che fine avranno fatto. Mi trasporti...

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  5. Patri, buon viaggio allora :-)

    Penso, Milo, che alle volte è proprio un dialogo tra sordi e muti quello circa la divinità - qualcosa che si vuole spingere tanto lontano da non poter vedere, temere, capire. E invece, come dici tu, è proprio 'inside'

    Angela, condivido.

    Nicole, sei sempre benvenuta :-)

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  6. Domenica scorsa sono andata al Cimitero Monumentale. C'era il sole, ma giusto per ingannarti: dopo mezz'ora avevo già le mani rosse dal freddo. Penso che ci andrò anche questa domenica. Ho bisogno di vedere le tombe illuminate dal sole al tramonto, sentire la pace fuggente, e i bisbigli intimi tra me e i sepolti. E di lasciarmi andare nella mia tristezza fino a traboccare nei miei occhi.

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  7. Ich hab dich lieb, Kleiner
    :)

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  8. Ich auch :-)

    Selene, io ci vado domani.
    So camminare molto lentamente quando serve.
    Adesso serve.

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