Friday, 5 February 2010

Raccontare una storia

Mi piaceva raccontare storie a mio fratello e ai suoi amici, ancora bambini, quando capitava che si fermassero nella nostra casa, in montagna. Tutto accadeva la sera, prima di addormentarsi, quando, filtrata dalle persiane, la luce dei lampioni, illuminava coriandoli di una tonalità tenue e quasi spettrale sul soffitto, e i fari delle auto, che passavano di tanto in tanto nella strada, disegnavano strane traettorie che giravano su tutte le pareti.

Ovviamente, tutte le storie erano a contenuto horror - ed era troppo facile usare proprio quelle auto che passavano come elementi della storia (ecco, questo è l'assassino che sta scappando, e lascia il cadavere ancora caldo della sua vittima nel bosco, dove un erscusionista, per caso, domani lo troverà già beccato dagli uccelli, irriconoscibile per i morsi e i graffi degli abitatori invisibili della macchia ... magari saremo proprio noi a trovarlo!). E se quel giorno, durante la passeggiata, avevamo visto qualcosa di bizzarro, un vecchietto a passeggio con un bastone, un telefono che squilla al maneggio, frasi in dialetto stretto - tutto è bizzarro abbastanza agli occhi dei bambini - ecco ancora qualcosa cui far riferimento.

Il vecchietto diventava il guardiano del cimitero maledetto, il telefono era un segnale convenuto per far scattare una trappola, la frase indecifrata un messaggio in codice per qualcuno nascosto chissa dove.

Quando siamo bimbi, tutto è gigante, perchè tutto è verosimile.

Poi cresciamo: accumuliamo delusioni, patiamo dolore, soffriamo rinunce, ed ecco che non riusciamo piu' a credere a nulla, ed ecco che dobbiamo inventarci un'Alice lontana per non voler rischiare con Giulia, Margot, Anna ...

Se Alice vivesse qui, e non a centinaia di chilometri, non cambierebbe nulla, avrei la stessa ritrosia, la stessa rassegnata certezza di dispiacere e la medesima paura di non amare. Certo che la sua bellezza è strepitosa, non credo d'averla mai neppure intravista in altre ragazze nella loro quotidianità, chissa quante 'Alice' ci sono al mondo ... forse poche, forse davvero lei è unica.

Ok, qualcosa cambierebbe: il nome.
Tornerei a Silvia, o Diana, o Anke - tutto purchè remoto (... e strano ...).

Torniamo a noi.

Ho raccontato altre volte storie, ne ho scritte alcune.

Ieri mi è venuta voglia di scriverne una qui.

La storia di Zalmoxis

Piccola nota: Zalmoxis è il nome di una importante divinità dacica, e questo nome mi piace per la sua struttura, per cosi' dire, circolare - quella 'x' finale che richiama alla memoria l'iniziale 'Z', e quel salire della sillaba 'Zal', quel precipitare sul 'mo' per poi riproiettarsi in alto sullo 'xis' finale mi affascina.
Sto veramente parlando della musicalità di un nome? Vabbeh.

Mi sono fermato un attimo.

Per Zalmoxis stavo pensando a un prigioniero, recluso ingiustamente in un bagno penale, che fugge in seguito a una rivolta. Pensavo di ambientare il racconto in una dimensione fantastica, somigliante per certi versi al nostro mondo classico, quando in ogni uomo dimorava il timore per gli dei, e la scienza e la magia si confondevano l'una nell'altra.

Poi mi sono accorto che era venerdi notte.

E che ancora una volta lo stavo passando da solo - telefono muto, nessuna e-mail, se non di quelle mandate all'intera mandria.

E' triste - e mi rammarico: sono un incapace.

Non voglio la compagnia di nessuno che conosco, nessuno di quelli che mi sono capitati vicini mi interessa, soffro anzi la loro stessa presenza, pur amandoli quasi tutti. Tra chi mi è vicino e non conosco, c'è qualche fanciulla con la quale giocherei volentieri, e che quindi non avvicinerò mai a distanza umana.

M'ha incuriosito su tutti una persona, che non so neppure se è più qui e che se dovessi, definirei come semplicemente irraggiungibile, e non perchè 'bellissima', ma perchè completamente sfiduciata.

Non sono stato capace, in tre anni, di trovare un'amica con la quale passare un venerdi sera malinconico - e vadano al diavolo gli imbecilli che malignano sull'impossibilità di un rapporto di semplice amicizia tra uomini e donna.

Non sono ossessionato dalle fanciulle.

Il fatto è che io detesto gli uomini: ne conosco parecchi e troppi sono delle nullità per non farmi venire nausea di tutti.

Prima di detestare anche le donne, mi auguro di conoscerne qualcuna, e non essere quindi vittima di un pregiudizio ancora più ampio di quello che già ora mi ottunde i sensi.

Nausea.

Nausea di questo mondo, che arride agli scaltri e irride i puri, premia chi non si scandalizza di usare gli altri, e dimentica invece chi degli altri ha pudore e premura (ho il buon gusto di non riferirmi a me).

19 comments:

  1. Gio, io capisco il tuo sentirti "solo" pur amando la solitudine, ma secondo me su questo incide la distanza dai luoghi dove sei cresciuto che sono le tue radici, quelle radici che non ti tradiranno mai.
    Capisco bene la tua "difficoltà" a trovare persone con le quali sentirti tranquillo e sereno e soprattutto sempre te stesso con i tuoi umori, le tue malinconie e le tue sofferenze invece di fingere un'allegria per essere "accettati".
    Questo l'ho vissuto anch'io pur non avendo problemi specifici ma il sentirmi diversa, troppo diversa dagli altri mi hanno fatto diventare selettiva e anche se sono diventata una carta moschicida dove tante moschine mi si appiccicano addosso io mi sento lo stesso sola perchè non uniformata.
    Viva la diversità, sii orgoglioso di te e vivi per te stesso perchè nonostante i nostri sforzi non troveremo mai quancuno simile a noi se lo cerchiamo con forza.
    "Ci penserò domani" diceva Rossella O'Hara in Via col Vento perchè domani è un altro giorno. Ti abbraccio.

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  2. Tu non parli solo della musicalità di un nome, tu sei musicale in tutto quello che scrivi. Riesci a catturare il lettore, il quale vorrebbe che i tuoi scritti non finissero mai.. Ancora i miei complimenti.

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  3. Gio, io vedo che hai un sacco di commentatrici donne. Guarda ad esempio Angela che starebbe ad ascoltarti per ore...
    E' indubbio il fatto che sai esprimere qualcosa che attrae il femminile, quindi non comprendo questa tua sfiducia nel trovare "l'amica" con la quale condividere la tua intimita'.
    A meno che questa tua caratteristica non emerga solo nel virtuale, ma questo puoi saperlo solo tu.

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  4. Cara Marisa,

    i miei luoghi natali non mi mancano, torno raramente e subito mi viene voglia di ripartire. Ho li poche persone care, ma li mi sento pesce fuor d'acqua più che qui, dove posso essere malinconico senza timore di tediare qualcuno. Oggi comunque sto già bene, evviva :)

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  5. Grazie Angela :-)
    Oggi magari inizio a raccontare la storia di Zalmoxis!

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  6. Mia carissima Klara,

    io sono 'così' come mi si legge qui, o meglio, nella vita 'reale' ho una caratteristica che qui non emerge forse, ovvero l'ironia :-)

    E ovviamente, nella realtà, sembro una persona malata.

    La mia vita è piena di persone che mi hanno voluto bene, che mi hanno espresso giudizi fin troppo generosi perchè vi possa credere davvero.
    Agli amici dai quali ho deciso di allontanarmi, non senza buone ragioni, manco.

    Ecco allora che questa dissonanza diventa dirompente.

    C'era questo professore universitario - mi conosceva benissimo.
    Finito l'anno con lui, non mancarono occasioni di rivederci.
    Quando eravamo in gruppo, salutava sempre tutti, e viceversa mi ignorava.
    Ok, non ero stato il suo studente migliore, nè lui il miglior professore se devo essere sincero, ma mi meravigliava il suo non vedermi proprio.
    Poi conobbi un suo pupillo, ne diventai amico.
    Un giorno per caso gli dissi di come mi ignorasse.
    Lui mi rispose, semplicemente, che era una persona con paura delle malattie.

    Comunque mia cara: ora è sabato mattina, sto ascoltando un buon disco, ho appena preso una tachipirina.

    Sto bene.

    Un abbraccio :-)

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  7. Ciao Gio, bel post. Peccato che... non hai finito di raccontarci di Zalmoxis! ;) Il nome mi piace, e veddiamo come se la cava in questa rivolta. :P
    Il mondo reale e' spesso "sporco", violento e falso, ma c'e' sempre un bimbo buono e ingenuo che lo salva dalla distruzione totale da parte di un'entita' superiore... ;)
    Anche a me paice raccontare storie, ma ho sempre saputo farlo molto, molto meglio in maniera scritta. Complimenti a chi riesce ad affscinare un amico raccontando una storia prima di addormentarsi.
    Ciao!

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  8. Se ti consola un po', non eri l'unico a sentirti solo ieri sera. Mi sentivo così sola che mi pareva di essere paralizzata. Potevo stare immobile in una posizione scomoda per ore, guardando in un punto senza nessun significato, per paura di non perdere la percezione della mia propria presenza. Disperata.
    Tutto passa... :)

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  9. Klara, stavo pensando di rapire il nostro gio per un paio di settimane - tu ed io assieme.

    :) achtung, kleiner!

    with love, mod

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  10. Cara Colei che,

    oggi non sono stato benissimo, ma sto pensando a questa storia.
    Forse stanotte inizio a scriverla.
    Grazie :-)

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  11. Giusto Selene, tutto passa.
    Grazie, Tachipirina! ;-)

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  12. Oggi sto già meglio Mod, certo che se posso contare su due numi tutelari come te e Klarissima mi sento già in paradiso ;-)

    Un abbraccio!

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  13. Bene, un altro sociopatico! :D

    Baci,
    LL

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  14. In effetti io qui mi sento benissimo :-)
    Si incontrano qui esistenze diversissime eppure accomunate da qualcosa.
    LA PAZZIA :D

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  15. Marisa said...
    ben detto, Klara!!!!


    Grazie Marisa. Mi spieghi pero' perche' il tuo blog e' diventato improvvisamente inaccessibile per chi non ha l'invito? Non lo posso piu' leggere e questo mi spiace.


    modesty said...
    Klara, stavo pensando di rapire il nostro gio per un paio di settimane - tu ed io assieme.


    In tal caso direi di chiamarlo "il nostro POVERO Gio".

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  16. ...klarushenka, perché mai povero...au contraire....

    love, mod

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  17. Qualche giorno fa mia sorella mi telefona (o meglio, mi fa uno squillo e si fa ritelefonare ...) e mi dice 'Gio, perchè non andiamo a Berlino con Klara?'.
    Venerdi sarà mia ospite qui a casa mia, se ci sei di sicuro passiamo da te per un saluto Klarissima.

    Ciao :-)

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