Sunday, 7 February 2010

La storia di Zalmoxis - Prima parte


E'impossibile racchiudere la mia esistenza in una formula semplice, in una definizione esatta.

Nel breve spazio della mia esistenza avrò avuto esperienze diversissime tra loro, e di ognuna di quelle già vissute sento ancora adesso l'essenza: percepisco ancora lucidamente ogni sfumatura, anche quelle tra loro contraddittore, di tutto quello che sono stato.

Il bimbo barbaro, scampato per miracolo al massacro della sua tribù, e che divenne schiavo, non lo restò per molti anni. Divenne presto il vagabondo, il condannato a morte, il soldato, la spia, sebbene suo malgrado, e poi il mercante, il viaggiatore - infine l'uomo ricco, rispettato e temuto, cui è aperta la porta d'ogni palazzo influente della città, e cui perfino l'imperatore non esita di chiedere consiglio.

A 45 anni, si potrebbe dire che ho ottenuto tutto quello per cui si affanna e pena la maggior parte degli uomini: la libertà, chimera per chi nasce schiavo, salvo poi scoprire che comporta gravi responsabilità, il potere, spettro per il quale si commettono le peggiori efferatezze e che si ciba di noi stessi come un cannibale, la ricchezza, che per quanto pieni d'oro possano essere i propri forzieri, non aggiunge nulla allo spazio e al tempo occupati dalle nostre miserevoli entità.

Non ho avuto una moglie, perchè non ne ho mai voluta una, ma tutte le amanti di cui si possa avere desiderio: la poetessa sognatrice, cui mi legavano l'amore per l'arte delle provincie orientali e l'ardore di chi è cosciente del perenne mutamento e della caducità ineluttabile del tutto, la danzatrice sensuale conosciuta durante un rito magico, la schiava barbara dalla pelle ambrata e odorosa che mi carezzava dolcemente i capelli e al suono della cui voce, che sussurrava melodie sconosciute, mi sono addormentato, scivolando nel sonno davvero in pace, come solo i bimbi sanno fare, e poi le commensali casuali, gaie e leggere compagne d'un attimo di nulla.

Non ho avuto figli, ma non ho mai voluto essere padre: nella mia vita folle e senza un attimo di quiete, non ho mai avuto possibilità di riflettere davvero sulla mia attitudine nei confronti del mondo: non ho mai davvero voluto affontare il nocciolo fondamentale di ogni etica, e quindi di ogni educazione.

Come sarebbe il mondo se ognuno fosse come me?

Ho richiamato in città Vibio Mauro, uno dei miei consiglieri più fidati: lascerò a lui l'amministrazione dei miei possedimenti, delle rendite e della giustizia nelle mie terre. E' un uomo che mi ha servito fedelmente, e che non mi ha mai intralciato, anche quando avrebbe potuto - sono sicuro che al mio ritorno, se mai farò ritorno, troverò tutto migliore di quanto non l'abbia lasciato. Ho dato indicazioni precise a Flavio Frontone, un ingegnere d'abilità eccezionale, circa la semina e il raccolto, e la costruzione di alcune opere di viabilità nei miei latifondi: Domizia Celsa, infine, una delle donne più sagge della corte, leggerà la mia corrispondenza, e con il mio sigillo, dono dell'imperatore, firmerà a nome mio dispacci e lettere.

Gli amici più cari mi consigliano di rimanere: nessuno dubita della fiducia che ripongo in questi tre consiglieri, ma tutti ritengono folle il mio progetto: partire, abbandonare le comodità, per seguire una traccia indelebile, un sogno ricorrente.
C'è chi ha dubitato della mia capacità fisica di affrontare le privazioni e difficoltà di un lungho viaggio: il mio corpo è ancora in stato eccezionale, in palestra non di rado metto ancora in difficoltà i nobili rampolli che vogliono mettersi alla prova nella lotta libera con 'il barbaro', e salgo ancora di fretta e senza pause la lunghissima scalinata a chiocciola fino la Sala delle Stelle, osservatorio astronomico personale dell'imperatore, costruito in cima a una alta torre, dove spesso mi sono ritrovato a parlare con lui della grande volta celeste e dei segreti ivi scritti.

Presto saprò se sono ancora abile nella lotta armata, come sicuramente sono stato per molti anni.
Nella mia vita ho usato moltissime armi: le colossali asce di guerra dei popoli che vivono oltre il mare, le lunghe lance della falange, le spade corte dei combattenti dell'arena, e poi l'archi leggeri della cavalleria dei popoli del deserto, dai quali mi riparavo nascondendomi dietro l'enorme oplon bronzeo.
Le ho usate per uccidere, anche a tradimento, e per difendermi, salvandomi la vita di un soffio in più di una circostanza.
Le ho usate nella battaglia furibonda contro le fiere, le ho usate come deterrente, le ho usate con viltà per terrorizzare.
Dei visi spaventati di quei bimbi, che minacciai con una lama grondante del sangue dei loro genitori per estorcere loro un segreto, furono il meccanismo più potente di rivelazione della mia vita.
In quei visi rividi il mio: quel giorno si presentò un bivio nella mia vita.

5 comments:

  1. Ciao Gio!

    Ne avevi parlato, di Zalmoxis, nel tuo post di venerdì, poi mi era sermbrato di capire avessi glissato sull'argomento.

    Altro che glissare!

    Ecco qui nato il personaggio! E' vivo!

    I personaggi delle storie sono meravigliosi perché dopo un po' parlano delle loro vite.

    Non intendo dire al lettore (quello, è logico, va da sé), ma proprio a chi le sta scrivendo.

    Credo che il bello nello scrivere storie stia tutto lì: forse non si tratta "di fantasia", ma di un mondo parallelo che vuole raccontarsi da solo. Basta volerlo ascoltare.

    Sono in attesa del seguito della storia di Zalmoxis, che è iniziata eccellentemente (non avevo dubbi), un abbraccio!

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  2. la penso come Milo...Si è vivo il personaggio e palpita e lo si avverte...Tutto il resto è un contorno.

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  3. Pero' Flavio Frontone e' un contorno che mi ha fatto sorridere! :D Complimenti per l'incipit! Sapevo che Zalmoxis poteva riuscire a "venir fuori'! ;)
    Per il resto, mi piace molto la visione di Milo per cui una storia gia' esiste e "vuole raccontarsi'. :)

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  4. Caro Milo, in effetti questo Zalmoxis inizio a vedermelo attorno ;-)
    Oggi sono un po' convalescente, ma tornerò forse già domani a scriverne.
    Ciao e grazie :-)

    Cara Nicole, sto iniziando a 'ricordarmi' di Zalmoxis: parto da fatti salienti (che ho in mente) e ricamo i dettagli 'a memoria', rivivendo io stesso la sua sorte.

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  5. Cara Colei che, Flavio Frontone ringrazia ;-)
    Sono veramente curioso della tua opinione: domani inizio, se starò bene, a parlare dell'infanzia di Zalmoxis, e del perchè sia stato chiamato così.
    Ho un dubbio: chiaramente mi rifaccio a Roma.
    Però non voglio ambientare la storia in un'epoca 'esatta'.
    Sicchè pensavo di prendere la storia antica fino, che ne so, all'assassinio di Cesare, e di inventarla di li in poi, ambientando la mia storia un secolo dopo le Idi di Marzo (così da aver mano libera, e di potermi inventare 100 anni di storia).

    Tu hai qualche popolo antico estinto che vorresti ritrovare vivo e splendente nel mio passato?

    A presto!

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