Wednesday, 17 February 2010

Il cancello e il giardino magico

C'è un giardino che è proprio come ogni altro giardino, ma solo se si entra dall'entrata principale.
C'è il boschetto, con i pini, il nocciolo, ci sono le canne di bambu', la grande vasca dei pesci, il prato con qualche albero da frutto.
Ma nell'angolo piu' buio e segreto, una scaletta scende ripida tra i rovi spinosi e i cespugli di lavanda: tra i ciottoli crescono erbacce e ovunque ci sono foglie secche, rami caduti dagli alberi tutt'intorno, pigne.

Se segui quei gradini, e scendi fin sotto il livello del giardino, ti ritrovi di fronte a un grosso cancello in ferro battuto, che porta a un vicolo buio e un po' malfamato, dove ai bambini si dice di stare attenti, perchè ci sono'gli zingari'.
Devo dirti un segreto: se tu riesci ad entrare da quel cancello, se tu passi per quella viuzza umida e silenziosa, il giardino diventa magico.
Pero' per entrare devi superare una prova difficilissima: ci riescono in pochissimi.
C'è un sistema di lacci e molle, non so i dettagli, ma con destrezza devi tagliare in sequenza alcuni di quelle cordicelle, e far scattare cosi' il meccanismo stregato che tiene quel cancello sempre serrato.
Ogni volta che vuoi rientrarvi, devi ripetere la prova: chi fallisce, è per sempre bandito. Non solo: è cacciato, per sempre, anche chi porta un amico che a sua volta fallisce nella prova.
Io è da anni che entro nel giardino dal vicolo. Ieri ho fatto provare una persona cui voglio bene - avevo il cuore in gola: non è un mio amico, ma tengo a lui, e pensavo tra me e me che avesse bisogno di un po' di magia, ma ovviamente tengo anche a me, e io ho bisogno di magia anche piu' di lui.

Siamo riusciti entrambi, e ci siamo ritrovati nel giardino.

Gli ho mostrato le meraviglie: ho cercato di insegnargli, mostrandogli come facevo io, cosa si puo' fare li dentro.
La semplice forza della mente permette di volare, c'è il potere di cambiare a piacimento quello che sta intorno, viaggiare nel tempo. Dall'aldilà ho richiamato in vita un suo avo, che pure non conoscevo. Gli ho mostrato anche un altro cancello, ancora piu' misterioso, che da quella dimensione, già magica, conduce ad un altro giardino, ancora piu' inaccessibile, pericoloso e misterioso, nel quale non ho mai neppure tentato di entrare.
Non ha mostrato grande interesse per nulla, ha creato qualche bella ragazza ed è finito tutto li.

Questo è l'unico sogno sensato di ieri notte - in un altro Tex Willer ci salvava da una banda di predoni.

8 comments:

  1. Guarda che se continui così, comincerò a sognare io i tuoi sogni! Non riposi il cervellino nemmeno quando dormi? Tanto per cambiare, potresti saltare ogni tanto la fase REM, spegnendolo :P
    Un cancello di ferro battuto, un giardino, una vasca(che guarda il caso dentro sicuramente c'è acqua!), tanti profumi, poi la scala nell'angolo PIU' BUIO... :) Dovrei dirti cosa significa o già lo sai?
    "E io ho bisogno di magia anche più di lui..." Eh si, non cercare di anestetizzare quel bisogno carnale, se no, l'inconscio ti manderà altri messaggini ogni notte :)

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  2. Sono tutto orecchi cara Selene :-)
    Nel sogno alcuni elementi sono quelli di un giardino dove giocavo da piccolo, ma altri sono diversi.
    Ad esempio, vicino a quel giardino c'era una viuzza nella quale ci dicevano degli 'zingari' - ci terrorizzavano con questa parola.

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  3. Certo, nella sessualità c'è sempre qualcosa che ci terrorizza. Nel tuo sogno il vicolo "buio e un po' malfamato" dietro il cancello è apparso come quello che ti terrorizzava da piccolo, perché forse vi erano nascosti "gli zingari": malvaggi, pronti a rapirti, portarti via dalle tue sicurezze e farti male. E' sempre così: lo sconosciuto ci spaventa, non tanto per il male che potrebbe farci, ma per la magia che lo avvolge, e la possibilità di esplorarlo, conoscerlo e trovarlo. Ci spaventa il pensiero di "trovare". Perché trovare significa finire.
    Se fosse vivo Freud, ti avrebbe detto che i tuoi sogni contengono tanti elementi erotici e sessuali. E non avrebbe sbagliato. Penso. :)

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  4. Mi dai di che pensare.

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  5. avevo un giardino anch'io... Me l'hai ricordato; c'è stata un stagione in cui era fiorito di ortenzie e rose rosse e mergherite... Poi la stagione cambiò, le ortiche crebbero robuste, i fiori seccarono, diventò selvaggio e sporco... oggi è solo il cimitero della mia infanzia!

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  6. Duatretemp, ho parlato alcune volte di quel giardino, che per me ha significato davvero tanto.

    Gabbia

    Addio

    eppure mancava un frammento ... me lo hai suggerito tu adesso.
    Ci tornero' nei prossimi giorni, grazie.

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  7. Stanotte, mentre facevo gli occhi dolci all'inaccessibile Apollonia (lei sarà sempre troppo per me: troppo ballerina, volubile, troppo bella e trooooppo d'alto bordo. Ripeto: inaccessibile per me) è arrivato, tanto per cambiare, il Predicatore di Mezzanotte! Ancora!

    Quello se ne viene almeno due o tre volte alla settimana, tutte le santissime settimane, sempre a mezzanotte, in qualche riva oscura della baia e comincia ad esercitarsi per la sua brava omelia della domenica. Sai quelle omelie che di omelia hanno ben poco? Quelle che anticipano le dannazionoi infernali e lo stridor di denti? Quelle tuonanti insomma...
    Tutta in inglese, of course, che così io non ci capisco nulla.
    Beh, quello comincia a gridare dalla spiaggia ed io penso sia davvero bravo, lui, la domenica, nella sua chiesa vattelapesca di qualche setta religiosa. Tuona davvero da dio!

    Fatto sta che mi sveglia e in effetti c'è il solito tizio che urla ubriaco dalla riva in inglese. Monologa alla grande. Si infervora. Strepita. Io mi alzo e, barcollando, ormai ho capito l'antifona: prendere o lasciare (il sonno). Decido di prendere. Prendo due Panadol Pm (tm), quelli con doppo dosaggio d'antistaminico che, oltre ad avere il vantaggio secondario di calmare le punture dei mosquitos, ti fa dormire in breve d'un brutto sonno pesante.

    Privo di sogni. Malo, malo!

    P.S. Apollonia è una iole (uno yawl: un due alberi con l'albero di mezzana a poppavia dell'asse del timone) di una bellezza straordinaria che appartiene ad un capellone americano di circa sessant'anni pieno di soldi e di residences, chitarrista rock - blues per mancata professione.

    Lei è ancorata vicino a me. Mi rende infedele alla mia barca e sognatore. Poi ci pensa il Panadol a riportarmi all'ordine.

    Ciao Gio. In questi sogni tu vinci, io perdo!

    Un abbraccio!

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