Friday, 19 February 2010

I miti dell'infanzia

Vi ricordate come ragionavamo da bambini?

Qualche giorno fa, un commento a un mio sogno, in cui parlavo di un giardino, mi ha fatto tornare in mente alcune di quelle folli certezze che avevo da bimbo.

Snaturare una frase, spogliata d'ogni sottile intendimento, balzare da un'idea all'altra senza badare all'immensità concettuale che le divide, la disinvoltura con la quale si traggono leggi universali da semplici osservazioni fortuite: in ognuno di questi atteggiamenti rivedo il mio pensiero infantile.

Tra le canne, una palma bassa e tozza e un piccolo orticello crescevano, fitte e azzurre, le ortiche.
Sono passati piu' di vent'anni dall'ultima volta che, andando forse a recuperare il pallone, ho sentito sulle mie gambe la puntura di quegli aghi invisibili e quella sensazione, che ora ricordo solo vagamente, di scottatura insopportabile,
Non mi capacitavo di quel dolore - ne ero incuriosito: non mi spiegavo come fosse possibile che una piantina, che in nulla mi sembrava differisse dalle altre, riuscisse a farmi provare tanto fastidio.
In qualche modo, inoltre, avevo sentito dire 'dai grandi' che le ortiche facevano bene alla salute.
Iniziavo a convincermi, in modo un po' sciocco ovviamente, che il dolore fosse, almeno alle volte, necessario per ottenere un bene.
Confido a me stesso una verità che ormai forse appare evidente: non riesco, non sono mai riuscito forse, a credere alla semplice felicità che ci viene donata, dal caso, dagli altri, senza che ci sia chiesto in cambio alcun tributo. Il demone che s'agita dentro di noi e ci dona la vita, si nutre della nostra stessa vitalità.

Ripenso a una frase profondissima letta nelle Memorie di Adriano, che cito a memoria (forse sbagliando).

'Avere ragione troppo presto equivale ad avere torto'.

Nelle Memorie è usata in contesto militare: Adriano, che da sempre era stato titubante circa l'idea di conquistare l'Asia, idea che viceversa aveva ossessionato Traiano tanto da portarlo, già ultra sessantenne, a muovere guerra all'impero Arsacide, si venne a trovare nella condizione scomodissima di dover assistere alle iniziali vittorie dell'esercito imperiale, di cui approfittavano i suoi avversari per avvicinarsi alla successione al trono, senza poter far nulla.
Quello in cui credeva, al momento sarebbe stato inviso all'imperatore - e quello che avrebbe potuto giovargli nel breve periodo, partire anche lui per la guerra, era per lui assurdo se inteso su una scala temporale appena piu' lunga.

Io sono convinto che ci sia della ragione nella mia disillusione. Il dolore è necessario, di piu': è umano. Eppure credo ci siano, nella vita, dei momenti in cui è bene dimenticarsi di questo pedante insegnamento.

Messaggio inutile: ho mal di testa.

4 comments:

  1. no, il dolore non è mai necessario ma purtroppo è il mezzo che ci fa maturare prima.... baci

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  2. Più fa male e più fa bene.
    Lo dicevano anche i miei quando cercavo di non farmi disinfettare le sbucciature.

    Quando, per la prima volta, a casa preparano per il pranzo un risotto con le ortiche la prima forchettata l'assaggiai con molta prudenza. Non mi capacitavo di come fosse possibile che quelle piantine tanto antipatiche fossero commestibili.

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  3. Personalmente apprezzo i voli pindarici, la capacità delle persone di saltare di pensieri in pensieri e darsi spunti vicendevoli! Belle ortiche... sembrano le mie :)

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  4. Il dolore è umano, ma se non ci fosse non sarebbe poi così male ;)

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