Thursday, 25 February 2010

Alexis o il trattato della lotta vana

Qualche giorno fa ho letto questo libricino, che segno', sul finire degli anni venti, l'esordio di M. Yourcenar nel mondo della letteratura.

Non sono neppure cento pagine, ma è secondo me umanamente impossibile leggerle una sola volta.

Durante la lettura, si è combattuti: da una parte si vuole procedere speditamente, con avidità crescente man mano che ci si rende conto della ricchezza che si va acquisendo; d'altra parte pero' si vuole tornare indietro, a godersi quelle parole, a ricercare quelle frasi che compongono ragionamenti complessi resi mirabilmente evidenti e meditarci un po' sopra, nel tentativo di avere una visione d'insieme.

Amo M. Yourcenar. La riesco a immaginare mentre scrive: venticinquenne, bellissima e non di questa terra, immersa nei suoi studi classici, quasi a fuggire un mondo per forza di cose inadeguato alla sua profondità. Riesce a ricreare, nei suoi scritti, mondi per nulla utopici dove pero' hanno dimora personaggi con qualità utopistiche. Paragono queste pagine alle Memorie di Adriano: vedo nelle differenze i venticinque anni che sono passati tra la giovane e la donna.
E' il mio scrittore preferito: mi rammarico di non poterla leggere in francese, mi consolo pensando che in qualche modo partecipo' alla stesura della versione italiana di alcune delle sue opere.

La mia donna ideale è, nell'ordine, morta e lesbica - ma soprattutto irraggiungibile.

La trama è assolutamente insignificante: ma se volete potete evitare questo paragrafo: tratta della confessione di Alexis della propria omosessualità alla sua sposa, Monique.

Non sono omosessuale - e penso si sia capito.

Ma è troppo facile per me ritrovare, in ogni disadattato, in ogni emarginato, in ogni vittima di pregiudizio, in ogni uomo, o donna, che debba nascondere qualcosa me stesso.

Ho raccolto alcuni estratti di questo libro che vorrei proporvi.

Spegniamo le luci in sala, qui inizia lo spettacolo.

La gente si scaglia contro l'esempio, contro il contagio morale, e cosi' facendo rinvia sempre piu' la possibilità di un chiarimento.Non sa che la natura è piu' varia di quanto la si immagini; non vuole saperlo, perchè è piu' facile indignarsi che pensare. Tesse l'elogio della purezza; non sa quanto di torbido puo' contenere la purezza; e soprattutto ignora il candore della colpa.
Ci si crede puri finchè si disprezza cio' che non si desidera.
Per tutta la mia vita, musica e solitudine hanno avuto per me la funzione di calmanti.
... non sapevo che è piu' difficile cedere una volta sola che non cedere mai;
Per la prima volta provavo il piacere perverso di essere differente dagli altri; è difficile non credersi superiori, quando si soffre di piu', e la visione della gente felice ci dà la nausea della felicità.
Com'è difficile, per quante precauzioni si prendano, non fare soffrire ...
Non perdonavo al prossimo la minima trasgressione; temevo che l'indulgenza verso gli altri mi conducesse, di fronte alla mia coscienza, a scusare i miei peccati.
La musica, questa gioia dei forti, è la consolazione dei deboli.
Cio' che rimprovero alla malattia, è di rendere la rinunzia troppo facile.
... hai creduto che bastasse essere perfetta per essere felice; io ho creduto sufficiente, per essere felice, di non essere piu' colpevole.
La sofferenza che si cagiona è l'ultima di cui ci si accorge.
Coloro cui tutto vien meno si appoggiano a Dio, ed è a questo punto che anche Dio li abbandona.
... la morte non è forse altro che la nascita di un'anima.
Ma io preferisco ancora il peccato (se di peccato si tratta) piuttosto che una negazione di sè, cosi' vicina alla demenza.

Non ho voluto commentare nessuno di questi passi - magari lo faro' in un prossimo messaggio. Voglio meditarci sopra ancora un po', sentire il parere altrui. Alcuni sono chiaramente pesanti, come quel riferimento al ritenersi superiori perchè sofferenti, e quella nausea della felicità altrui. Sono dei moniti che, da sofferenti, è bene non dimenticarsi.

9 comments:

  1. Ritorno... leggere è più forte di me, quasi quanto scrivere.

    Probabilmente il paragone non regge, ma molto di quanto scrive l'autrice mi rimanda a Borges ed al suo modo di intendere la vita, ai suoi valori, al suo modo di porsi rispetto all'uomo.

    Seguiterò a leggerti... se non ti dispiace.

    Joh

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  2. Cara Johakim, una persona cui ho voluto (o voglio? boh) molto bene, mentre parlavamo di M. Yourcenar, mi ha suggerito Borges.
    Tengo a mente il vostro consiglio.

    A presto allora :-)

    ('seguitare', che bel verbo che hai scelto. Mi viene in mente Montale e il suo meriggiare pallido e assorto).

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  3. L'ho comprato. Lo leggo anche in metropolitana. Ne parleremo tra qualche giorno. O tra qualche ora. :P

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  4. mi piace come scrivi.

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  5. alexis,letto la prima volta circa 30anni fa, ne ho 2 copie, una copia è piena di appunti e sottolineature, una copia ha le gambe, ogni tanto è in salotto, ogni tanto in camera, insomma, gironzola per casa...
    ciao gio
    ema*

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  6. Cara Ema,
    ci sono libri che appassionano per la complessità della trama, altri per la ricchezza lessicale.
    Ci sono libri che seducono con un linguaggio ricco di figure retoriche: li leggi e senti di imparare qualcosa.

    Poi ci sono libri, e sono quelli che più amo, che sono un vero e proprio dialogo tra te e l'autore.

    Alexis è uno di questi libri.

    Ecco: penso che in una casa in cui gironzola, mi sentirei subito ospite.

    A presto,

    Gio

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  7. interessantissimo post!

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  8. Chi capita sul mio blog arrivando a questo messaggio mi sta automaticamente simpatico ;-)

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