Monday, 1 February 2010

12 gennaio 1997

Ieri, sono stato preda di una vampata emotiva di nausea, una specie di crisi di rigetto, innescata dalla consapevolezza, piacevole per una volta, della mia identità deliziosamente solitaria e sottile.

Cose che capitano quando si passa l'intera domenica a casa da soli ad ascoltare musica in silenzio.

Nessuna contraddizione.

Non è paradossale? E' proprio in queste circostanze di solitudine che mi pare di capire meglio l'uomo e le sue pazzie. Vivo istanti di intuizione, o apparente intuizione, squassanti: riesco a volte per pochi secondi a sentire una sensazione non dissimile da quella che si prova al punto di contatto tra il sonno e la veglia, quando non siamo piu' quello di cui abbiamo coscienza quotidiana, nè siamo pero' ancora quello in cui smarriamo ogni consapevolezza. In quella sovrapposizione effimera e imprevedibile di ragione e istinto mi sembra di cogliere nella sua unità l'uomo e le sue contraddizioni.

Ho aperto cassetti, svuotato librerie, sfogliato quadernoni alla ricerca di qualcosa da gettare via: vecchi giornali, manuali di istruzioni ormai inutili, cose semplicemente non belle.

Ne ho riempito due o tre sacchi, e finita l'opera, mi sono sentito leggero.

Non solo le cose superflue mi disgustano perchè vanno comunque tenute con un minimo di cura, e quindi costano in termini, per cosi dire, di manutenzione, ma soprattutto perchè sottraggono vitalità alle poche cose cui teniamo davvero.

Ho ritrovato un mio vecchio diario in libreria.

Quelli 'ufficiali' sono tutti in un vecchio comodino di casa mia, quella in Italia, assieme a varie cianfrusaglie di quegli anni: vecchi portafogli, ritagli di giornale, un pacchetto di caramelle, la radiolina con la quale, da piccolo, ascoltavo le notizie sulla prima guerra del Golfo, piccole componenti di un passato singolare.

Di questa agenda blu, dalla copertina morbida e con inciso in rilievo '97', ho scritte solo poche pagine - e ieri sera, prima di addormentarmi, ho riletto: di piu', sono tornato davvero quello studente del quinto anno che scrisse quelle righe.

Ecco cosa scrissi, orrori compresi, in quella notte d'inverno.

Sulla prima pagina scrissi i pensieri che mi visitarono la notte del ...
12-1-97 Per approfondire i temi che espongo nelle quotidiane pagine [mi riferisco al diario 'ordinario' che scrivevo ogni giorno su singole pagine], ricorrero' a questo libro. Probabilmente me ne dimentichero', ma sapro' sempre dove sfogare i miei sentimenti. Questo è un modo come un altro per dire che il novello lettore sta per inoltrarsi in una lettura assolutamente incoerente, spesso insensata, in una parola: umana. Prima parlavo di Giacomo. Quanti lo osannano, e quanti lo osannerebbero se fosse oggi vivo? Tutti lo odierebbero! Lui ha definito sciocco il suo secolo: dubito che avrebbe trovato aggettivi per il nostro. Ecco li Giacomo Leopardi. In molti lo fuggono, esorcizzano la sofferenza, la natura stessa dell'uomo. Amico, ti chiamo fratello. Veramente pochi possono capire la tua drammatica scoperta. Ma io mi chiedo: quale comportamento nei confronti degli altri? Guarda la tua vita. Hai avuto un periodo di aridità. Rigetto. ti capisco benissimo. Hai conosciuto l'umiliazione di un amore respinto. Qui l'unico appunto: non posso non provare pena per te che avevi ancora certi sentimenti. Alla fine pero' hai deciso di levare la tua voce, di invocare il tuo ideale. L'avrei fatto anch'io? Si, ma inutilmente. Il fatto è che ben pochi riescono e vogliono capire il tuo tremendo messaggio. Pensa un po', io vivo nell'epoca del buonismo, dell'ipocrisia, epoca di una malcelata, educata, ostilità. Asceta, questa era la tua vita. Tu ci saresti riuscito. Avanti, e ancora avanti verso l'eterno nulla. Il tuo dolore pero' è accresicuto dalla condizione stolta altrui? Il mio si, e me ne dolgo. Ora va, e sogna.


Sorrido per l'ingenuità della forma, il periodare zoppicante, il pensiero un po' goffo e decisamente disarticolato.
Penso pero' che dopotutto stavo scrivendo di getto, senza possibilità di correzione, senza fermarmi, ogni tanto, per riconsiderare il contenuto nella sua interezza. Seguivo la bussola impazzita dell'inclinazione del momento - soprattutto stavo dialogando con l'unico essere con cui avessi un poco di dimestichezza, ovvero me stesso.

10 comments:

  1. Eravamo tutti diversi ' un tempo'...ma veri come oggi. Ogni cosa ha il suo tempo e i suoi modi.

    ReplyDelete
  2. Cara Nicole,

    è proprio vero.
    Siamo diversi - ci pensavo ieri mentre giocherellavo con un pupazzetto, e mi tornava alla mente 'Milu'', quell'orsacchiotto di pezza, consumato, rigido, senza alcuna morbidezza e grazia, era in grado di risvegliare una tenerezza infinita in me - proprio perchè malandato.
    Resta solo il ricordo di cosa sono stato in grado di sentire.

    Oggi ha nevicato tutto il giorno.
    Scendo in città a fare la spesa, fammi gli auguri, si scivola ;-)

    ReplyDelete
  3. Ognuno di noi ha ricordi e tante "cose non belle" da buttare... Leggerti è un vero piacere. Angela

    ReplyDelete
  4. Complimenti per il tuo blog, è molto bello

    ReplyDelete
  5. Anch'io ho i miei diari, lasciati nella mia patria. Non so se li ho mai letti, e non so se mai li leggerò: ho paura di vedere cos'ero. Ho paura di cominciare a piangere per quello che ero. Ho paura di affezionarmi troppo a quello che ero. Senza difese, eppure protetta...

    ReplyDelete
  6. Da dove vieni Selene?

    ReplyDelete
  7. Vai sul mio blog...
    Scrolla un po'...
    Troverai un post. Lo riconoscerai. E vedrai il mio paese.
    Ho sempre descritto. Niente nomi e indicazioni stradali. :)

    ReplyDelete
  8. Oh, le indicazioni stradali non mi interessano ;-)
    Però sai, con il mio lavoro ho incontrato persone di mezzo mondo, e ho sempre trovato interessante il confronto con chi ha storie e modi di intendere diversi dal mio.
    A presto :-)
    Azzardo un 'Devochka'? ;-)
    Ciao!

    ReplyDelete
  9. Devochka? Dovevo usare il google translator per capire :D Però sì, anche la mia appartiene alle lingue slave. Poi, so che le indicazioni stradali non ti interessano. Anche se ti interessassero, non lo ammetteresti :P Comunque, quel "niente indicazioni stradali" non si riferiva a te personalmente, ma è un mio principio.
    Un saluto

    ReplyDelete
  10. Comunque ho un senso dell'orientamento imbarazzante ;-)

    A presto

    Gio

    ReplyDelete