Monday, 4 January 2010

Un altro sogno strano

Il sogno di stanotte è stato terribile.

Prima di raccontarvelo, vi spiego come funziona la mia mente quando si smarrisce nella dimensione onirica.

Supponiamo che il sogno sia un incubo, e che a un certo punto mi svegli dal terrore - questo capita spesso.
Nello stato di dormiveglia che segue, la mia mente torna al sogno, lo arricchisce di dettagli, cerca di darne una forma coerente o comunque meno bizzarra dell'originale (e non capisco davvero se questo processo avvenga nel sonno o nella veglia).

Quindi, se non è insonnia feroce, torno a dormire (o continuo a dormire).

Il sogno di questa notte chiaramente trae alcuni elementi dalla mia realtà, ma altri sono assolutamente estranei al mio mondo.

Sono nella mia città natale, ma in un luogo che non conosco.

Da sempre sono convinto che si debba noi accogliere e far sentire a casa propria gli immigrati quando persone di buona volontà - un discorso delicato quello legato alla povertà che spinge milioni di persone ad abbandonare i propri paesi per cercare non tanto fortuna ma una sorte appena decente in un paese ignoto.

Non intendo discutere qui di questo tema cosi complesso - sta di fatto che nel sogno io sono in un grosso locale, un ristorante o qualcosa di simile, dove ho organizzato un incontro tra i cittadini e un numero di miei conoscenti stranieri che da anni lavorano nella nostra città.

Voglio che i miei concittadini sappiano quanto lavoro, quanta onestà ci sia in queste persone - una ventina circa, di fronte a una platea di una cinquantina di miei concittadini.

Accanto a me c'è Jennifer, una ragazza polacca di appena 18 anni che conosco da quando, bambina, giunse nella nostra città seguendo la madre infermiera.
(Jennifer non esiste in realtà, non capisco donde venga e non ho mai provato interesse per ragazze cosi giovani).
E' bellissima: delle ragazze dell'est ha quella malizia naturale e per nulla volgare che le distingue dalle ragazze italiane, che, quando pur altrettanto belle, lo sono in modo diverso.
Fin da quando era una bambinetta siamo andati molto d'accordo - lei mi ha sempre considerato 'suo marito' e non c'è stato verso di levargli dalla testa l'idea che io fossi davvero 'suo' - anche se di fatto siamo sempre stati solo legati da una fraterna amicizia.

La sua maturità, arrivata in fretta in virtu' di una vita dura affrontata pero' sempre con il sorriso, l'ha resa per certi versi piu' forte, sicuramente piu' concreta di me, ancora sognatore e pieno di illusioni.

Mentre parliamo sul palco di tolleranza e rispetto, di tanto in tanto mi lancia le sue occhiate - tra me e me penso che non la capiro' mai fino in fondo e che il suo mondo non è tra queste quattro mura, e neppure tra questa terra e questo cielo.

Finisce il nostro incontro - 'è andata bene' penso tra me e me.

Io e Jennifer ci attardiamo un poco nel locale, mentre gli altri escono.

Abbiamo parcheggiato in un vasto cortile - le auto di noi ospiti sono in mezzo a questo grosso spiazzo, mentre intorno sono gli spazi vuoti delle auto dei condomini dei palazzi vicini.

Paghiamo il conto all'oste, un ragazzotto di trent'anni che legge il giornale a un tavolino. Gli diamo anche una buona mancia. Mentre stiamo per uscire, qualcuno lo chiama dalla cucina 'Ehy Piero sbrigati!'.

Camminiamo lungo quella stradina, al chiarore di alti lampioni, io e Jennifer.

Qualche decina di metri davanti noi vediamo i nostri amici che ci precedono in direzione del parcheggio. Sentiamo qualcuno correre, dietro un muro che costeggia la strada.

'Ho un po' freddo Gio' mi dice.
Le do la mia giacca.
La indossa e inizia a girarmi attorno.
'Mi hai dato la tua giacca, vuol dire che mi vuoi bene'.
'Certo che ti voglio bene, lo sai. Ma quand'è che ti trovarai un bravo ragazzo, bellissima?'.
'Ma io l'ho già un ragazzo - sei tu!'.
Rido e penso che il destino è veramente bizzarro.

Eccoci al limitare del parcheggio.

I nostri amici stanno per entrare nelle loro auto, quando dal nulla spuntano venti, forse venticinque tizi incappucciati, con delle mantelle bianche a strisce verdi e gialle.
Armati di mazze, catene e spranghe assaliscono i ragazzi, che vedo cadere senza poter far nulla sotto quella violenza insensata e ferocissima.
Sono terrorizzato - mi metto a urlare
'Fermatevi! Fermatevi!'.
Perdo per un attimo di vista Jennifer, e quando mi volto per cercarla la vedo aggredita da due tizi che la malmenano.
'Gio aiuto!'.
Cerco di raggiungerla, ma uno di quei tizi, piombatomi addosso, mi immobilizza.
'Fermo, quella è mia sorella!'.
'E adesso non puoi fare nulla!'.
Jennifer mi guarda disperata.
'Gio, mi stanno uccidendo' - è l'ultima cosa che mi dice, prima di cadere ai piedi di quei mostri.
In qualche modo riesco a liberarmi, sono subito da lei, ma è troppo tardi.

La mia piccola Jennifer è morta.

Sono paralizzato dalla rabbia e distrutto dal dolore - dei vortici neri infiniti si aprono nel terreno e inghiottiscono i suoi aggressori che cadono nel vuoto maledicendomi e sputando insulti e improperi.
Poco lontano, tra le nostre auto, dove ormai la mattanza è finita, il capo di quella spedizione punitiva, mi guarda. Si leva la maschera e vedo di fronte a me il padrone del locale dove abbiamo appena finito di parlare.
'Non hai potuto fare nulla' mi urla.

Mi risveglio.

Accanto a me, sul letto, giace il cadavere di Jennifer.
Il suo volto tumefatto, pieno di lividi, illuminato dai tenui raggi della luna è ancora bellissimo.

'Gio, racconta la mia storia' mi dice.

L'ho fatto.

5 comments:

  1. Buon giorno, caro Gio... al contrario io ho dormito di filato fino alle 9 di stamani...
    Fra le mie esperienze posso annoverare una parentesi psicoterapeuta durata 6 mesi circa alla fine della quale ho capito che solo dentro di noi possiamo trovare le risposte ai nostri questiti e affidarmi ad una estranea mi irritava più che la mia depressione di allora.
    Insomma, quella signora dottoressa psicoterapeuta mi parlava della casa interiore.
    Quando in sogno visualizzi un'ambientazione, quella è il tuo inconscio, mi sembra ovvio che con la tua capacità narrativa sei riuscito ad arricchire il sogno-incubo di stanotte scrivendone quasi una sceneggiatura.
    Non voglio psicoanalizzarti, ma uno spunto te l'ho dato.... buon lavoro!

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  2. marò, kleiner, e concentrati meglio la prossima volta che arrivo e li meno, no?!
    ufff...

    love, mod

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  3. Ciao! Un sono angosciante.. Cmq è un gran potere quello di arricchire il sogno di dettagli.. ogni tanto capita anche a me, ma è molto raro.

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  4. L'ho letto solo ora questo sconvolgente post!

    Mi ha fatto venire i brividi perché sembra reale.

    Come ti ho già scritto i personaggi vogliono raccontarsi, e a volte usano i nostri sogni.

    Ma davvero saranno solo personaggi??

    Ciao Giò!

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  5. Ho raccontato il sogno a mia sorella.
    Lei vi ha visto in effetti una persona ben precisa in Jennifer.
    Ciao :-)

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