Tuesday, 19 January 2010

Senza ordine

La mia gentile sorella mi fa notare che dovrei smetterla di parlare di me - questo è, secondo il suo punto di vista, troppo facile.

Mi sfida, la fanciulla, a parlare d'altro - e che magari non sia frutto d'un sogno, e quindi, almeno in parte, non partorito con fatica.

Oggi sono sceso in autobus.

E' da diversi giorni che non prendo la moto - mi piace fare la spesa per bene nel grosso mercato in città, sentirmi solo in mezzo alla folla è un'esercizio duro che mi fa del gran bene.

Torniamo sul bus.

Ho guardato gli altri passeggeri - la donna tutta incipriata e dai capelli tinti ... non mi interessa. Il ragazzo con grosse cuffie che ascolta musica a tutto volume - non mi dice nulla. La coppia di vecchi, andati a far la spesa assieme, che confabulano di chissa che cosa ... magari un'altra volta.
Vedo un tizio un po' crucciato, sta pensando. Mi pare nervoso e sfiduciato, cerco di entrare pian piano nei suoi pensieri ...

[I pensieri di Fritz]

Tra tutte le sventure che potevano capitarmi in sorte, proprio questa: vivere in mezzo a un branco di dotti imbecilli, di saggi farabutti. Si riempono la bocca di aforismi, di concerti e sonate, di mete esotiche, e poi pasteggiano barbaramente attorno ad un falo' carogne imputridite.

Questo Fritz è decisamente incazzato con il mondo.
Mi guardo attorno - ecco, a quella ragazza potrei dare il mio numero di telefono.
E' molto carina e pensosa, a ogni fermata guarda il nome della stazioncina, chiaramente sta aspettando quella fermata ...

[I pensieri di Rita]

....

No, non riesco a entrare nella testa di Rita, è troppo solare ed emozionata.

Ieri è stata una giornata interessante.

Nel pomeriggio ho chiacchierato a lungo con una cara amica - non guardatemi in cagnesco, esco da un periodo di lavoro intensissimo e adesso per qualche giorno alleggerisco il carico. Negli ultimi mesi sto conoscendo persone che avrei voluto vicine, cosa eccezionale per me che di solito mal sopporto gli altri, anche quando non sciocchi - adesso si, potete guardarmi in cagnesco.

Le avrei volute vicine perchè lo sarebbero state davvero.

Ho preso poi l'autobus per tornare a casa - su quell'autobus ho convinzione d'aver suscitato al solito pena a qualcuno - effettivamente, se prendi la mia vita e la paragoni a molti dei canoni comunemente accettati, sono un fallimento totale.
Ma non si sopravvive a questa vitaccia vent'anni senza aver creato, o trovato, dei canoni diversi, per i quali non si è poi malaccio, e che siamo comunque ben consapevoli che sono personali, e non applicabili ad altri.

Mi vengono in mente le prime righe di Anna Karenina (le uniche che ho letto ...), illuminanti:

"Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo."
Sostituisco a 'famiglie', 'esseri umani', e a 'felici' un aggettivo non degradante ma che separa nettamente: 'normali'.

Nella mia esistenza ho conosciuto qualcuno di 'diverso' - e tra diversi, ahime, si è diversi. Se ormai ho perso la speranza di trovare qualcuno di diverso come lo sono io (e non c'è alcuna superbia nel definirmi tale, la mia diversità è un accidente che mi è capitato e cui ho dedicato tutta la mia esistenza nel tentativo di renderla un po' meno amara, finendo per esserne uno schiavo cieco), questo sentirsi similmente a disagio, fuori posto, inadatti, anche se per pochi istanti mi dona, di tanto in tanto, attimi di dolce smarrimento.

Per chi non ha una casa, un rifugio, una via da perdere, smarrirsi, lui ha detto 'naufragar', è davvero dolce.

Infine ieri sera.

Beh, ieri sera ho pianto dalle risate - uno scherzo organizzato con un amico ad altri amici, improvvisato in larga parte, assolutamente ridicolo ma per certi versi realistico, è stato un meraviglioso modo di finire la giornata.

11 comments:

  1. Sebbene siamo in pieno inverno io sento gia che sta arrivando la primavera e la vedo anche in te...ciao amico carissimo.

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  2. Pratico anche io questo esercizio...immedesimarmi in chi mi sta vicino in treno o in fila alla posta e in banca, ma anche al supermercato.
    Ha ragione tua sorella in parte...Tu sei tutto da scoprire ancora!

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  3. panico da solo in mezzo alla folla..

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  4. Si, ma sono gli altri a dover tremare ;-)

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  5. non dar retta a tua sorella...parla ancora di te...

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  6. Anche in questo pot parli di te... ;)

    Come al solito, mi hai fatto pensare: difficile che parli di me nei miei post (di come sono, cioe'), pero' alla fine c'e' sempre il bisogno di comunicare. Un abbraccio.

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  7. Mia sorella non l'avrà vinta tanto facilmente ;-)
    Tanto più che la principessina neppure si degna di passare da queste parti, lei PRETENDE che io la chiami al telefono e le LEGGA i varii messaggi, per darle la buonanotte (ok, non sempre: a volte si accontenta di una e-mail ;-)).

    Sai, cara Colei che ... con gli anni io mi sono reso conto di dare spesso un senso di vertigine a chi ho 'vicino'.
    Allora, visto che c'è questo bisogno di comunicare, io scrivo, sperando che di non dare quelle vertigini anche a chi passa di qui, e che comunque, solitamente, non conoscendomi, può ignorare quella strana sensazione e passare oltre.

    A presto

    Gio

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  8. Io muovendomi in auto non ho la possibilità di fare questo esercizio..vero è che nel traffico si potrebbe fare ugualmente..da auto ad auto..ma la comunicazione in certi casi è annullata..tutti pensano 'ma che ca..o di traffico, questa è una vita di m.' e non riesci a immaginare altro...

    Ciao Gio' Gio'

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  9. Non so cosa intendi per senso di "vertigine" che prova chi ti e' vicino (magari tu pensi che loro provino questa vertigine, ma invece sono perfettamente a loro agio). Io passando per il tuo blog vedo una persona intelligente, fragile e forte allo stesso tempo, che scrive per comunicare con gli altri e con se' stesso... che ha bisogno di amore e di darlo, che vive di sogni e di poche cose che gli stanno a cuore, che ha voglia di toccare il mondo con le mani, e forse c'e' gia' riuscito, senza accorgersene. ;)

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  10. Cara Colei che

    sicuramente non resto indifferente alle tue parole.
    La vertigine che temo di suscitare negli altri è proprio quel senso di disagio che proviamo guardando il vuoto sotto di noi, o qualcosa di simile.

    A presto :-)

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