Thursday, 14 January 2010

Negozi di dischi

L'immagine non ha nulla a che fare con il post, ma mi piace questo autoritratto di E. Le Brun.

Il primo negozio di dischi che ho frequentato con una certa assiduità era proprietà della famiglia di un mio amico, quell'amico ritrovato di cui ho già parlato diverse volte e che se anche ho conosciuto che avevo già 17 anni, e ho frequentato solo per pochissimo tempo, è veramente una delle persone piu' care che conosca.

Nei sabati di passeggio in città, dopo aver fatto avanti e indietro le due vie principali piu' e piu' volte, dopo aver cercato, quasi sempre invano, il suo sguardo, lo sguardo di Silvia, tra mille sguardi che mi sembravano tutti uguali, passavo spesso al suo negozio, dove lui stesso alle volte trascorreva il pomeriggio.

In quello spazio angusto, stracolmo di dischi, nelle giornate noiose di bassa stagione, quando i clienti erano pochi ed entravano solo per qualche minuto, seduti a due sediole passavamo ore a discutere di un po' di tutto - della musica, e giustamente si derideva la mia scarsa cultura, delle avventure magnifiche che i clienti piu' affezionati, amici, passando per un saluto condividevano con noi, della fisica che iniziava ad interessarmi, dei giri in moto che progettavamo di fare attraverso le colline, di alcuni professori che non sopportavano proprio il suo fare un po' bizzarro, e che chissa, forse trovavano molto strano il fatto che io, che ero decisamente un bravo studente, era proprio con lui che mi trovavo meglio e cosi' via.

Era impossibile, passando davanti quella vetrina, non guardare dentro, accennare almeno un saluto, chiedere 'Sergio oggi non c'è?' e quindi, se non c'era davvero, insultarlo in qualche modo per la sua lazzaronaggine.

Anche nei giorni frenetici di dicembre, quando per le feste di Natale il negozio era pieno come un'uovo, c'era sempre la gentilezza nel saluto, il sincero interessarsi in quel 'come stai', 'come stanno i tuoi genitori'.

Quando infine quel negozio venne chiuso, per far posto a uno dei mille negozi di arredamento, tutti uguali tra loro, ne sofrii la mancanza - non c'era piu' un punto fisso cui si doveva passare, non piu' il saluto da fare attraverso la vetrina, non piu' sediole su cui discutere dei sogni che con gli anni chissa come sarebbero cambiati.

Nella megalopoli, Milano, dove vissi quasi 10 anni, non ho avuto un negozio 'mio' - si andava un po' a casaccio, un disco di Santana comprato nella via dove abitavo si affiancava a un 'Figaro' preso in centro, o a qualche raccolta trovata in edicola.

Dove vivo ora, di nuovo, ho trovato un paio di 'ospedali dell'anima' per dirla alla Plotina, dove ristorarmi un poco.

In un negozio immenso, in centro, ho trovato decine e decine di dischi meravigliosi. Dal medioevo al Jazz, passando per il barocco e la classica: ho trovato quasi tutto in quel palazzo elegantissimo, per intero dedicato al culto della musica. Ai dischi seguono gli strumenti musicali, e poi gli apparecchi d'alta fedeltà, e poi gli spartiti e i libri d'ogni sorta. Viceversa, in un negozietto un po' malandato ho invece scoperto un mercato dell'usato di buona qualità, dove si possono fare ottimi affari: un vecchio CD di Whitney Houston, qualcosa di Santana, vecchie collezioni di rock degli anni '60 - non sai mai con cosa esci.

Quello che non si trova, ovviamente, sono le due sediole, e le ore passate a parlare un po' ingenuamente di qualsiasi cosa, perfino del male.

Ma io li ci sono stato.

Mi è capitata in sorte questa occasione, e l'ho vissuta in pieno.
Avevo ogni motivo per non coglierla, per starmene, come al solito, nella mia stanzetta a meditare, o per continuare ancora un po' a camminare cercando quei capelli color della terra dei boschi.

Io ero un rispettabile studente, lui uno scavezzacollo.
Io ero un solitario, lui sempre in mezzo alla gente (ma non quando con me).
Io ero malaticcio e contorto, opaco per certi versi, lui sano come un pesce, semplice ma non banale, limpido.

Ok, Alice non si tocca.
Ma ora che ci penso, anche un amico cosi' non è affatto male, no?

3 comments:

  1. Un solitario che rimpiange un luogo di ritrovo della sua adolescenza, le chiacchierate con l'amico ritrovato, il clima familiare del negozietto, non è un vero solitario per cui tra poco, vedrai, dopo aver trovato il tuo "ospedale dell'anima" troverai dei cuori che batteranno insieme al tuo.
    Ne sono sicura!

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  2. infatti...come dice Marisa, sei piuttosto un solitario atipico. Io ti trovo molto disponibile e affettuoso.

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  3. ...meraviglioso ritratto... vorrei indossare quei vestiti....

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