Wednesday, 27 January 2010

Le vertigini

In una casa di montagna dove tante estati avevo passato da bimbo, mi ritrovai alcune volte con dei miei compagni di università.
Ho molti ricordi: le colazioni con il lardo di un amico, gli esperimenti alcolici di un altro, la mia perizia senza pari nell'accendere un camino, cosa che sorprende sempre un cittadino non avvezzo ad altra fiamma se non quella alimentata dal gas, e quindi le discussioni, la musica di sottofondo, la chitarra suonata alla luce tremante del fuoco.

Capitava di ridere per le piu' atroci trivialità: ricordo una passeggiata in cui un nostro amico rischio' di ucciderci tutti volendo per forza di cose farci immaginare la scena di Michelangelo che una mattina si sveglia e si dice: 'Ok, oggi devo scolpire le parti intime del David'. Ecco, detto da lui vi garantisco che era veramente brutale, specialmente perchè seguiva un discorso sull'arte che cercava di essere forbito.

Una volta, durante delle vacanze pasquali, una leggera nevicata ci sorprese nel bosco - chissa dov'eri tu in quell'istante.

Ti avrei voluto li con me.

Avevo promesso loro una camminata in montagna.

Alcuni, avendo dimestichezza con quelle pareti, si erano immaginati una lunga arrampicata, rallentata solo in parte dalla mia presenza, in quanto ero stato esplicito nell'escludere che mi sarei potuto spingere fino alla vetta, altri, conoscendo solo me, si erano forse figurati una scampagnata nel bosco: lievi pendii da superare oziosamente, un pic-nic in una radura, qualche fotografia, magari in posa, vicino un idilliaco torrente schiumoso, di quelli che s'aprono la strada scavando nella roccia.

Appagai la voglia di montagna vera dei primi, sorpresi un poco i secondi, portandoli lungo un sentiero piuttosto accidentato e magnifico, di quelli lungo il quale incontri gente attrezzata, scarponi, corda, racchette, e solo raramente delle suorine in semi-pantofole che hanno chiaramente sbagliato strada (noi comunque le trovammo).

La salita inizio' presto, un paio d'ore dopo l'alba.

Una breve sosta all'alimentari - pane, salumi, formaggi, cioccolato: quanto di meglio da gustarsi in alta montagna, e poi via!

Salivamo nella nebbia mattutina - lo spettacolo che avevamo intorno a noi era sublime. Non si vedeva che a poche decine di metri, e il freddo che ci accompagnava rendeva ancora piu' eteree quelle atmosfere.

La foschia si diradaro' d'improvviso, eravamo già ad una certa quota.

Una delle mie amiche, si rese conto di avere le vertigini - in effetti la salita era stata molto ripida, e l'impressione di essere in alto era fortissima - si percepiva il vuoto sotto di noi.
Guardando a ritroso il sentiero, si poteva scorgere solo ora, che la nebbia era svanita, quella ripidità senza appigli che avremmo visto davanti noi durante la discesa.

Il gruppo si divise: in tre, se non ricordo male, sarebbero arrivati in vetta - li sarebbero state scattate delle bellissime fotografie che tante volte sarei tornato a guardare, mentre noi quattro saremmo rimasti li - in uno spiazzo a fianco del sentiero avremmo mangiato, parlato, atteso il loro ritorno.

Vertigini ... strano insieme di paure e attrazione verso il vuoto, un dilemma, per me, che convive in ogni istante, piu' o meno coscientemente, con il desiderio dell'avventura, della fatica, della soddisfazione.

3 comments:

  1. Non dirlo a me...Io e le mie vertigini conviviamo ormai da tempo.Bellissimi i tuoi ricordi e il riferimento ad Alice è una nota poetica in più in questo tuo fermoimmagine.

    P.S.
    Che carina la canzone di Natalino Otto.:)

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  2. Evocativo. Mi sono ricordata quanto non mi piacciono le montagne e soprattutto le salite.

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  3. Cara Nicole, il passato è un mondo cui siamo talmente alieni ... eppure è li che 'Alice' è nata ed è diventata quello che significa per noi.

    Selene!
    La parte peggiore non è salire, ma scendere.
    Te lo posso garantire

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