Tuesday, 26 January 2010

La gabbia

Amavo la natura.

Ho avuto la fortuna di passare molti pomeriggi della mia infanzia, quella felice e spensierata, in un bellissimo giardino.
C'era il nocciolo, sul quale ci arrampicavamo come gatti, il fico, che usavamo come palo della porta per giocare a calcio, e poi le canne di bambu', dove io e il mio amico costruivavamo ogni sabato la nostra capanna e poi ... molto altro.

Avro' modo di tornare ancora su quel giardino, di cui ho già parlato, e cui per anni, anche da adulto, sono rimasto legatissimo.

Anche la mia ultima estate, la trascorsi li, giocandovi a piu' non posso.

La sera, la mamma chiamava dal terrazzo, e si cercava sempre qualche scusa per ritardare il ritorno a casa - 'aiutiamo il papa a dar da mangiare al cane', 'dobbiamo raccogliere le foglie', fino all'esplicito 'ancora cinque minuti, dai!'.

Amavo le creature della natura - le lucertole che s'arrampicavano sulle pareti mi sembravano fantastiche, e gli uccelli, che sparivano nel folto degli alberi, rapivano la mia immaginazione.

Al tavolino di pietra, facevamo a nostro modo merenda: quando non si mangiavano i fichi o le nespole, si scuoteva un po' il nocciolo, e si raccoglievano le deliziose bacche. Quel giorno forse usammo un po' troppa veemenza, e assieme alle nocciole precipito' anche un nido. Lo osservai pensoso: non sembrava poi cosi' comodo. 'Si puo' fare di meglio' pensai tra me e me.

Nello scantinato, polveroso e umido, si trovava un po' di tutto: vecchi strumenti agricoli che non venivano usati da chissa quanto tempo, martelloni colossali, che neppure riuscivamo a sollevare, grosse taniche sporche, trappole per topi e delle piccole gabbiette per uccelli, di quelle che si usano per catturarli.
Il meccanismo non me lo ricordo esattamente: mi pare si metta del mangime su un'asticella - l'uccellino, posandovisi, fa scattare un meccanismo per cui rimane rinchiuso in gabbia.
Il mio intendimento era un'altro comunque: io volevo allestire una suite reale per uccelli, altro che quel nido sgangherato che era venuto giu' assieme alle nocciole.
Presi dell'erba - imbottii quella gabbietta ben bene - mi parve confortevole.
Avevo nove anni, perdonate la mia ingenuità.
Salii piu' in alto che potei sul nocciolo e sistemai quella che in effetti era ancora una trappola.
Passarono i mesi.
Quel giardino ormai era deserto.
Non c'era piu' nessuno a scuotere il nocciolo, nessuno a bruciarsi i capelli in quei falo' nei quali davamo fuoco assieme assieme alle foglie delle canne e ai crackers, nessuno a giocare con il cane, nessuno.
Ogni sera il babbo veniva a trovarmi in ospedale.
Quella volta mi racconto' che aveva trovato un pettirosso nella mia gabbietta.
Era rimasto in trappola, non so come era riuscito ad attivare il meccanismo di chiusura. Non so come, ero riuscito a catturare un pettirosso.

La mia suite dorata per uccelletti infreddoliti, era una gabbia, null'altro che una stupida, ridicola gabbia.

Non l'ho dimenticato, e questo forse spiega ancora oggi certe mie prudenze, certe mie paure.

5 comments:

  1. Si puo' vivere in modo prudente, tentendo la mano...
    La tua iniziativa voleva essere nobile...sai alle volte succedono cose nostro malgrado. Rimane poetico e amaro tutto ciò.

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  2. Da bambini non siamo consapevoli del male che possiamo fare agli altri, forse non ce lo insegnano bene oppure è la voglia di imparare che travolge ogni cosa.
    Bel racconto!

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  3. Bella osservazone Marisa :)

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  4. Giocavamo con le lucertole, io e mio fratello. Le catturavamo e ce le passavamo di mano, le facevamo camminare sui vestiti, poi le lasciavamo libere. Eravamo anche in grado di riconoscerle e quando accadeva davamo loro un nome col quale chiamarle, nel giardino condominiale.
    Una volta abbiamo girato l'angolo della casa in fretta e abbiamo schiacciato una di loro,nostra amica.
    Con delle pile usate costruimmo una sorta di stele, un monumento alla lucertola, e quando passavamo di là, l'occhio andava su quella tomba per un saluto.
    Ciao

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  5. Mi è successo qualcosa di non troppo dissimile ... ed ero gia' adulto.
    La vittima una piccola lucertolina ancora nera e dalle forme arrotondate e ... 'globulari' se cosi posso dire, schiacciata dalla zampa di uno dei miei cani che mi stava sempre appresso, anche mentre ero li a rimirare quell'esserino.

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