Friday, 22 January 2010

Il contatto

Devo sembrare molto buffo ... o un po' matto visto da fuori.

Spesso, in modo automatico e talmente consueto che ormai neppure ci bado piu', quando una persona mi si avvicina un po' troppo, o giro un angolo, o si aprono le porte dell'ascensore, porto il braccio destro a V davanti il mio petto, per evitare il contatto. Altre volte, quando c'è piu' confusione, incrocio entrambe le braccia, assumo una posa che un po' ricorda quella di alcune rappresentazioni dei Faraoni d'Egitto - il mio non è un gesto regale, ma ancora 'di difesa'.

Che volete che vi dica?

Il bisturi ha inciso, le forbici hanno tagliato - strumenti, di cui conosco la funzione (divaricare, mettere in trazione, asportare cartilagini) ma non il nome, hanno altresi' operato, sul mio petto e sulla mia schiena, piu' volte.
Gli devo la vita.
Non mi hanno donato forme graziose, resto spigoloso da una parte, sottile da un'altra, non simmetrico, per quanto si possa cercare un punto di vista particolare, e soprattutto hanno preteso in cambio la mia sensibilità al contatto.

Ho notato una cosa, con gli anni.

Le persone che in un modo o nell'altro vengono a conoscenza del mio malanno, restano piuttosto male quando io mi definisco 'mostruoso'.

Ma il mio distacco è totale, e questo attributo non mi costa nulla, come non mi costa avere e dire che ho capelli di un colore piuttosto che di un altro.

Se evito accuratamente ogni circostanza nella quale questi miei tratti orribili potrebbero emergere, e mettermi quindi subito all'attenzione morbosa dei 'qualunque' che mai si prenderebbero la briga di conoscermi, è per evitarmi noie e ipocrisie.

C'è stato un momento di transizione, durato anni probabilmente, in cui ho dovuto abituarmi ad abitare in un corpo un po' particolare, ma se pure mi è costato dover rinunciare a tante cose, che una forma fisica normale m'avrebbe permesso, ormai sono riuscito a trovare un equilibrio non indifferente qui dentro.

Quello che mi spiace di piu' è forse avere una sensibilità alterata.

Da bimbo questa era normale, ma ne ho perso ricordo ormai - non ci feci mai caso sicuramente.

Sicchè, ieri sera, a cena, quando un dito mi ha toccato la schiena, ho provato ancora una volta quella strana sensazione che sentiamo quando un nostro tessuto, un po' intorpidito, viene stimolato dall'esterno.

E sono seguiti i ricordi.

Era l'ultimo anno di scuole superiori.
Silvia, che amavo già da anni, era spesso allegra in quei mesi.
Mi mandava messaggi piuttosto espliciti, non so se per scherzare o per quale altro motivo.
Non poteva esserci un motivo serio.
Tre anni prima, le avevo scritto.

Le prime parole su cui abbia mai meditato davvero le ho cercate per te, per dirti tutto e il contrario di tutto. Sapevi abbastanza di me dunque.

Aveva una cara amica, una compagna di classe, di cui mi vergogno di non ricordare piu' il nome: le vidi parlottare durante l'intervallo.
Mentre camminavo in corridoio, vedo venirmi in contro la sua amica. E' a pochi passi da me - cosa piuttosto desueta, mi viene proprio appresso. Siamo l'uno di fronte all'altra, quando, svelta come una gatta, tenta, con la mano, di toccarmi il petto. Beh, io sono stato piu' svelto e ho parato il colpo con il mio solito gesto da Tutankamon. Corre via ridendo. Un paio di minuti dopo vedo Silvia che mi viene incontro.

De ja vu.

Pero' con lei posso anche comunicare, no?
Dopotutto cos'era a quei tempi la mia vita se non un'occasione per vedere e sentire Silvia?

Per una volta Tutankamon resta nel suo sarcofago dorato - e in quell'istante in cui la sua mano si avvicina a me, io la guardo negli occhi, voglio capire cosa significherà per lei.
Mi tocca - sente qualcosa di non proprio normale - e io l'ho visto, sul suo viso, quel disagio che non ho piu' voluto vedere sul volto di nessuno.
Non c'è stata piu' una Silvia scherzosa che si avvicinasse a me.

Negli ultimi anni in Italia, ho avuto per diversi mesi un buon amico, declassato poi con una risolutezza brutale, quasi efferata, a rango di 'conoscente' - so essere spietato, con me stesso piu' che con gli altri. Anzi, devo essere spietato.

In qualche modo trovai naturale dirgli del mio male, anche perchè temeva fossi un tossicodipendente vista la mia magrezza e la trasparenza della mia pelle (parole sue, a mio avviso sono giusto un po' pallido). Gli dissi anche di non provare a toccarmi, neanche per 'gioco', perchè poteva farmi male senza volerlo. Rispetto' sempre questa richiesta, e ando' invece a far danni altrove.

Colpa mia temo, perchè altri ammonimenti che a mio giudizio non vanno detti, perchè dovrebbero essere parte di quelle 'condivise ovvietà' che uniscono due amici piu' che non esotiche affinità elettive, non li dissi.

Aveva un caro amico, al quale disse a quanto pare dei miei problemi.

Ci fu un incontro tutti assieme, e il suo amico, una persona molto buona a quanto dicono tutti quelli che lo conosco, fu espansivo oltre quanto non richiedessero le circostanze: abbracci, qualche mezza pacca sulle spalle.

Qualche giorno dopo, tornammo assieme su quella serata - mi chiese se Paolo mi avesse fatto male, 'quel cazzone, gli avevo detto di non toccarti'.

Nella mia mente cominciarono, a quelle parole, a intrecciarsi diverse sensazioni.
La riservatezza, violata da lui che era andato a parlare di me a uno sconosciuto, l'attitudine strana di un ragazzo che contravviene un consiglio, sensato, non si sa per quale motivo. Cercai di trovarne di nobili: affetto, voler comunicare un po' di calore umano a una carcassa in disarmo (io) - volli scacciarne ognuno che fosse squallido - la curiosità impicciona, il volermi mettere a disagio.

Dietro quello strano torpore, davanti il dolore sulla zona dello sterno, e poi li, a ancora li.

Finiamo in allegria, dai :-)

'E come fai a fare l'amore?' mi è stato chiesto.
(PS: a me piace tantissimo sentir qualcuno dire 'fare l'amore').
Certo: come fai se il contatto con l'involucro del cuore stesso ti provoca dolore?
Abbiamo una mezza soluzione.
Ci sono zone in cui non provo dolore - e ieri sera mi è venuto in mente che potrei tatuarmele cosi che le mie amanti possano avere una mappa sicura nella quale non perdersi. Certo, resta il problema che al buio i tatuaggi non si vedono.
Quindi ho una domanda per voi: esistono tatuaggi fosforescenti?

L'acqua è sul fuoco, quel duetto pianoforte e violino m'ha strappato piu' che un sorriso, un'amica è tornata a casa, e laggiu' in quella terra lontana dove si parla una lingua che pochi conoscono, c'è una principessa con la quale io mi intendo a meraviglia ...

Io oggi avro' una bellissima giornata.

14 comments:

  1. Caro Gio' Gio',
    ogni volta che leggo i tuoi post che riguardano la 'malattia' mi imbarazzo un po' e non oso scrivere nulla, non so sono così, paura di dire qualcosa di non appropriato..ma la storia dei tatuaggi mi ha fatto proprio ridere, e se non dovssero esserci di fosforescenti..perche' mai non accendere la luce..

    La tua ironia mi incata!

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  2. Devo molto alla mia ironia, autentica palla di cannone sparata in un museo di cristalli ;-)

    Nella vita di tutti i giorni sono molto ironico, più di quanto non si intuisca qui forse.

    A presto!

    Gio

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  3. allora al prossimo contatto..

    notte!

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  4. caro Gio, forse dovresti imparare a farti toccare....

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  5. curiosità;
    http://www.youtube.com/watch?v=0e06TWt4jvg&feature=related

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  6. riesco ad intuire la sottile ironisa di questo post. Gli spigoli e le angolature stridenti fanno parte di ogniuno, solo che i piu' non le vedono o le occultano. un post molto autobiografico che forse rivela molto piu' di quanto tu avessi intenzione di raccontare.

    Clelia

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  7. Cara Marisa, un ennesimo grazie ;-)

    Clelia, mi dai uno spunto di riflessione non indifferente. Grazie anche a te :)

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  8. Oh Gio che incanto leggerti...Ti confesso una cosa e non mi frega la leggano tutti. Io ho il complesso delle tette grandi. Difficilmente ho permesso me le toccassero. Ci sono cose che sono vere e propie fortezze che dall'anima attraversano il cuore, per posarsi la dove noi mettiamo dei limiti.


    Riguardo ai tatuaggi te li sconsiglio, ricorrerei al tuo posto ad un percorso fatto di baci più o meno intensi.

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  9. Mia cara Nicole puoi stare tranquilla: se mi facessi tatuare, mio padre mi diserederebbe all'istante ;-)

    Penso di capire cosa intendi nella prima parte del tuo commento.
    A presto!

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  10. oh, Nicole.. ahahhaa come ti capisco, ma al tuo contrario penso che dipenda da come le toccano... ahahhahhaa

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  11. ... nicole, io al contrario ho il seno piccolo, da eterna adolescente, ma per molto tempo ho avuto una strana soggezione nel farlo toccare, quasi fosse un 'difetto' da nascondere. invece adesso mi piace molto, sono più sicura di me, per quello. ma ho condiviso subito, leggendoti, quella sensazione.
    ...toccare e farsi toccare...dipende chi lo fa, forse, non tanto come lo si fa. io detesto quelli che lo fanno mentre discutono con noi, in generale. non sopporto che mi sfiori una persona che non mi piace. assolutamente.
    è meraviglioso, anche solo sfiorarsi, quando si è in sintonia. anche fra amici....

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  12. Il contatto e' chiaramente una forma di comunicazione. Peccato che anche in questo modo si possa mentire. C'e' una cultura del contatto, una retorica del contatto, un galateo del contatto, e tutto quello che puo' far parte delle forme di un linguaggio. E cosi' come ho amici diversi, mi accorgo di come mi rapporto a loro in modi diversi, anche da un punto di vista "tattile". Sicuramente un discorso interessante. Ciao!

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  13. Cara Colei che, ho letto con interesse il tuo commento - sono però il meno titolato ad approfondire quel tema, che pure mi incuriosisce.
    A presto :-)
    Gio

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