Friday, 8 January 2010

Il caso e la necessità

Rubando le parole a Democrito, e andando oltre il suo intendimento scientifico, facendone uso in modo veramente inappropriato a dir la verità, io mi sento oggi davvero di dire che tutto, nella mia vita, avviene in virtu' del caso e della necessità.

Oggi mi ritrovo a detestare il caso, che pure esiste in ogni attimo della mia esistenza, e a provare un'affetto, un attaccamento quasi morboso alla necessità, che pure è in prima istanza responsabile della mia afflizione interiore.

Il caso mi ha scaraventato qui, tra gente sicuramente meravigliosa per chi ha attitudini meno stravaganti della mia, colma di intransigenza e severità, e la necessità mi fa sentire una nostalgia tremenda per quel mondo che, se anche per tanto tempo ho creduto esistesse solo nella mia mente, negli anni ho invece intravisto anche in un sorriso, in un gesto, in una parola, e la cui immagine piu' autentica ho trovato in una lacrima.

Piano piano mi sto davvero convincendo, per esperienza diretta, che non sono solo in questa condizione: un amico lontano che conosco da anni ma che solo con il tempo inizio a sentire intimamente, come parole cui associo un nome e un cuore a mille chilometri di distanza, sembrano riflessi della mia immagine in uno specchio.

Le distanze che mi separano dalle persone che amo ...

Mi capita di pensarci soprattutto quando mi fermo a contemplare le acque tranquille di un lago, o quelle spumeggianti e imprevedibili di un torrente.

A volte capita che lascio cadere una foglia, un rametto nell'acqua.
Lo vedo trasportato dalla corrente, ne immagino il viaggio per valli e pianure, vedo le città, villaggi, metropoli che incontrerà ...
Infine arriva a quella riva, a quel ponte, dove tu, con la mia stessa malinconia, stai un po' meditabonda riflettendo su questa strana sensazione - questa solitudine che ci imponiamo per disdegno di quello che il caso ci ho gettato intorno, non vale a toglierci questo senso di incompletezza che ci accompagna sempre: nelle camminate notturne nella neve come nei viaggi di lavoro in città ignote, nelle salite entusiasmanti e un po' folli sulle cime delle montagne e nelle ore qualsiasi di un giorno monotono.

Un lavoro molto impegnativo, una casa da tenere in ordine, relazioni sociali di buon vicinato, il senso di responsabilità nei confronti della famiglia: nessuna di queste cose è riuscita a farmi 'crescere', a farmi abbandonare i miti dei miei sogni - l'amore, quello puro, l'amicizia, quella sincera, l'onestà, anche quando sconveniente, per barattarli con qualcosa di concreto che aiuti a vivere - una relazione di coppia per godere dei frutti della giovinezza, l'amicizia leggera che fa passare le serate in allegria, e quella sapiente mescolanza di opportunismo e esibizionismo che per compiacerci chiamiamo 'determinazione'.

Caso e necessità - nel mio caso la vostra sintesi è solitudine.

8 comments:

  1. I miti nei quali si afferma ancora la tua fanciullezza sono senz'altro un dono che un dio superiore ci ha donato lasciando viva in noi la scintilla della sua superiorità.
    Mi presento, dopo essere passata spesso da queste parti senza lasciare traccia, con queste parole che mi sento di lasciarti con gentilezza e affetto.

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  2. Beh Patri, lasci un'impronta notevole con queste tue parole di presentazione.

    Io sono agnostico, forse ateo - non riesco proprio a sentire in me alcun senso religioso.

    Eppure proprio ieri sera, dopo aver letto qualche pagina ed essermi girato e rigirato già diverse volte nel letto, ho parlato con 'il grande padre', pensando subito dopo che era forse meglio chiamarla 'grande madre'.

    Un discorso con un interlocutore che io ritengo solo immaginario, inesistente fuori di me, e che pure mi è venuto naturale fare.

    Grazie del tuo affetto e a presto.

    Gio

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  3. La solitudine è l'eccellenza.

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  4. Il caso, spesso, crea la necessità.
    Il desiderio suscitato da una circostanza fortuita, se non soddisfatto almeno in parte, crea la necessità.
    POi la nostra razionalità ci convince di poter fare a meno di tutto e riusciamo a prendere le distanze dalla sofferenza che è causata dalle nostre carenze.
    Ma io dico che dobbiamo osare per non avere rimpianti e cercare di essere benevoli verso noi stessi se falliamo nell'impresa.
    Questa è la vita!

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  5. Mio caro Gio, non so se la mia precedente risposta al tuo post sia appropriata, ma devo confessarti che sono passata diverse volte su questa pagina senza sapere cosa scrivere.
    L'unica riflessione mi è venuta oggi e l'ho scritta nei commenti.... Smack

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  6. Grazie mille Marisa - dopo aver scritto, aspetto i vostri commenti per meditare un po' sul tutto ;-)

    Cara Eva, immaginavo di condividere con te questo destino.

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  7. L'ho riletto più volte questo tuo post, molto bello nella sua amarezza di fondo. Quello che senti è quello che io sento. Ti voglio bene e tu sai che è così. La solitudine dei numeri primi...ma in quanti siamo?

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