Tuesday, 19 January 2010

I doni

Era solo un paio d'anni fa circa - eppure questi mi sembrano ricordi di un'altra vita, dopo la quale mi sono reincarnato almeno due volte, cambiando pelle, consuetudini, passioni.

Perfino il mio accostarmi al silenzio, se pure da fuori può sembrare immutato, sentito da dentro è completamente mutato.

Io prendevo ogni cosa bella che vedessi intorno a me, e te la portavo.

Un cucciolo di cervo, visto dal terrazzo - avresti dovuto vederlo anche tu.

Un gruppo di pinetti, al limitare della foresta, mi sembravano bimbi che giocavano in cerchio - dovevi immaginarteli così come mi erano apparsi e il tuo sorriso sarebbe stato dolcissimo.

Una ragnatela può essere bellissima, lo sapete?
Quel giorno ne vidi una: gelata, cristallizzata dal primo freddo, sembrava un'opera d'arte che chissà, forse tu avresti guardata piena di meraviglia, come me.

Fino a quella volta, all'inizio della primavera, quando, in moto per le campagne già in fiore, uno sciame di polline, fittissimo, trascinato dal vento, mi avvolse per pochi secodi, come un'aura mistica.
Quella è stato forse l'ultima cosa bella che sono riuscito a dirti.

Poi qualche cartolina, lasciata nella buca delle lettere, piccoli regali: ultime gocce di un sangue sgorgato troppo a lungo da una ferita che infine si rimarginava.

Ho sbagliato io.

Quella volta del cervo, tu eri chissa dove con il tuo lavoro.

Il tuo sorriso era a volte dolcissimo, ma non vedevi forse la tenerezza di quei pinetti, o la bellezza di quella ragnatela, sottilissima figura geometrica, ma la mia ingenuità, decisamente sorprendente in uno che lavora ogni giorno con equazioni e diagrammi.

Quest'estate ho fatto pochi giri in moto - quel giorno ero salito a quasi 2500 metri - li i paesaggi si fanno lunari, non belli in senso stretto ma decisamente sublimi, da togliere il fiato.

Scesi di un paio di tornanti - sapevo che c'era, sulla curva, uno spiazzo che dava da un lato su un lago dalle acque grigie, dall'altro sull'abisso nel quale si snodava quel serpente di asfalto che m'avrebbe ricondotto a casa.

Fermai la moto, stavo per scendere quando vidi una coppia di ragazzi estasiati che guardavano con gli stessi occhi quello spettacolo.

...

Ho immaginato in un istante il loro lungo viaggio, su quella grossa BMW, le braccia di lei strette al suo bacino, gli scambi di parole durante il viaggio ... 'Guarda che spettacolo', o, più semplicemente, 'Sei stanca? Ti vuoi fermare un attimo?'.

Non si è visto, ma sotto il casco sono riuscito a sorridere per loro.

Sono ripartito subito - avevo preso una decisione: non mi sarei fermato mai più, solo, ad ammirare quello spettacolo.

4 comments:

  1. bellissimo post, pieno di speranza.

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  2. Che bei doni..che fortunata Silvia
    ;)

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  3. la condivisione... uno di quei misteri della vita che ancora nessuno è mai riuscito a spiegare esaurientemente, ma solo dandone di volta in volta una descrizione parziale e sommaria.
    un post davvero stimolante, bravo.

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  4. Marisa, Malumore: grazie :-)

    Agathathecat - Silvia, anche il solo nome ancora significa qualcosa di strano per me.

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