Thursday, 21 January 2010

I brividi

Avevo forse vent'anni.
Era probabilmente l'ultima vacanza estiva passata con la mia famiglia - avevo alla fine acconsentito ad accompagnarli, anche se mi costava veramente parecchio starmene in quella gabbia chiamata 'vita da soggiorno presso località balneare', con i suoi ritmi, i suoi sciocchi riti cui neppure volendo ci si puo' sottrarre, perchè basta occupare un volume nello spazio tempo per essere interecettati da quello sciame di ... beh, cazzate.
Per me, sia chiaro.

Un pomeriggio l'avevamo trascorso sulla costa, un po' a nord.

Su un promontorio sorgeva un castello color della sabbia - mi hanno sempre affascinato quelle merlature un po' smunte dal tempo, quei bastioni colossali, quelle sottili feritoie, dalle quale immagini di vedere i Mori all'attacco, il fumo delle navi in fiamme, la polvere levarsi al tuono della catapulta.

Una bella giornata - abbiamo scattato qualche foto.

In una delle sale, disadorne, del castello, una musica strumentale medioevale completava uno scenaria già quasi perfetto. Ero entrato in quella stanza al silenzio e la musica, non so se innescata dalla mia presenza o per fortuito caso appena ricominciata, mi rapi completamente. Ai tempi non avevo famigliarità con i suoni del liuto, dell'arpa e degli altri strumenti di cui neppure ora conosco il nome, e l'esperienza fu notevole.

Quasi da brivido.

Ricordo le ore precedenti a un mio intervento chirurgico - arriva sempre l'anestesista, con il suo modulo da compilare. Ero disteso sul mio letto, con le cuffie nelle orecchie che mi raccontavano la seconda di Mahler. Nello stato mentale particolare di quelle ore - quando vuoi scappare, un'ultima volta, dall'immagine del dolore che proverai, vuoi dimenticarti di quella lunga riabilitazione che dovrai affrontare, e sai benissimo che, quando il dolore sarà lacerante, neppure riuscirai ad ascoltare la musica - riuscii davvero ad entrare in comunione totale con quelle atmosfere gravi e dolcissime. Ero ipnotizzato, ad occhi chiusi, quando l'anestesista, che di solito è quello che ti porta nel mondo dei sogni, mi ridesto' da quello stato di estasi.

Estasi, ma non brivido.

Non penso di essere mai stato vicino a Silvia come durante quella gita scolastica.
La separazione fu dolorosa - non che lei avesse fatto piu' che non parlarmi per qualche minuti, ma da soli, o voler fare un paio di foto con me - ma era stato comunque eccezionale.

Tornato a casa mia, mi rifugiai nella mia stanzetta.

In quell'occasione scelsi la nona di Beethoven.

Ero triste e lucidissimo allo stesso tempo: vedevo il mio futuro, e lo vedevo proprio come è stato. Lo scontro con una realtà troppo diversa da quella che sognavo, le sconfitte, continue, le delusioni, il dolore sofferto in silenzio. A quello stato di mestizia e comprensione, ancora una volta, era stata la musica a portarmi, quell'essenza viva che d'ogni parte ci circonda e sostiene, e pesa.

Sublime, decisamente, ma ancora una volta nessun brivido.

Poi tra me e la musica è stato un crescendo: amore appassionato, a tratti edonistico, mai tradito comunque.
Ma senza brividi: forse non sono mai riuscito a lasciarmi andare, forse non ho voluto correre il rischio, visto che di brividi ne sento già abbastanza ...

Un mio collega, lui è capace di rabbrividire, e l'ho visto di persona, ogni volta che sente una Passione di Bach.

Io no.

Io rabbrividisco leggendo, scrivendo, o parlando.
Ascoltando è ancora piu' facile.

L'insonnia di due giorni fa non è stata completamente inutile: ho finito le Memorie di Adriano - un libro che già molte volte avevo letto, ma mai in modo ordinato, dall'inizio alla fine, in pochi giorni.

Questo libro non ha eguali, ha influenzato piu' lui la mia vita che ogni altro.

Ho riletto le ultime pagine con il cuore in gola.


[PARLO DEL FINALE, FORSE NON VOLETE CONTINUARE]


Non vi tolgo nessuna sorpresa dicendovi che l'opera finisce con la morte dell'imperatore - questo è chiaro fin dalle primissime pagine.

Mi sento un po' ridicolo, e forse lo sono.

Guardate con me.

Adriano giace disteso sul letto: sono gli ultimi istanti della sua vita mortale.

Il padrone del mondo, circondato dai pochi intimi, smette di scrivere le sue memorie: le parole che leggiamo sono gli ultimi sussulti della sua mente.

C'è un particolare, sciocco forse, lo ammetto, che mi ha commosso moltissimo.

Sentendo la morte giungere, ha mandato un messo a chiamare Antonino, colui che ha designato come suo successore.

La lucidità lo sta abbandonando - il grande sonno è ormai vicino.

Il paggio esce a cavallo dal suo ritiro verso la grande città.

Il nitrire del cavallo lanciato al galoppo giunge fino la sua stanza, ma lui sente lo scalpitare degli zoccoli di Boristene - è lui stesso che corre sulla strada per Roma.

Boristene è stato il cavallo preferito della sua giovinezza, con il quale aveva raggiunto una complicità sorprendente.

Questo sciocco particolare, questo confondere un'ultima volta sogno e realtà, questo racchiudere nell'insignificante particolare di un cavallo l'intera sua giovinezza, mi ha commosso nel profondo.

E mi sono tornate subito alla mente tutte le scene di malinconia e fragilità di cui abbia memoria, e tutte assieme si sono riversate nelle mie vene, hanno dilagato in ogni fibra del mio corpo.

Tutta l'umanità di cui sono capace.

Brividi.

10 comments:

  1. Come te, traggo dalle Memorie un'infinita ispirazione...mi capita raramente ed è bello condividere con qualcuno la stessa sensazione...

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  2. Complimenti per l'umanità che scaturisce dal finale di questo tuo post!
    Commuovente e nobile fragilità umana.
    Davvero bello!

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  3. Mi hai incuriosito con queste memorie, le leggerò con interesse però, mio caro Gio, mi sa che oggi hai sentito la mia "mancanza"...

    Vuoi sapere cosa succede a me quando ascolto la musica?
    Piango!
    Stamane io e mio nipote stavamo ascoltando l'ultima aria dall'Otello di Verdi "Niun mi tema" e l'intenzione era quella di analizzarla dal punto di vista scenico.
    Ebbene, mentre ascoltavamo ed io spiegavo la scena ho cominciato a lacrimare ma ho continuato a parlare, è finita che ho detto a mio nipote: "Non ce la faccio più, devo piangere!" e siamo rimasti a guardare io "disperata" e mio nipote divertito.
    Non era questo il mio messaggio per lui, ovviamente!!!!
    Chi più scema di me? :o)

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  4. Marisa, confido anche su di te per imparare.

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  5. Cara Hobina, le Memorie sono uno scrigno colmo di gemme di inestimabile valore. Io la adoro.

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  6. Caro Milo: fragilità, una parola che può avere significati diversissimi.
    Alcuni dei suoi aspetti sono per me fondamentali.

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  7. Mod, mi sei mancata tantissimo.
    Mi mancava tutto di te.

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  8. Tu non lo sai, ma sei Grande...mi sono commossa. Mi sei mancato.

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  9. Dai Nicole non esagerare :-)
    Anche tu mi sei mancata

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