Wednesday, 27 January 2010

Gio dieci e più anni fa.

Ho ritrovato alcuni miei vecchi scritti - roba di più di dieci anni fa.

Sono legato a questo Gio che stava ancora cercando di dimenticarsi di Silvia, del mal di schiena e delle altre disgrazie occorsegli in vita mortale. Ai tempi ero piuttosto interessato, se pure da un punto di vista ateo-agnostico, a discussioni circa la religone e le paure più intime e le speranze più ingenue dell'uomo.
Non ricordo quando avvenne, di sicuro anni prima di questi miei, ma la religione comunemente intesa ha smesso prestissimo di sembrarmi una risposta sensata a questioni così legate alla natura stessa dell'uomo.

Tutto qui.

L'avete mai notato? L'uomo è debole . . . e spesso diventa più bastardo di un cane.
Sei penoso, così pensi di esserti dato un contegno?
Uomo, tu . . . tu cerchi di darti una dignità, perchè sei tu il primo che vuol credere alla menzogna “la mia vita è importante”.
Così nascono uniformi, tuniche, mantelli, elmetti . . . tutte cose volte a marchiare nella stessa mente dell'uomo un'immagine di severa autorità.
E così nasce la presunzione, come se si potessero distinguere due granelli di sabbia del più remoto deserto della terra.
E così nasce la prevaricazione, un diritto fatto a tua immagine e somiglianza, vero?
In ognuno di noi è seminato questo germe.
Puoi assecondarlo, combatterlo, mai ignorarlo.
Io lo combatto.
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Stavi dormendo, poi all'improvviso ti ha svegliato.
Era seduto sul tuo letto, gli occhi fissi al pavimento, le mani fra i capelli.
In silenzio.
Non vi siete scambiati una parola quando ti sei seduto al suo fianco.
Avete aspettato assieme il profumo del forno, il primo raggio di sole.
E all'arrivo del giornale tutti e due giù per le scale, in strada.
Di quante notti sei stato il mio compagno, dolore?
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E' il tuo sorriso che mi uccide.
Quando una lacrima, un pensiero, o infine il tempo avranno sciolto in nulla quel sorriso, per me, . . . per voi non basterà la consolazione di una promessa.
Le tue lettere, le tue poesie . . . e nessuna promessa per me.
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Quanti pugni sul pavimento
hai schiuso in tremula candela?
Quanti in figlioli ribelli?
Quanti in segno di pace?
La libertà da questa parte, e la paura,
il vuoto, le mie mani che si chiudono sul nulla.
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È nell'incubo che sono più lucido.
Le mie guance, tese, mangiate da un incombente vuoto, soffoca la mia gola.
Un immobile silenzio spalanca i miei occhi.
Allora . . . . aiuto!
Mi risveglio, e mi riaccompagna la mia immagine di serena rassegnazione.
Il mio più grande dolore, . . .
è non saper più credere ad un sorriso.
Vorrei poter almeno lottare per poter dare un senso al vostro sorriso.
Ma, non possiamo.
.....
Qual è la differenza tra bello e sublime?
Il bello è la pace, la tranquillità, la religione dei credenti.
Il sublime è la guerra, il combattimento, raggiungere Dio, sfidarlo . . . è la religione di chi non si è rassegnato alla sua non esistenza.
Né bello né sublime vedo il vostro sorriso.
Muto e, nascosto.
Ma se è così vuota la nostra vita perchè sento, adesso!, stringersi il mio cuore!
Bugie per coprire i lamenti.
Non sono i vostri scheletri a farmi impallidire.
E' la vostra felicità.
Combattere il male, quale missione è più desiderabile?
Difendere il bene, vorrei sacrificarmi per questo!
Non esiste né bene né male.
Non possiamo combattere, questa è la vera condanna.
Non possiamo sfidare Dio, invocarlo, neppure stringere nel pugno un solo istante di sensata esistenza.
E' così
Non cercare retorica banale in queste parole: non la troveresti.
Quello che cercano gli uomini, senza forse accorgersene, non è forse l'amore?
Sta calmo, ti ho detto che non è dozzinale
Vedi le tua vicine, quelle vecchie pettegole, che parlano e palrano, e si lamentano sempre di tutto, delle belle rondini, del bel tempo, del brutto tempo . . .
Io spesso le liquido con un “che palle stè brutte vegiasce”
Ma sbaglio?
Prova a pensare a cosa significa per quella persona la compagnia di qualcuno che la ascolti.
E prova a pensare cosa significa per te la compagnia dei tuoi amici.
Esiste qualcosa che si può conoscere solo per esperienza personale: il dolore.
Non capisci quale legame unisca quella frase al resto?
Beh, aspetta, forse prima o poi lo capirai ....

3 comments:

  1. Non so quanti anni hai adesso, ma questi sono pensieri profondi e molto sensati per uno che lo immagino un adolescente dieci anni fa. Spesso parli di una malattia. Sei guarito? Dal come ne parli sembra di sì. E lo spero di cuore. Forse ne scrivevi in uno dei tuoi post precedenti, ma è solo da qualche giorno che ti seguo e non conosco bene la tua storia. So che continuando a leggerti capirò di più, e sei una persona che merita tale pazienza.
    Un saluto :)

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  2. Cara Selene, oggi ho 31 anni, questi pensieri li ho raccolti sul finire degli anni novanta direi.
    Ora non vivo più in Italia, ma mi capiterà magari di tornarvi presto - mi piacerebbe cercare nei miei diari che custodisco in un vecchio comodino un'immagine di me adolescente.

    Dalla mia malattia non si può guarire: la si può in qualche modo gestire, fare in modo che le sue manifestazioni più aggressive, e potenzialmente mortali, vengano ridimensionate: quello che si può fare davvero è abituarsi al male.
    Ecco, penso d'esserci riuscito se oggi ti ho dato l'impressione di essere 'guarito'.

    Grazie di cuore :-)

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  3. Sei davvero forte allora! Continua così, non ti arrendere... Spero che tutto andrà bene per te, di cuore! :)

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