Saturday, 12 December 2009

Tutto è relativo - il negozio di giocattoli

Quando ero bambino, la mia famiglia non era in condizioni economiche floride - nulla a che vedere con la povertà, ma sicuramente non siamo stati dei bimbi viziati cui si concedeva ogni capriccio, e non solo per la saggia virtù dei nostri genitori.

Una volta a Carnevale nostra madre ci convinse a vestirci 'da poveri', con qualche maglionaccio, un po' di trucco, un cappelli di stoffa. Non mi convinse mai come idea - diabolica astuzia di una madre forse a corto di quattrini ma non di idee ... - gli altri anni si fittavano i vestiti all'oratorio.

A quei tempi, si parla dei primi anni ottanta, nei quartieri periferici di una piccola città lombarda, non era raro trovare botteghe d'artigiani, piccoli empori di stoffe, nastri e merceria varia, negozietti di giocattoli.

In particolare c'era un negozio, nel viale, che era un luogo di paura e attrazione irrisistibili. Si, il plurale è messo con coscienza: sia la paura che l'attrazione erano irrisistibili. Si sviluppava soprattutto in profondità e altezza - qualsiasi cosa sembra alta quando sei un soldo di cacio, e, vuoi la scarsa illuminazione, vuoi l'atmosfera pesante di mille occhi severi, quelli della padrona, che ti guardavano, pronta sempre a severi ammonimenti, in quel luogo veramente entravamo con il cuore in gola.

Capirete: non vi compravamo quasi mai niente, e non eravamo di conseguenza visti di buon occhio dalla vecchia proprietaria 'non toccate niente'.

Spilorcia!

Nella mia mente a lei associavo 'cattiva' che è tutto quello che, da bambinetto, potevo immaginare.

Una cara amica di famiglia mi voleva molto bene - mi faceva sempre un sacco di bei regali e suo figlio era un bimbo incredibilmente generoso che spesso mi regalava alcuni dei suoi bellissimi e numerosi giocattoli.

Un pomeriggio, eravamo a spasso per il viale, io e lei.

Passiamo davanti la bottega, vi entriamo.

La vecchia 'cattiva' è irriconoscibile.

Fa un sacco di cerimonie per quella preziosissima cliente.

Scelgo il mio giocattolo - ho il vago ricordo di una carezza della quale però non sono certo.

Quel giorno imparai per esperienza diretta il senso di una parola che solo anni dopo avrei imparato a conoscere in termini lessicali.

Ipocrisia.

1 comment:

  1. Allora Gio...Io mi sono travestita solo da adolescente. Ai miei i bambini vestiti di maschere non piacevano.

    Abbiamo molte cose in comune o quasi...Io l'ipocrisia l'ho conosciuta all'asilo. Le suore laiche e non, riservavano le cerimonie solo ai figli della gente ricca. In realtà non amavano nessuno. Ho visto bimbi come me, fare la bava per una brioche o un piatto di pasta e piselli.Maledette!!!

    ReplyDelete