Monday, 28 December 2009

Prêt-à-Porter

Cito da Wikipedia:

Prêt-à-porter è un'espressione della lingua francese che significa "pronto da indossare".
In opposizione all'alta moda (la haute couture), il prêt-à-porter è costituito da abiti realizzati non su misura del cliente, ma venduti finiti in taglie standard pronti per essere indossati.
Rappresenta il passaggio dalla sartoria artigianale e dal vestito su misura alla industrializzazione del tessile con la standardizzazione delle taglie che permette la produzione in serie degli abiti.


Dei vestiti mi sono sempre poco curato. Per carità - ho un buon numero di pantaloni, camicie, t-shirt, calzini, e tutto quanto occorre per essere decenti. Mi piace, ma rientra nel novero dei piaceri cui concedo pochi secondi al giorno, abbinare i colori, scegliendo non del tutto a caso dalla cassettiera i diversi indumenti. Tengo, ovviamente, all'igiene e alla protezione che anche in termini di umidità o calore un vestito garantisce. La comodità, infine, è forse l'elemento più importante - mi ritrovo ad usare per anni lo stesso paio di sopra pantaloni da moto così facili da mettere e togliere anche con gli stivali. La mia attenzione per i vestiti però si smarrisce già all'atto del lavaggio - non fidandomi troppo di me stesso, butto tutta la biancheria assieme in lavatrice con tutti quei capi che non riconosco come 'pregiati', in barba a ogni saggia moderazione e considerazione cromatica. Infine, per le camicie o i pantaloni, mi affido o alla tintoria del viale sotto casa o a mia madre, che di tanto in tanto mi spedisce per posta un paio di pantaloni perfino stirati (in casa faccio tutto, e su tutto mi piace la casa permeata del buon odore dei vestiti stesi ad asciugare, ma mi sono rifiutato di imparare a stirare).

Questo per i vestiti - sia benvenuto il Prêt-à-Porter, non voglio spendere la mia vita da un sarto che mi punge con i suoi spilloni manco fossi una bambolina voodoo.

Per la vita invece, niente Prêt-à-Porter per me.

All'inizio forse, sotto sotto, null'altro avrei bramato che una vita standard: e quindi anche un'adolescenza coi primi amori: qualche bacio, andare oltre, di tanto in tanto, con il cuore in gola, imparare a conoscere e a farsi conoscere, vivere come elemento di una coppia, uscire assieme e così via.

Ma ora no.

Ho ricevuto un messaggio via e-mail di nuovo.

Una domanda diretta: 'Gio, tu non me la dai a bere, la verità è che tu vuoi stare da solo' (cito a memoria).

C'è del vero.

Io non voglio nulla di quello che, di fatto, vedo attorno a me in termini di relazioni uomo/donna - io non voglio una girlfriend ordinaria, di quelle fatte in serie e Prêt-à-Porter.
Certo, patisco, in molti sensi, questa mancanza, ma nessuna soddisfazione 'ordinaria' vale il disagio che avrei mettendomi in una qualsiasi delle coppie che vedo attorno a me.

Da una parte c'è sicuramente l'attaccamento alla mia libertà - il potermi chiudere in lunghi silenzi a meditare, la possibilità di essere triste e scontroso perfino con me stesso quando, al tramonto, colgo una nota di malinconia in ogni melodia, fosse anche la più lieta, ma c'è, lo ammetto, anche la consapevolezza che alle volte, senza motivo, semplicemente divento lunatico e intrattabile - nessuno si merita le mie follie.

Non solo.

Io ho un terrore autentico - il terrore di annoiarmi di un essere umano, quasi fosse un oggetto, un giocattolo per il mio diletto: non me lo potrei perdonare. E' la mia ignoranza in termini di rapporti umani che è rimasta troppo grande: così mentre io crescevo, e formavo la mia mente alla solitudine, e all'intransigenza plasmavo la mia attitudine, mi allontanavo sempre di più dal prototipo di 'membro di una coppia'.

Oggi io non riesco che a bramare la scintilla dell'innamoramento, o, ancora meglio, l'eccezionalità dell'amicizia: così qui, proprio qui, dove ho conosciuto persone che amo (in senso lato), e dove forse qualcuno mi ama (in senso lato) e dove per la prima volta il mio spirito ha tremato di fragilità per il contatto con un altro, remoto e prossimo, e per un motivo diverso dall'amore, trovo una serenità e una tranquillità che ho per troppo tempo ignorato.

Nei lunghi anni in cui misuri la tua inutilità con la tua inesistenza sentimentale e perfino sessuale, nei pomeriggi interminabili trascorsi a camminare, ore e ore, nella solitudine e in cerca di un incontro casuale con chi t'avrebbe regalato un sorriso, mi è sempre mancata questa consapevolezza - la serenità mi è stata regalata non da Silvia, l'ho trovata cercando, ma non trovando, Alice, avendo incrociato la mia strada con quella di chi, a occhi nudo, è lontanissimo da me, ma di cui sento oggi l'abbraccio sincero.

7 comments:

  1. Mio nuovo amico virtuale con cui lo scambio di messaggini in risposta ai nostri rispettivi post sembra ormai consolidato, tu ti sei costruito una fortezza dentro la quale la tua protezione avrà una autonomia di... circa 200 anni.
    Devi sapere che la capacità umana di adattamento all'ambiente circostante e alle situazioni è assai impressionante.
    Sono certa che se tu dovessi trovare una persona che ti coinvolge davvero, saresti in grado di superare tutti i tuoi vezzi, i tuoi bronci e quant'altro... ;o)

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  2. se riesci a passare un pomeriggio inutile,
    in modo assolutamente inutile,
    hai imparato a vivere.

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  3. Uhmmm, siamo tutti un po' così. Alle volte capita di innamorarci ricambiati e allora modifichiamo il proprio stile di vita e lo adattiamo al nostro patner.
    Ma spesso è un 'lavoro'a senso unico ed ecco la tragedia o le tragedie! Consumata la passione, non si sopporta più chi ti sta vicino.
    Credo sia difficile vivere in compagnia di se stessi e quasi utopico in compagnia di qualcun'altro.
    Ma non mi piace vincere facile:)

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  4. Comunque ne sarà valso la pena, Nicole.
    Il nostro dovere morale nei confronti di noi stessi è quello di vivere intensamente la nostra vita nei limiti delle nostre possibilità perchè il rimpianto di non aver voluto osare è peggio degli errori commessi.
    Per gli errori c'è sempre una spiegazione o giustificazione o anche una condanna ma per l'immobilismo no.

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  5. Quando scrivi 'non voglio nulla di quello che vedo intorno a me' riferito alle coppie, è come se mi leggessi nel pensiero. stare soli, per chi come me, lo è, diventa uno status difficile da abbandonare.
    chiunque ci stia accanto, tende prima o poi a 'modificarci'. pretendendo che ci si adatti a loro. forse se fossimo sicuri che l'altro ci accettarà così come siamo sarebbe più facile condividere la nostra vita con quella di un'altra persona.
    io non riesco più a scendere a compromessi. e a volte è difficile...

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  6. Gio' Gio', sono molto titubante anch'io su quanto affermi..l'amore quando arriva arriva..e magari tutto rimane immutato..tu con le tue paturnie..silenzi etc etc e l'altro magari pure...questo per me dovrebbe essere il senso dello stare insieme...due entità distinte con un progetto comune..qualunque esso sia...io ancora sono in cerca. Il mio credo a volte vacilla ma sento in fondo in fondo al mio cuore che qualcosa di buono da trovare c'e' ancora...Non ho detto che e' facile!
    poi ognuno si regoli come può..magari sovvertendo il pensiero comune dello stare insieme..cioe' in case separate..magari sullo stesso pianerottolo!

    Non so se sono stata comprensibile...

    Un abbaccio

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  7. Sto meditando su quello che mi avete scritto.
    Grazie mille :-)

    Gio

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