Wednesday, 9 December 2009

La mia mano

La mia mano, ove è scritto davvero il mio nome.

Qui poggia sulla spalla di mio fratello, la scorsa estate, ad un matrimonio.

Qualche anno fa, ne avevo già ventitre direi, i miei genitori mi imposero di prendere la patente B - per auto. Ho sempre avuto dimestichezza con le due ruote, la patente l'ho presa a 17 anni, ma mi sono sempre sentito a disagio in auto.

Quella dimensione, cosi' maggiore della mia di guidatore, quel non sentire distintamente il suono del motore, quel non poter cambiare l'assetto semplicemente muovendo il mio corpo, mi hanno sempre fatto percepire l'auto come qualcosa di estraneo: laddove con la motocicletta si entra in simbiosi, ci si fa tutt'uno, con l'auto, mi sembra di essere sempre una piccola parte di un grande sistema.

Cedetti comunque alle loro instistenze, e iniziai le pratiche di iscrizione alla scuola guida.

Dovevo passare un esame medico, al solito, di abilitazione, o qualcosa di simile.

La sala d'attesa era affollatissima di ragazzi, anche piu' giovani di me, e pochi adulti. Su una sediola sghangerata riposava una signora di mezza età, esausta e sfatta, tanto che la smagliatura delle sue calze le si addiceva assai piu' che non un paio di collant perfette.

Il mio turno.

Presentai i miei documenti - per l'autocertificazione, se non ricordo male, mi ero scritto un documento con qualche nota sui miei malanni. Porsi al medico il foglietto. Una rapida occhiata, la lettura di un nome, e quel dottore da stanca routine sembro' ravvivarsi.

Si avvento' sulla mia mano, come un leone affamato su una preda inaspettata.

Stringendomi lievemente il polso, saggiando la flessibilità delle mie dita sottili e sinuose, osservando le lunghe falanghi, sembrava andare alla ricerca di chissa quale nozione letta in libri di diagnostica.

Non mi diede fastidio, anche se sulle prime un poco mi sorprese.

La mia intimità non ha piu' legami con il mio corpo da lungo tempo.

Vi è stata scacciata lontana da una vita nella quale il contatto con il mio corpo è stato solo di mani in guanti di lattice, e l'occhi che mi hanno guardato sempre analitici, e il caso, il turno, ha stabilito gli incontri non io, nè loro.

Oggi poi, con tutti i tagli, le cicatrici, quel filo metallico a fior di pelle, è svanita anche la capacità sensoriale di sentire una carezza.

Mani ...

Qualcosa di straordinariamente simile accadde anche poco tempo dopo, o, forse era già accaduto poco prima.

Mi ero presentato a questo ufficio per ottenere un certificato che mi inserisse tra le 'categorie protette'. Anche se ancora studente, mi era stato consigliato di iscrivermi in tale lista - ovviamente ne avevo tutti i requisiti.

Anche qui, visita di routine.

Neppure alla discussione della tesi di laurea penso di essermi trovato di fronte a una tale turba di pubblici ufficiali. In quella stanza malamente illuminata, un coacervo di medici senza camice apparecchiati attorno un tavolo consumato dall'inerzia, lesse nelle mie cartelle cliniche, nella lunga serie di dati, qualcosa di cui non aveva nè interesse nè competenza. Solo uno tra loro, mi piace pensare il piu' giovane, mostro' un minimo interesse per il malato e non solo per le carte.

Per lui non ero una pratica da sbrigare, nè un questuante lagnoso come i mille che chiedevano, immagino, un'indulgenza: ero finalmente un paziente, e ancora furono le mani a interessarlo.

Meglio paziente che pezzente.

Poche settimane fa, durante la lezione di chitarra del sabato, il mio maestro mi guardo' e mi disse 'Gio, I realize only now that you have very long fingers'.
Amazing.
Aggiunse che questo è bene, ma che non è necessario.

Annuendo, mi tornarono in mente le dita corte e grassocce, tozze veramente, di Andreas Segovia, e la sua maestria, ancora da ottantenne, con quella sua amante fulva.

Se le mie dita le puoi immaginare pungere le corde, le sue le carezzano.

6 comments:

  1. Io vedo delle belle mani eleganti, ( guardo sempre le mani)sono certa che le tue mani sappiano anche accarezzare e persino trattenere.

    ReplyDelete
  2. La tua mano m'impressiona , mi ..mette quasi soggezione ,forse sono assurda ma anche sincera .
    Mi piace molto sapere che sia appoggiata ad una spalla, non una spalla qualunque ..

    ReplyDelete
  3. Secondo me le tue mani sono meravigliose, sembrano narrare una storia...
    Si, potrei anche essere pazza, ma non importa, le mani degli uomini (in senso di sesso maschile) ho sempre pensato che dovessero essere esattamente come le tue, quelle grassocce hanno un qualcosa di poco maschile, una virilità che manca.
    Io credo che pungere le corde e accarezzarle siano due cose distinte, importanti entrambe certo, ma comunque importanti allo stesso tempo da sole...
    :)

    ReplyDelete
  4. Cara Love,

    è vero: le mie mani raccontano una storia - ma è una storia triste, fatta di dolore e malattia, rinunce e afflizione.

    Quando dico che il mio nome vi è scritto, non esagero: il sintomo più evidente del mio malanno è proprio la forma della mano, e questa magrezza, che si propaga a tutto il corpo, e che anche dentro indebolisce i tessuti, non è, paradossalmente, che un fardello pesantissimo che grava sulle mie ossa ;-)

    Vi ringrazio però delle belle parole che mi fanno sicuramente piacere.

    Cara Ingrid, in effetti io stesso ho impiegato anni a non farmi soggezione da solo ;-)

    La spalla di mio fratello, sano e santo, è sicuramente ideale per poggiarsi.

    Ciao :)

    ReplyDelete
  5. Arnoldo Foà... avessi potuto l'avrei sposato.
    Ciao

    ReplyDelete
  6. Caro/a amante dei giardini, hai ottimi gusti.

    Una persona davvero affascinante, direi di piu': carismatica.

    A presto!

    Gio

    ReplyDelete