Wednesday, 2 December 2009

La casa misteriosa

Stanotte ho sognato.

Il sogno è ambientato in un luogo non dissimile a quello dove sono cresciuto, in Italia. Il racconto è molto aderente al sogno che ho fatto, quindi si: sono un megalomane che ha letto il deserto dei Tartari. In effetti non volevo mettere 'il dottor Gio', ma questo è quello che ho sognato. Forse sotto sotto sono presuntuoso.
Devo confessare che mi da veramente fastidio questo 'dottor Gio', ma se ha un significato recondito, e' bene scriverne.

Due signore dell'alta società devono recapitarmi il biglietto di invito per un matrimonio.

Si fanno accompagnare in taxi - 'Siamo arrivate signore, il numero 25 è quello' dice l'autista indicando un cancello in ferro battuto. L'atmosfera è di decadenza e abbandono - l'imponente cancello, che un tempo forse era d'accesso a un giardino, socchiuso, apre su un cortile polveroso, e il terreno pietroso e sconnesso non è certo l'ideale per camminarci, con quelle scarpette all'ultima moda poi ...

Guardano il biglietto che è stato affidato loro 'Al mio caro amico, il dottor Gio' - e poi l'indirizzo - è giusto.
Gli è stato affidato dalla contessa, e loro hanno accettato di buon grado questo incarico: non aspettavano che di poterla contentare.

Ma non credono ai loro occhi: possibile che questo 'caro amico, il dottor Gio' viva davvero li?
Possibile che qualcuno cui la contessa tenga tanto, tanto da mandar loro due a recapitare il biglietto, possa vivere in un ambiente cosi trasandato, in mezzo alla polvere, in mezzo al nulla?
Possibile che l'invito, in busta di cartoncino con ricami d'oro, sia veramente da recapitarsi a quell'indirizzo? E se ci fosse un errore? Magari nel nome della via, o nel numero civico.

'Senti cara, entriamo: se troviamo qualcuno possiamo chiedere del dottor Gio'.
'Buona idea, seguimi'.

Entrano nel cortile.

'Avremmo dovuto chiedere al tassista di aspettarci'.

Silenzio intorno; giusto una leggera brezza, di tanto in tanto, soffia tra le foglie di un'immensa pianta dalle larghe foglie, messa li, in mezzo al cortile, in mezzo al nulla. Lucertole furtive si nascondono tra le crepe dei muri all'incedere incerto delle due donne, mentre foglie secche mormorano sotto i loro piedi.

Una vecchia panda rossa, parcheggiata sotto una tettoia, cattura l'attenzione delle donne. Si avvicinano - la polvere, che è ovunque, sulla lamiera, sugli specchietti, sui finestrini, sembra divertirle.

'Certo che devono proprio vivere dei gran signori qui, eh cara?'
'Ma guarda questa auto! Ma l'aveva il mio giardiniere 15 anni fa, ma chi diavolo puo' avere il coraggio di farsi vedere in giro con questo rottame?'
'E infatti non la usano da un bel pezzo secondo me'.
'Senti, qui non vive nessun dottor Gio, andiamocene'.

Escono dal cortile tenendosi compagnia ridacchiando e scherzando su quei poveracci che 'certo che andare in vacanza Panda ... ma ti immagini la vergogna?'.
'Dai! L'anno prossimo a Portofino in Panda Rossa, ti immagini la faccia di Pier?'

Di fianco al cortile, c'è una vecchia casa.

Muri scrostrati, portone in legno divorato dall'umidità e dal tempo.

'Guarda, che strano: il numero civico è lo stesso'.
C'è un solo campanello, ma senza nome.
'Suoniamo e chiediamo di questo dottor Gio, magari lo conoscono almeno per sentito dire'.
'Certo non mi aspetto che viva in questa topaia'.

Driiiiin.

Una voce gracchiante dall'apparecchio.

'Si?'

'Salve, cerchiamo un'informazione'

'Dica'

'Abbiamo da consegnare una lettera al dottor Gio, l'indirizzo è quello di questa casa, ma non siamo sicure che sia giusto. E' un invito a un matrimonio, da parte della con ... emh, è un invito personale.'

'Entrate pure'.

Le due amiche si guardano perplesse.

'Massi, entriamo a farci due risate, voglio vederlo il Panda Driver ... e chiediamo la cortesia di poter chiamare un taxi'.

Varcata la soglia del portone, fatti pochi passi sotto una volta a botte, si ritrovano in un cortiletto interno.

Un giovane, magrissimo, con gli occhiali, capelli castani, un accenno di barba e baffi, sorridente, vestito con estrema semplicità, si fa incontro alle due donne.

'Benvenute a casa mia, sono il dottor Gio: come posso aiutarvi?'.

Stupore sul volto delle due donne.

'Ma, perdonatemi: sono un pessimo padrone di casa. Prego, sedete'
dice indicando delle sediole in plastica, sotto un ombrellone, sul ciottolato del cortiletto interno.

Le donne si guardano attorno stupite.

Se la casa, vista da fuori, sembra un rudere decadente, dentro è meravigliosa.
Lungo le quattro pareti del cortile, sembrano vivere le quattro stagioni.
Una musica celestiale viene da una delle finestre del primo piano, mentre un'altra finestra, al pian terreno, apre su un'immensa biblioteca.
Una delle donne la guarda stupefatta.
'Volete dare un'occhiata alle mie sudate carte? Prego, seguitemi'.
Centinaia e centinaia di libri, stampe antiche alle pareti, pergamene srotolate su scrivanie, spartiti musicali 'sui quali lavora un mio amico, peccato, ora non è qui'.
Dall'altro lato rispetto il cortile, le finestre danno invece su un giardino.

'Volete vedere le mie rose?'

Un piccolo parco, chiuso da alte mura, dove crescono rose d'ogni colore, e alberelli e alti pini. Qui sono i suoni della natura ad accompagnare le donne, che, seguendo Gio, passeggiano lungo vialetti ordinati - tra canne di bambu', oleandri, ginestre.

Estasiate, le donne osservano, ascoltano, sentono per la prima volta una comunione diretta con la natura. Una di loro, la piu' giovane, è scalza, ha lasciato le sue scarpette in cortile; entrano nel prato, annusano l'odore di quelle pesche 'quasi pronte', assaporano il gusto un po' particolare di una fragolina di bosco.

Il suono delle campane, dal vicino campanile.

'Sono già le sette' dice Gio guardando il cielo, che prossimo al crepuscolo vibra di mille colori.

'Le sette? Oddio, dobbiamo andare, il tempo è volato con voi.'
'Possiamo chiamare un taxi?'
'Ma certo, venite'.

Consegnato l'invito, chiamato il taxi, le donne si congedano.

Gio le accompagna al portone.
'E' stato un piacere conoscervi Gio, non mi sorprende che la contessa sia vostra amica'.
Gio sorride, apre la porta e con un cenno le saluta.

Sull'uscio, le donne aspettando il taxi confabulano.

'Sono stata benissimo! Che tipo! E la casa, bellissima! E il giardino! Dobbiamo tornare, dobbiamo tornare e farci accompagnare nelle altre stanze'.
'I miei piedi! Abbiamo camminato tanto che sono pieni di vesciche, ma ne è valsa la pena! La prossima volta levo anche io le scarpette!'
'Sai cosa ci siamo dimenticate? Non abbiamo chiesto il suo numero di telefono. Prima che il taxi arrivi, glielo chiediamo?'

Driiiiiiiiiin.

'Si?'.

'Salve di nuovo: vorremmo parlare un attimo con il dottor Gio'.

'Il dottor Gio non è in casa, è partito'.
'Ma era qui poco fa!'

Nessuna risposta.

Passano un paio di giorni.

Le due amiche tornano a quel portone.

Driiiiin

'Siamo delle amiche del dottor Gio, gli abbiamo fatto visita un paio di giorni fa: e' in casa?'

'Il dottor Gio non vive piu' qui da anni'

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