Monday, 21 December 2009

Casa mia - terza parte

Parcheggiamo in cortile - passiamo per il portoncino e mi avvio verso il cortiletto interno. Per prima cosa entro in giardino - i cani hanno sentito la macchina arrivare e ci stanno chiamando.

Mi vengono incontro. Lei si ferma di fronte a me, mi poggia una zampa sul ginocchio e si lascia carezzare, mentre lui, come al solito, continua a corrermi intorno aspettando il suo turno.

Da quanto non torno?

Vediamo un po': sono stato qui ad Agosto, credo, per un matrimonio.

Un paio di giorni, non di più - non abbastanza tempo neppure per andare a fare quattro passi in città con le mie bestiole, figurarsi per rivedere qualche amico.

Se sommo tutti i giorni che ho trascorso qui nell'ultimo anno, non credo di riuscire ad arrivare neppure ad una settimana - un esilio volontario, il mio, che mi costa soprattutto quando torno, e vedo, ora una ruga che non ricordavo, ora, in un gesto innaturale, una sofferenza nuova che si somma ad altre, o una sedia a rotelle che lentamente mi viene in contro per darmi il bentornato.

Perfino i cambiamenti graduali imposti dal tempo, che solo di tanto in tanto, in chi si vede tutti i giorni, si alternano ad altri, improvvisi e visibili a occhio nudo, una caduta, un severo malanno, il dolore di una perdita, se sommati sull'arco di uno o due anni sono sempre notevoli.

A queste sofferenze ovviamente accosto la gioia dei piccoletti che crescono, la meraviglia delle telefonate che mi avvertono 'Non riconoscerai Francesca', ma non riesco a vivere allo stesso modo le due emozioni.

Mi guardo intorno: i monti, che d'ogni parte cingono la città, lastre immense di roccia bianca e grigia, e, disseminati ai loro piedi, i boschi, che l'occhio confonde come macchia verdastra, e solo sul crinale distingue in singoli alberi, e infine, a valle, il lago chiuso da ripide sponde - la loro inerzia, la loro immutabilità constrastano cosi tanto con i cambiamenti continui di noi piccoli uomini.

Qualche giorno fa, ero ancora lassù, nevicava appena, ma uno spesso manto di neve copriva i marciepiedi.

Aspettavo il tram per tornare a casa.

Ho scritto nella neve il nome di una persona cui tengo moltissimo.

Quante ore puo' restare, disegnato nella neve, un nome?

Un'ora?
Due?

Troppo poco comunque.

E' sempre troppo poco quello che facciamo.

Sento dentro di me l'ardore di tutto l'universo, ma non durerò che un istante soltanto, e solamente in uno spicchio dello sterminato cielo stellato avrò vissuto.

E' poco, ma è tutto quello che posso - che possiamo - essere.

9 comments:

  1. E dici niente? C'è tutto un modo in quello che scrivi. Difficile commentarti, perché c'è pura poesia in quello che hai scritto. E secondo me certe cose non vanno rovinate.

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  2. Sono 26 anni che ho scelto anch'io di andare via dalla mia casa d'origine e ricordo che i primi tempi assaporavo, come te, ogni particolare nel ritornare.
    Oggi ho solo voglia di fuggire da tutto quello e tagliare definitivamente il mio cordone ombellicale...
    Difficile da fare dopo tutti questi anni e mentre lo dico mi si stringe il cuore, perciò:
    Goditi questi momenti, sono i più belli.

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  3. Un ritorno molto poetico, delicato, umile di fronte alla bellezza dell'universo.

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  4. probabilmente non riuscirò a passare più nei prossimi giorni, quindi BUON NATALE

    ^_____________^

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  5. Grazie Enzo :-)

    Pupottina, non te l'ho mai detto: tu sei fortissima ;-)

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  6. Ultimamente sono stata un po' assente su questi schermi blogsferici...

    Oggi passo per farti i miei auguri di buone feste e speranza!
    Un abbraccio.

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  7. Da tanti anni oramai ho lasciato casa per trasferirmi in un paese che non ho mai sentito mio,ma giorno per giorno ho imparato a crescerci dentro. È un'esperienza molto utile che forgia la personalità ; inevitabilmente qualcosa cambia,si cambia e anche le cose che abbiamo più amato e che ci sono più mancate...cambiano . Si ritorna a casa con il cuore gonfio ,pervasi da un'indescrivibile felicità,ma anche provando una sensazione strana,indefinibile, quella di non appartenenza... almeno ,io l'ho vissuto così . Oggi mi sento a casa un pò ovunque e in nessun luogo , forse anche perché casa ( in tedeco c'è un bellissimo termine che esprime meglio il concetto di casa-patria ,che non esiste in nessun'altra lingua : Heimat) quella riesco solo a trovarla nelle persone.

    Ein frohes Fest , ciao Gio :)

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  8. anch'io fuori casa, e mi appresto a tornarvi . sensazioni contrastanti, autonomia brevissima, ma anche voglia di fermo immagini sulla vita che è stata e che sarà, tra un'angoscia ed una gioia, sempre la mia vita.
    buon natale, caro gil!

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  9. Bellissimi commenti :-)

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