Saturday, 21 November 2009

Un galantuomo

Secondo quadrimestre (o trimestre?): il buio.

Ormai disperavo di poter continuare a studiare: leggere mi dava grosse noie, e la frustrazione saliva a livelli preoccupanti. A questo aggiugiamo che la fisica è lungi dall'essere materia che si possa semplicemente studiare - la fisica si ama.

Punto.

Io, almeno, la amavo. Avevo una frenesia, un'ansia di capire che mi logorava perfino. Dirò meglio: non tanto la fisica mi appassionava, quanto le teorie fisiche: comporre e scomporre un ragionamento, partire da un insieme minimale di ipotesi e farvi discendere, logicamente, risultati complessi. Scrivere equazioni, dimostrare con le proprie mani teoremi è come comporre un puzzle di cui non si sa il numero di tessere, tessere che noi stessi disegniamo.
Capisco che questo possa sembrare bizzarro a chi non è un fisico - allora dimenticati della fisica, sostituiscila con qualcosa che, benchè non facile nè superficiale, ti abbia appassionato e cui abbia dedicato energie ed estro creativo: filosofia, musica, cucito, pittura, cucina ...

Mi capisci ora?

Rischiavano davvero di andare in fumo i miei semi-coscienti progetti di lungo termine, rischiavo di prendermi un due di picche perfino dalla fisica!

Progetti: cosa stavo cercando di fare, dopotutto, da anni?

Ritagliarmi uno spazio vitale, una fortezza inespugnabile dal male nel quale tirare a campare, e non necessariamente senza parziali, limitate ma significative soddisfazioni.

Avevo trovato inoltre degli amici durante quegli anni - amici con i quali discutevamo di scienza e ipotesi, paradossi, musica, filosofia e anche di cazzate: ad esempio di Michelangelo che si trova a scolpire le parti intime del David.

Rischiavo di perderli, li avrei persi in larga parte, perchè io mi ero fermato, e, da sempre convinto di valer nulla, temevo, da inutile compagno di studi, di non poter dar loro più nulla.

Passano settimane di stallo. Mia madre si ricorda di un'associazione di malati che potrebbe darci qualche dritta. Li contatta - ci parlano di un medico di Torino, che potrebbe avere esperienza di casi come il mio.

Torino.

Siamo subito li.

I numeri civici a Torino sono bizzarri: abbiamo camminato veramente a lungo per arrivare al vostro indirizzo! Prego entrate, il dottore arriva subito.

Ci riceve chi ricordo come un vecchio gentiluomo.

Vorrei dire qualcosa sul suo aspetto fisico, che ho immaginato corrispondere al suo modo di parlare, premuroso e rassicurante, ma anche analitico e conciso, scevro di inutili cerimonie, ma non ebbi modo di 'vederlo' abbastanza bene. Esame di rito: 'tieni gli occhi aperti, siedi sullo sgabello, adesso brucia un attimo ma abbi pazienza'.

Conferma parzialmente la precedente diagnosi: il caso è complesso, si rischia il disastro permanente. Lui non se la sente assolutamente di operarmi, ma, e qui è il gentiluomo, ci indirizza a qualcuno che ne sa più di lui.
Un desueto atto di modestia - inatteso soprattutto quando si ha a che fare con un dotto - che mi ha giovato moltissimo.

Un nuovo indirizzo, si torna a Milano.

2 comments:

  1. Il cammino è impervio!
    Fortunatamente esistono anche le persone corrette...

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  2. Caro Milo, troviamo i galantuomini e teniamoceli stretti!

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