Friday, 13 November 2009

Professoressa

La prima volta di cui abbia memoria è accaduto in città, la mia città natale.
Ero poco piu' che un bambino.
Avevo camminato un po', ed il mal di schiena, solito, ordinario, s'era fatto sentire.

Mi appogiai a un parapetto, per riprendermi un poco - era solo dolore, non stavo male.
Rimasi li, in una posizione un po' innaturale, per un paio di minuti.

Allora, una coppia di anziani mi si avvicino' preoccupata.

La donna mi chiese, piene di premura, se stessi bene. Come sempre in queste occasioni, e quella era forse una delle prime, mi rizzai di colpo, forse memore delle raccomandazioni di mia madre ('non farti compatire, sii sempre in ordine, tieni sempre a te stesso'), e li rassicurai 'No, no, sto benissimo, scusate'.

Al primo anno di liceo ho avuto un'insegnante di latino-storia-italiano-geografia-educazione civica meravigliosa.

E' stata la mia prima amica 'adulta' (non durante l'anno scolastico ovviamente), e anche se la chiamo ancora 'Professoressa ##', anche se ancora le do 'del lei', e anche se a dirla tutta la sento molto raramente, per anni è stata, nella mia mente, il 'tu' al quale parlavo.

Poche settimane dopo l'inizio del primo anno, fu organizzata una gita in montagna, extra scolastica, informale. Per castagne in letizia. Uno dei miei compagni, che viveva in montagna, s'arrampicava sugli alberi come uno scoiattolo.

Come facevi tu fino a pochi anni prima, Gio.
A guardarti in quel momento nessuno l'avrebbe creduto.

Mentre passeggiavamo nel bosco, a una mia ennesima pausa, mi scusai con una mia compagna che mi camminava vicino e che stavo rallentando nella marcia. 'Eh, se potessi togliermi il corsetto non dovrei fermarmi cosi' spesso'. Lei rispose candidamente 'E allora toglitelo, no?'.
Facile, vero?

Al ritorno a casa, la sera, sdraiato sul letto dei miei genitori mentre l'acqua scendeva nella vasca, davanti mia madre che mi preparava il bagno, mentre mi levavo i vestiti, pensai ingenuamente che, era vero, il mio corpo era deforme e dolorante, ma anche da bambino ero cosi'. E da bambino ero l'ultimo a smettere di giocare, il primo ad arrivare in cima all'albero. Chissa, magari ancora un intervento e sarei potuto tornare ad arrampicarmi, a giocare a pallone.
Ne accennai un po' a mia madre.
Di quel momento mia madre si ricorda ancora.
'Si Gio, adesso aspetta che vado a controllare l'acqua', taglio' corto.
Mi confesso', anni poi, che si era sentita morire dentro.

A quei tempi non avevo ancora trovato il nome del mio male sulle cartelle cliniche, non avevo ancora consultato i libri di medicina, e i due terzi della mia vita, i primi, erano stati dopotutto 'normali'.

A fine dicembre dovetti affrontare un bizzarro interventino chirurgico.
Saltai qualche lezione a gennaio, e Bianca, la professoressa, venne a casa a darmi qualche lezione.

Casi particolari di latino - Gigas, Gigantis, e poco altro.

Ne aveva parlato in classe e chiesto il permesso al preside.

Ragazza molto bella, bionda, capelli ricci. Si vestiva elegantemente ma con sobrietà, e aveva un portamento notevole. Aveva l'età che io ho ora - quasi Alice direi.

Finito l'anno, cambio' scuola.

Continuammo pero' a sentirci.

Mi confesso' che durante le lezioni con le mie osservazioni un po' strampalate e il comportamento bizzarro, la facevo ridere, e che non era facile trattenersi. Sono sicuro che a volte non riusci' proprio a trattenersi, ma anche il resto della classe stava ridendo, e quindi se la cavo' in qualche modo mimetizzandosi tra loro. A me piace tenere allegra la gente, ma capita che susciti ilarità anche non volendolo, sicuramente non lo voglio durante una lezione!

Apparentemente, usare gli epiteti dei personaggi della mitologia Grega per riferirsi ai propri compagni di classe è ilare, ma Luigi era veramente un 'Pie veloce'!

9 comments:

  1. che bei ricordi, nonostante i dolori.
    La tua Prof doveva essere davvero speciale.

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  2. Si, lo è.
    La sento ancora: le scrivo e-mail cui però non riesce a rispondere. Questo un po' mi mette a disagio.

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  3. Ti restituisco la visita. E ti rispondo qui, visto che sono una professoressa.

    Alla quale gli ex-studenti (i primi che ho avuto oggi hanno 40 e passa anni) scrivono ancora.

    Mi colpisce quel che scrivi qui sopra, e cioè che lei non riesce a rispondere ai tuoi messaggi.
    Dici che la cosa ti mette a disagio.
    Non sarà lei ad essere a disagio?!?

    Buone cose, Gio.

    (Jacqueline)

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  4. Cara Artemide, è proprio così, e me lo dice esplicitamente: è lei che si sente a disagio, e io lo sono di conseguenza.

    Complimenti per il tuo blog, a presto.

    Gio

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  5. Capisco (cioè, non capisco; capisco che forse cè dell'altro, ma sarebbero pure illazioni).

    Grazie per i complimenti (anche se su 3, hai beccato quello più arido)

    Jacq

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  6. c'è con l'apostrofo! Perché non me lo dà?

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  7. Cara Artemide,

    non ho letto solo quello dei cavoli :-)

    Da una vita frequento etimo.it, e la tua digressione sulle taverne-bettole mi ha interessato molto.
    Anche se sono uno 'scienziato', anche se ormai non vivo piu' in Italia, sono vinto dall'amore per la mia lingua.

    Per quanto riguarda l'apostrofo: non so che dire.
    Io alle volte uso una tastiera italiana, altre volte una tedesca, quindi capitano questi errori.
    Ad esempio, con questa tastiera combino un sacco di errori con gli accenti.

    A presto,

    Gio

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  8. Per quanto riguarda il primo commento: c'è la possibilità non remota che io metta a disagio gli altri con null'altro che il mio essere.
    Nessuna malizia, nessun dire-non-dire per celare all'apparenza ma manifestare in verità.
    Ho troppa dimestichezza con alcune cose, sono troppo ignorante di altre.

    Virtuoso del nulla, impacciato nell'ABC di ogni giorno.

    Una fregatura ;-)

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  9. Beh, neppur io vivo in Italia. Vedo che il Live Traffic Feed qui accanto dice che intervengo da Noisy-le-Sec. Macché. Scrivo da Saint-Cloud e talvolta da Caen.
    :)))))
    Mi sono registrata come followante (inventiamole, le parole, va')

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