Sunday, 22 November 2009

Ricordi di Milano - Prima parte

L'impianto di una valvola cardiaca artificiale impone cronici controlli dell'attività di protrombina. Nulla di complesso: si deve giusto controllare il livello di coagulazione del sangue, che dev'essere tenuto un po' inferiore a quello naturale, per evitare che sulla valvola si vadano a formare dei trombi, che, migrando poi per il sistema cardiocircolatorio, potrebbero causare danni che non voglio conoscere.

Nei giorni immediatamente seguenti l'intervento, si fanno controlli continui, e si scoagula di botto, mediante inizioni di eparina - ai tempi raggiunsi il peso piuma di 42 chili, e l'eparina me la facevano nel braccio, sotto la spalla, non in pancia.

Con il passar dei giorni, la situazione va stabilizzandosi: i controlli si fanno ogni due-tre settimane e si assumono degli anticoagulanti per via orale - guai a chi tocca il mio Sintrom, quello mi serve davvero!

Operato in luglio, esco dal centro di riabilitazione verso metà agosto, credo. L'intervento mi aveva provato moltissimo, e restai a casa dei miei genitori un altro mese almeno, aspettando con ansia di tornare a Milano, dove vivevo da solo, e dove avevo la mia piccola vita privata, fatta di silenzi e passeggiate senza meta.
Per alcune settimane le mie giornate si esaurivano nel raggiungere il panificio in piazza, poi quello all'incrocio, e infine quello in fondo alla via. In piazza, una volta la settimana, avevano un'ottima focaccia di Recco, con lo stracchino. Ricordo in particolare un bel negozio, anzi, una bella bottega: cibi, olii pregiati e vini, con una insegna che sembrava giunta li da un passato remoto: Virdis. Non ci sono mai entrato. Non sono mai entrato neppure in un altro bel negozio, questo lo chiamerei un piccolo emporio, dall'altra parte della strada. In alti scaffali, maglioni di cui immaginavo la morbidezza, pantaloni dal taglio perfetto, stoffe su cui già vedi 'sartine all'opera', coperte nelle quali rigirarsi sonnecchiando e mille colori; a servire un signore molto elegante e, scommetto, attento al cliente e per nulla invadente, un vero milanese. Anzi, un milanese in via d'estinzione.

La vecchia commessa del penultimo panificio della via era la mia preferita. Il servizio era straordinariamente lento - scambiava quattro chiacchiere, di tanto in tanto, con i clienti, e dando del lei, per cortesia e non abitudine, intratteneva l'ospite con consigli e gentilezza. Chissa se c'è ancora, ormai da quelle parti non passo da anni, e magari non ci tornerò mai più. I negozi aprivano e chiudevano nel volgere di pochi mesi, specialmente quelli vicino la stazione, locali alla moda.

Che fatica, ho sempre pensato, essere alla moda.

Mi viene in mente un uomo di colore, addobbato come un albero di Natale, sempre in piedi all'entrata di questa chiesa sconsacrata divenuta club (immagino) e il via vai, ogni tanto, di macchinoni e body guard che 'mi spiace, è una festa con invito' mandavano via ragazze tutte in tiro ma non abbastanza 'in' per quel localaccio.

Passavo con le buste della spesa, pollo al forno, formaggio, piselli, e nel mio incedere incerto, pensavo alla fatica di quest'uomo, sempre sorridente, sempre un 'tu' sulle labbra degli altri. Ma non quel 'tu' che ci avvicina agli amici, bensì quello che tiene lontano; un 'tu' manifesto e sfacciato, un 'tu' gerarchico, un 'tu' in movimento, giusto per i cinque secondi dal marciapiede alla scalinata e il saluto in voga al momento.
Non gli ho mai rivolto la parola, temevo di metterlo in imbarazzo di fronte i suoi, ma se l'avessi fatto, mi sarei fermato un secondo e gli avrei dato del lei 'Buona sera Fred, ha visto che bel tempo oggi?'.

E gli avrei consigliato quel panificio, il penultimo della strada.
A ognuno serve un po' di pane, no?

PS: scusate l'illogicità del messaggio, ma all'inizio volevo scrivere tutt'altro.

2 comments:

  1. L'ho pensato anch'io quello del dar del tu.
    Perchè anche il lei, oltre che rispetto, serve per marcare una distanza. Ho anche esperienza con il sud dove il lei non esiste proprio. Quando il fidanzato di mia sorella si rivolse a un nostro zio con il tu mentre si stavano presentando provocò un attimo di gelo. Poi mia sorella mi disse che, in separata sede, gli fece un cazziatone perchè si era permesso una simile famigliarità con una persona più vecchia che ancora non conosceva e che lui non capiva il motivo di quel rimprovero.
    Viviamo in un mondo con un sacco di frontiere.

    Sto leggendo a fianco dell'introversione. Mica scema la parte dell'emozione. Mi ci riconosco. Non l'avevo mai pensato. Per me è sempre stato solo un dato di fatto. Leggerlo esplicitamente mi lascia...Boh!
    Mi vien da pensare che non sono solo io...Accidenti, pensavo di essere un esemplare unico invece sono addirittura su un'enciclopedia.
    Perdo valore. :-)

    ReplyDelete
  2. Siamo almeno due ;-)

    La prossima sarà dedicata alla Misantropia, aspetta e vedrai!

    A presto!

    ReplyDelete