Tuesday, 24 November 2009

L'origine delle specie

Nel 1859, il 24 di novembre, Charles Darwin pubblicava "L'origine delle specie".

Duemila anni e piu' dopo Democrito, il 'caso' tornava a far coppia con la 'necessità', mandando in soffitta il 'finalismo'. La teoria dell'evoluzione mi ha sempre affascinato - e parlo della teoria in sè stessa, non nella sua attinenza al reale, che pure ritengo assai probabile.

Quello che segue è tra le cose piu' opinabili che abbia mai scritto.

Una delle cose che piu' mi colpiscono, è che comunque anche oggi, oggi che siamo imbevuti di Focus e Quark e ci crediamo tutti mediamente colti, spesso fraintendiamo, confondiamo e ignoriamo il vero peso dei pilastri su cui si basa il pensiero occidantale.

'Gli occhi sono fatti per vedere'.

Falso, almeno da una prospettiva evoluzionista. Gli occhi non sono fatti per vedere: gli occhi ci permettono di vedere, ma sono il risultato di un'evoluzione casuale senza fine specifico, e soggetta alla mera regola della supremazia del piu' adatto. Mi rendo conto che una simile frase si potrebbe prestare ad uso di un creazionista per indicare un apparente paradosso nell'evoluzionismo, che nega una frase sulla quale siamo, se genericamente espressa, tutti d'accordo.

Non mi interessa, nè mi interessa discutere qui di scienza.

Da canto mio, ho sempre trovato bella la teoria, ed estremamente versatile: l'ho applicata con profitto all'interpretazione della natura - mimetismo, appendici misteriose, ecosistemi complessi nelle cui pieghe trovano agio specie particolarissime, fino alle mutazioni di resistenza di batteri: l'evoluzionismo, ancora piu' oggi se accompagnato alla genetica, alla discontinutà genotipo-fenotipo, mi sembra, anche se non in senso Popperiano, in grado di spiegare tutto. Fornisce una spiegazione plausibile ed economica.

Basta.

Adesso parliamo di persone.

Tu nasci.

Puoi essere uno come me, condannato fin dal concepimento ad incurvarsi sotto il peso insostenibile di un corpicino gracile, o invece un essere sano, forte e bellissimo.

Poi puo' capitare di tutto.

Come un'intera specie si adatta ai cambiamenti esterni, o, incapace, si estingue, cosi è per l'uomo. Ma se la specie non decide, ed è il solo caso che distribuisce vita e morte, nel caso dell'uomo anche ragione, e cuore, possono determinare sopravvivenza o estinzione.

La salute, è ovvio, quella ha l'ultima parola.
'Gio, your health is the most important thing!'
Me lo dicono sempre, perchè a me tengono.
Vero - senza salute non si tira avanti.

Io oggi so che fino a quell'ultimo sospiro staro' vivendo.

Perchè se anche la natura è caso e necessità, se anche è meccanicismo e materialismo, la nostra mente, tanto meno il nostro cuore, non lo sono.

Amare.

Ovvio, no?

1 comment:

  1. In questa 'opinabile' ragione che hai espresso si può scorgere il dio che è nascosto nell'uomo.

    Poter sfuggire, almeno in parte, al meccanismo evoluzionistico fa la differenza da tutto il resto conosciuto.

    Concordo: mente e cuore - ciò che c'è di spirituale in noi - può anche non essere amaro.

    E alla fine del tempo, forse, vincere.

    Ciao Gio!

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