Monday, 30 November 2009

Il risveglio

All'inizio senti delle voci confuse.

C'è luce, ma non distingui nessun contorno, anche perchè non hai con te i soliti occhiali.

Qualcuno ti chiama.

'Gio, mi senti?'.
Davanti a te chi potrebbe essere stato catapultato fuori da un film di fantascienza.
Uniforme azzurra, mascherina, guanti, cuffia.

'Gio, mi senti?'.
'Come è andata?'.
'Bene, è andato tutto bene. Adesso ti teniamo qui qualche ora per precauzione, ma è andato tutto bene. Ora arriva un attimo tua mamma'.
'Ciao ma, allora?'
'Tutto bene Gio, oggi forse no, ma domani ti portano in stanza'.

Non senti dolore, solo il peso delle coperte sul tuo corpo debolissimo.
Non riesci a muoverti, non senti i drenaggi, il catetere, l'ago nel braccio.
Non ancora.
Tutto quello che devi fare è respirare, e aspettare.
Pochi giorni di dolore, di ore lunghissime e tornerai padrone del tuo corpo.

Adesso no.

Quell'infermiera doveva aspirarmi il catarro - quando ti intubano ce n'è sempre un mare. Io non so che diavolo abbia fatto, ma quasi soffocavo mentre con quel maledetto tubicino andava a pescare nella mia gola. Incapace!

C'è un vecchio qualche letto piu' in la.

Me lo ricordo, era in reparto con me la sera prima dell'operazione.
Era una contadino meridionale, accento marcato e gentile.
Alto, ancora robusto, me lo immaginavo un giovane fortissimo e laborioso che solo l'età avanzata aveva un poco incurvato e indebolito.

Come dev'essere risvegliarsi per la prima volta a ottant'anni, quando fino al giorno prima sei stato padre di famiglia, fattore, al lavoro nei campi.

Dava del lei agli infermieri distratti e indaffarati. Parlava ad alta voce, come se la voce, che era l'unica manifestazione del suo essere che ritrovava intatta, o quasi, al risveglio, la volesse confermare cento volte, quasi come a quella voce tutto il suo essere s'aggrappasse.

Passano ore e sto meglio.

Forse mi portano gli occhiali.
Arriva il capo infermiere, o qualcosa di simile.
Frasi di rito.
'Allora, inizi l'università? Cosa studierai?'
'Fisica'
'Fisica! Forte: tu non hai il fisico e fai fisica, io ho il fisico e non faccio fisica'.
Giuro che l'ha detto.
Poi si rivolge all'infermiera.
'Ecco, adesso devi fare 'qualcosa che non ricordo': allora mettiti i guanti, mascherina, prendi una garza sterile e fai cosi'.
Lui non aveva nè guanti, nè mascherina, nè garza sterile, al che lei risponde.
'Ho capito: fai come dico e non come faccio'
'Esatto'
'Ma hai letto la sua cartella clinica? Ha avuto un sacco di problemi a causa di un'infezione presa in sala operatoria 10 anni fa'.
Mormoro' qualcosa.

Io non ho detto nulla.

L'ho guardato.
Chissa, forse ha capito.
Forse ha capito che fosse andato qualcosa storto avrebbe scoperto che anche quando il tuo corpo è uno straccio, la mente puo' essere vigile, e che la paura che puo' risiedere in chi 'ha il fisico' non ha nulla da invidiare a quella del poverello senza fisico.

2 comments:

  1. maledetti...a causa delle loro negligenze , ogni anno tanta gente ci lascia la pelle.
    Si Gio, gli occhi, lo sguardo o tutto quello che riesce a passare da dentro, fanno molto di più di un fisicaccio vuoto a perdere.

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  2. Come se non bastassero le complicazioni di cui non si ha responsabilità, a volte ci si mette anche l'incuria.
    A presto :-)

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