Thursday, 26 November 2009

Il plettro rosso

Ho avuto un ottimo maestro di chitarra.

Era straordinario: la prendeva in mano ed era capace di fare di tutto, repertorio classico, jazz ...
Ed amava insegnare, e lo faceva pazientemente, frenando l'irruenza del giovane allievo ma allo stesso tempo promuovendo la sua curiosità.

Mi spiegava le differenze tra le diverse scale - lo spirito gaio di una, quello mesto di un'altra e cosi via. Finito di esporre i principi teorici, me li mostrava.
Improvvisando, sempre, e sempre traducendo in musica quello che voleva esprimere.
Non credo che mai riusciro' neppure ad imitarlo, e inoltre ormai è morto da anni. Ho potuto fare solo poche lezioni con lui, ma quello che vorrei fare, suonando, è proprio somigliargli.

Non voglio parlare di lui, qui.

Merita ben altra occasione, non quella che offre un pomeriggio nuvoloso e umido, uno strano mal di schiena che chissa che diavolo è, e soprattutto la luna storta che mi è precipitata tra capo e collo, cosi all'improvviso, essendomi fatto - senza volerlo - i fatti altrui.

Scendo in 'mensa' per prendere qualcosa, e sento.
Ma perchè la gente chiacchiera ad alta voce dell'intimità altrui?
Anche per chi non si conosce, si 'sente' qualcosa.

Non tieni a qualcosa, quell'intimità, che dovrebbe essere unica ed inestimabile?

Allora mi è venuto in mente il mio consumatissimo plettro rosso.

L'ultimo plettro rosso che ha usato il mio maestro, e che mi ha dato, al solito ero andato a lezione senza il mio, da portarmi a casa.

E' stato il mio unico plettro per anni - gli anni in cui non ho suonato, i mesi recenti durante i quali un po' ho ricominciato (e sempre con pessimi risultati).

Lo tenevo con cura - e se lo perdevo per caso nella borsa della chitarra, o tra le piege del tappeto, mi mettevo li a cercarlo. L'ho sempre ritrovato.

Qualche settimana fa, in città, negozio di musica.

'Yeah, I need some picks, could you show me some?'.

Ne ho presi una decina, di varii colori e rigidità.

Ne ho già persi la metà.

....

Arrivero' a perderli quasi tutti. Li ho già persi quasi tutti, e nuovi ne ho trovati.
Quanti amici veri si puo' avere la ventura di conoscere? Due, tre?

Quei due o tre di cui non si puo' parlare distrattamente in mensa.

2 comments:

  1. Ciao, sono venuta a curiosare...per ora ho letto solo questo post, ma appena trovo un attimo voglio leggere il resto del blog, sembra molto interessante e poi io adoro la musica, anche se i musicisti nella mia famiglia sono altri, io mi sono sempre limitata ad ascoltare.
    Per me la magrezza ( estrema ) non e' importante, e' fondamentale, anche se non mi ha mai resa piu' felice che se fossi stata normopeso.
    Non lo so, ho sempre misurato i fallimenti e i successi della mia vita utilizzando come parametro l'ago della bilancia.
    Mi rendo conto di quanto sia inquietante, soprattutto ora che l'adolescenza e' un ricordo lontanissimo.
    E per quanto io possa fare per estirpare questa mia ossessione, sempre lì vado a parare, specie nei momenti piu' difficoltosi della vita.
    Pero' ammetto che non faccio piu' di tanto.
    Caspita, e' un piacere stare qui per la musica che hai messo in sottofondo...
    Come penso tutti quanti ho riconosciuto i miei veri amici solo nel momento del bisogno...per me anche meno di due.
    E in mensa ho smesso di andarci non solo per i miei distrubi alimentari, ma anche per evitare di ascoltare pettegolezzi e falsita'...
    A presto!

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  2. Cara Eva, penso che mi abbia conosciuto meglio il tizio, che non mi ha mai visto in viso che lava i piatti, e ne vedeva uno sempre tornare indietro quasi pieno, il mio, che non quelli con i quali andavo in mensa.

    A presto.

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