Friday, 20 November 2009

E adesso che faccio? Prima parte

Il momento piu' difficile, da adulto, è iniziato verso il terzo anno di università.

Ormai avevo piu' di vent'anni, mi ero abituato abbastanza alla mia condizione - questo è il segreto, ci si abitua.

Mal di schiena? Ok, messo in conto.
Ogni tanto sto molto semplicemente male? Vabbè, devo stare attento, mangiare piano, non esagerare con l'attività fisica, prendermi le mie pause, non fare questo, non fare quello.
Solitudine? Vero, ma ho un paio di buoni amici, mi piace perdermi nei libri, andare a spasso con le bestiole, e prendere la moto ogni tanto.
Anni di solitudine, poi, non si vivono invano: per osmosi, per forza bruta, qualcosa per forza ti entra dentro. I sogni dei tuoi anni di solitudine, ad esempio.

In verità la moto avevo già smesso di usarla, perchè m'ero accorto, l'estate prima, che la mia vista stava peggiorando. E' sempre stata veramente pessima, l'esame per la patente, in Italia, è una farsa, e lo si supera anche con un visus limitatissimo.

Bizzarro: tra le visite, poche per carità, che da bambino 'sano' feci per i problemi legati alla mia sindrome, venni proprio nella città dove lavoro oggi da un famoso oculista, e, anni dopo di nuovo, dal suo pupillo.

Gia' i primi due anni d'università non erano stati facili - non vedevo alla lavagna, tutto qui. Ero sempre in primissima fila, ma non era abbastanza. Ricordo con orrore le lezioni di algebra. Professore molto in gamba, dal quale ho appreso, anche se con scarso profitto devo confessare, un certo modo di ragionare astratto. I concetti dell'algebra sono ignoti alle matricole, diversamente da quelli di analisi o fisica. Li ero nel buio. Ascoltare e non vedere, non avere ancora amici con i quali studiare, fisicamente uscire provati dalle lezioni, non avere la forza di fare di piu': tutti elementi indipendenti che messi assieme generavano il nulla - un paradosso algebrico.

In qualche modo pero' me la cavavo: il bello di essere ultra miope è che da vicino vedi benissimo, e quindi studi sui libri, quasi da autodidatta.

Terzo anno: bellissimo, un paio di professori veramente capaci e tante cose con cui discutere con gli amici - finalmente miei carissimi amici. Il mio tempo libero lo passavo giocando con il PC ad 'ammazza tutto quello che si muove' - devo ammettere che non ero affatto male.

Chiesi a mia madre di prendere un appuntamento dal nostro oculista.

Mi è capitato spesso di uscire un po' demoralizzato dalle visite, magari vi raccontero' - in questo caso il dottore affermo' che senza dubbio la situazione era peggiorata, e che pero' l'intervento era rischioso. 'Aggiorniamoci tra un mese' aggiunse.

Il cristallino si stava dislocando severamente, se non ricordo male il sinistro, che era quello che fino ad allora era stato il mio occhio migliore. Reclinando il collo a sinistra, facevo scivolare il cristallino verso la sua posizione ottimale, quindi lo facevo ogni volta che volevo vedere meglio.
Andavo in giro con l'ombrello anche quando non pioveva - lo usavo a mo' di bastone, per sondare il buio, ad esempio sotto un albero, la sera. Una volta presi a ombrellate un vecchierello. Comprensivo.

Tornai dal medico un mese dopo ed è stupito di quanto la situazione si fosse peggiorata.

In effetti non vedevo piu' bene neppure da vicino, non riuscivo a giocare ad 'ammazza tutto quello che si muove', non riuscivo a fare nulla.
Ero nervoso e depresso - rischiava veramente di andare tutto in fumo, e per il piu' sciocco dei miei motivi di salute! Mi salvava la musica ovviamente, ma ero piuttosto preoccupato. Ormai andavo all'università per inerzia: un mio amico, assente un giorno, mi chiese degli appunti. Sbrigativo e diretto, me li rese commentandoli con un secco 'Ehy Gio, sei messo davvero male ...' o forse qualcosa di peggio.

Che fare?

Ormai l'intervento era un'opzione che andava presa in considerazione. Per prima cosa, ci rivolgemmo a un noto oculista della zona, un giovane allievo di uno dei maestri italiani. Responso preoccupante. Non se la sentiva di operarmi, non c'era statistica per uno come me, pochi casi simili in Italia e nessuno di sua conoscenza diretta.

Allegria.

9 comments:

  1. Gio...ma ora è tornato tutto a posto?
    Se reputi indiscreta la domanda, non risposndere.

    A presto!

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  2. Ora si, ma non è stato facile nè breve. Nella seconda parte scrivero' tutti i dettagli ;-) A presto!

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  3. Sono contenta, scontato ma te lo dico ugualmente!:)

    P.S. Io sono una discepola di Sergio Leone!!!E di molti altri Signori...cosa che attualmente mi obbliga ad andare al cinema da sola!eheh

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  4. L'hai letto allora ;-)

    Guernica, per lunghi mesi ho avuto una sbandata colossale per una cara fanciulla, che ahimè non corrispondeva, amichevolmente comunque.
    Un bel giorno, a una cena, salta fuori che ama QUEL film.
    Ecco, li ho pensato 'PerDiana, era quella giusta!' ;-)

    Posso dirlo in una sola parola?

    Irrisestibile.

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  5. la musica dei suoi film...volete mettere

    iò attendo il seguito per esprimermi.

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  6. Ciao Nicole!
    Come va? tutto bene?
    A presto!

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  7. Lunedì riparto...come va? Non saprei, forse maggior consapevolezza.

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  8. "...non c'era statistica per uno come me!"

    in effetti! non c'è!

    :-) love, kleiner

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  9. Mod, detto da te fa un bell'effetto ;-)
    A presto!
    (vaccinato, per ora tutto bene).

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