Tuesday, 6 October 2009

Sentenza

Il buono, il brutto, il cattivo.
Splendido film di cui non ho minimamente intenzione di parlare ora.
L'unico riferimento pertinente è al nome del personaggio magistralmente intepretato da Lee van Cleef, ovvero 'quel porco di Sentenza'.
La prima volta che vidi questo film ero un bambinetto. Poi ho rivisto più volte l'intero movie: di quella volta ricordo la scena del militare tenuto a letto dalla cancrena, e appunto 'Sentenza'.

Scandisco bene questo parola, fino a darvi un suono importante e severo.

'Sentenza' mi sta alle calcagna da sempre, ogni qual volta mi sembra di aver finalmente trovato pace, ecco che 'Sentenza' fa capolino e devo ripartire, spesso abbandonando tutto dalla sera al mattino.
Scappo scalzo, verso il nulla, per l'ignoto villaggio presso il quale vorrò farmi conoscere quanto basta per avere una parvenza di vita, ma senza convinzione ormai: so che 'Sentenza' arriverà ancora.
Sono esausto e pieno di furia e dolore.
Ancora una volta sono fuggito, e da mesi sto vagando senza metà nella solitudine.
E se rimanessi nel deserto?
'Sentenza' vorrà avventurarsi nel nulla?
O qui invece sarò al sicuro?
E se invece fossi io stesso a non riuscire più a vivere senza 'Sentenza'?
Forse non vuole uccidermi, forse vuole farmi solo capire che per me non c'è alternativa al deserto.
O forse sono i buoni cittadini a chiamarlo, quando si rendono conto del nero, e del nulla, che sono dentro Gio.

Questi sono i miei pensieri.
Forse li trovi ridicoli, degni neppure di un adolescentucolo zuccheroso.

I miei tormenti nascono dalle ossa sgangherate e deformi, dal dolore di ogni giorno, dal non poter essere me stesso, mai, dal modo in cui ho dovuto imparare a vedere la vita.
I miei pensieri nascono da una sentenza che è stata emessa il giorno stesso del mio concepimento.

Mi vedo dal di fuori mentre, con il mio respiro lievemente affannato e lo scandire un po' metallico del battito del mio cuore, metto in ordine i miei CD di musica barocca, o canticchiare un'aria da baritono: carezzare l'arte e goderne un poco.
Leggere ingenuamente qualcosa che non condividerò mai, sognare ad occhi aperti una canzonetta accennata per te.
Sussurrare qualche verso, scrivere su un vecchio diario sgualcito che mi riprometto di dare alle fiamme.
Nella solitudine immensa dell'intimità mi commuovo finalmente della mia triste sorte, che è la consapevolezza lucidissima della mia esistenza.
'Sentenza' vuoi spazzare via anche questo?

5 comments:

  1. Ciao Gio, un saluto!
    Come tutti i trogloditi, io sono soggetto ad alti e bassi vertiginosi, ed ora che sono tornato in Italia, dove spero di rimanere il meno possibile, ho di nuovo toccato il fondo/un fondo qualsiasi.
    C'è per tutti un Sentenza personale.
    Certo, ce ne sono molti tipi. Da quello da urlo di Munch fino a quello da operetta, come nel mio caso.
    Fai bene a commuoverti, e non temere mai il ridicolo. Tu ne sei esente!
    Ciao!
    :)

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  2. Immune.
    Volevo dire immune...
    :)

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  3. Caro Milo, ormai do per scontato di essere un po' ridicolo, ma questo è frutto di un'ostinazione e una circostanze. L'ostinazione, in un altro essere umano, non sarebbe suonata tanto ridicola come nel mio caso, nel quale si compone con la circostanza. il risultato, è ridicolo, ma non ogni mio fattore ;-)
    Grazie!

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  4. Ai primordi di una civiltà scimmiesca, sul pianeta delle scimmie, appunto, le scimmie non avevano ancora imparato ad arrampicarsi sugli alberi per procurarsi il cibo.
    Razzolavano tutte a terra!
    Un giorno una di loro si arrampicò su un albero carico di frutti maturi.
    Le altre scoppiarono a ridere rotolandosi per terra, e si burlarono di lei, perché, salendo così in alto, aveva mostrato a tutte loro il sedere.
    Lei ebbe modo di assaggiare la frutta matura dell'albero, le altre continuarono per un bel pezzo a mangiare i frutti spiaccicati, caduti a terra, un po' marci.
    Ciao!
    :)

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  5. Sei gentilissimo, spero un giorno di potermi ricredere.
    Se mai capiterà, quel giorno ripenserò a queste belle parole.
    Ti ringrazio.

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