Tuesday, 6 October 2009

La teoria del calore

Ero un giovane liceale, al quarto anno.
E' al terzo che si inizia a studiare un po' di meccanica - forse ora è diverso, non so. Non penso di aver mai studiato, tantomeno capito, nulla durante quel primo corso, ma assai sorprendentemente io e un mio compagno andavamo molto bene in scritti e orali. Il segreto stava proprio nel fatto, almeno per me, che non cercavo di capire la natura, ma piuttosto di abituarmi a certi strumenti e definizioni.
La mela che cade in testa a Newton, e gli suggerisce la legge di gravitazione universale, era per me trascritta nella somma di due vettori forza, che ottenevo sommando componente per componente. Sarebbe stato semplicemente fuorviante cercare di capire perchè si faccia cosi, ovvero capire perchè la natura segue un determinato tipo di legge, era, ed è, molto meglio abituarsi allo studio formale di uno strumento.

Deliri di un fisico della domenica che si trova a suo agio in un mondo senza mele ma con rotori e divergenze.

Al quarto anno si parla della teoria del calore.

Ecco, una cosa mi sorprese ai tempi, e al solito ne feci oggetto di una delle mie metafore fisico-letterali.

Secondo una corrente di pensiero ormai fortunatamente dimenticata da tutti, il calore è un 'fluido' che si trasferisce, con leggi che misteriose, tra corpi.
In effetti se tu metti un tizzone ardente in una vasca da bagno, il calore di trasferisce dal tizzone all'acqua.
Per la cronaca, io l'ho fatto, per godermi lo spettacolo del vapore. Se siete dei quindicenni timorati delle mazzate paterne-materne, vi consiglio di farlo quando siete soli in casa, e quando abbiate abbastanza tempo per pulire tutto prima che arrivi vostra sorella, che sicuramente farà la spiona.
Io avevo preso tutte le precauzioni possibili.
In quest'ottica, io pensavo ai rapporti umani, all'amore, l'amicizia
Se anche questi sono un fluido, donandone un po' a te, io ne sono privato.
Triste.
Ma il calore non è un fluido, io lo sapevo.
Mi domandavo infatti come questi imbecilli avessero fatto a non accorgersi che, sfregandosi le mani, si generi calore, per quanto le mani fredde possano essere.

Per quanto le mani fredde possano essere.

Non voglio parlare della teoria attuale del calore, di curve di Maxwell o gas ideali.

Voglio solo dire, o forse sperare, che due anime, per quanto infreddolite possano essere, per contatto possono generare calore.

[ringrazio Guernica, per avermi fatto capire che 'fredde' in vece di 'infreddolite' era assai fuorviante].

5 comments:

  1. Mi fermo un attimo sul commento precedente.E' vero, il blog permette di trovarsi con persone che ci somigliano.Questa è una bellissima cosa.E credo che permette più il virtuale da questo punto di vista, che il reale...non so, forse penso questo perchè io me sento più me stessa in questo mio spazio che non tante volte nella realtà...

    Fisica!?!?!?Mamma mia!Ero una frana.Ma non per una questione di comprensione...perchè non mi piaceva proprio!

    Io dubito che due anime fredde sfregandosi possano generare calore.Non le acconuno alle mani o altri corpi.Sono più come vento...e i venti freddi portano il gelo!
    L'anima DEVE essere tenuta sempre calda.Ad ogni costo!

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  2. Guernica,

    hai ragione, mi sono espresso male ... piuttosto che 'fredde' in effetti volevo intendere 'infreddolite'.
    Adesso correggo ;-)
    Sulla prima parte del tuo commento pure concordo, e anche per un motivo, per cosi' dire, 'statistico'. Non mi sembra difficile credere che a mille chilometri da me ci sia una piccola anima, soave e smarrita come la mia (per dirla alla 'Adriano'). Entro le poche centinaia di metri in cui si consuma la mia esistenza terrena, è invece piu' difficile, e non perchè 'sono un strafigo', ma perchè di modi per essere normali, bene o male, ce ne sono pochi, e sono conosciuti. Di modi per essere un po' strambi viceversa ce ne sono moltissimi, diversi e bizzarri.
    Mi riconosco la fortuna di riuscire a vivere in senso platonico la conoscenza degli altri.
    A presto!

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  3. Mi hai fatto ricordare quando con un mio amico giocavamo a fare "esperimenti".
    Tutto iniziò quando gli regalarono il piccolo chimico. In più suo padre lavorava in un posto dove c'era un laboratorio, credo per certe analisi.
    Suo padre era dirigente in quel posto e riusciva a portargli a casa ogni bendidio tra provette, matracci - una volta arrivò addirittra con una colonnina per distillare - acidi, polverine varie... Ma era dirigente nel settore amministrativo, non sapeva quello che stava facendo. Abbiamo fatto scoppiare tante di quelle provette con l'idrogeno! Siamo stati veramente fortunati a non farci mai male.
    La cosa che rimpiango è che non siamo riusciti a procurarci tutti gli ingredienti per la nitro...Ehm...
    Gli avevamo "passato l'ordine" per l'acido solforico e arrivò; per la glicerina e arrivò...Quando gli chiedemmmo, se per caso, non avanzasse un po' di acido nitrico in quel laboratorio... credo che qualcuno del laboratorio si accorse di cosa si poteva fare poteva con quei composti e lo bloccò.
    Alla sera quandò tornò noi lo stavamo aspettando speranzosi, ci guardò un po' male e ci chiese a che ci servisse quell'acido e che comunque non ce l'avrebbe procurato:
    "No, niente di particolare, così...Tanto per averlo e provare qualche esperimento..."
    Che rabbia!!!
    Non ci saremmo comunque riusciti, Il solforico era troppo diluito mi spiegò un amico chimico anni dopo...Ma essere fermati all'ultimo passo senza neppur poter provare... :-(

    Alla prossima.

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  4. Hai idea di cosa può succedere quando metti due fisici teorici in un laboratorio?
    Teoricamente si dovevano fare scariche in una camera a vuoto con un certo gas e studiarne lo spettro.
    Penso fosse elio.
    Io e un mio amico, con due altri compagni, abbiamo rischiato grosso ... e generato un bel black out in mezzo dipartimento :D
    In pratica, per motivi ignoti e che non voglio indagare, la scarica invece che nella camera avvenne fuori ... lampo nel laboratorio.
    Evviva!

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  5. Altro punto a favore dell'esistenza dell'effetto Pauli.

    :-))

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