Thursday, 15 October 2009

La telefonata

Amo dormire.

Mi piace raggomitolarmi (da quanto non sentivo questa parola, l'ho risentita ieri dopo tantissimo tempo) sul cuscino e le coperte, mi piace il calore, che il mio corpo ha trasferito al materasso, e che da questo mi torna indietro, 'come se ...'.

'Raggomitolarsi' ... questa parola è bellissima, e mi sono accorto che ne sbaglio la pronuncia.
Continuo a ripetere 'raggattomilarmi', perchè l'idea del gatto che si raggomitola attorno al gomitolo ha la potenza di raggomitolamento al quadrato.

Era estate, penso alla fine del quarto o del quinto anno di liceo.

Mentre era già mattino inoltrato, squillo' il telefono.
Ero a casa da solo - odio quando al mattino squilla il telefono e sono a casa da solo.

Giuro, per un istante pensai che stavo ancora sognando - era Silvia.

Non mi aveva mai telefonato, nè io l'avevo mai chiamata.

A scuola ci scambiavamo pochissime parole, anche se lei sapeva - poi vi diro'.
Di lei ero severamente innammorato, e lo sono rimasto per anni.

Era di quell'amore che ti leva la parola, e ti insegue nel sonno.

Nessuna brama di conquista di un'ambita preda - quello è amore del proprio ego - nessuna sfrenata libidine - quello è piu' simile all'attitudine di un buongustaio di fronte a un ricco banchetto, come lascia intuire Adriano, semplicemente l'amore incondizionato che va oltre ogni difetto e ne fa tenere imperfezioni.

Chissa se la rivedessi ora.

Avevano organizzato una gita in montagna sopra la città - mi invitava ad andare con loro. Alcuni avrebbero fatto l'intera salita a piedi, altri, anche lei, e ovviamente io, avrebbero preso la funivia.

Di quel giorno ricordo l'emozione del viaggio in funivia, assieme.
E che poi la persi di vista, lassu.

Cosa non banale, ai tempi io ero veramente molto miope, e letteralmente perdevo di vista la gente. Non solo: ancora oggi che vedo 'bene', ho grossi limiti a riconoscere la gente che mi è attorno. Capita che incontri gente che mi saluta e che io non abbia idea di chi sia.

Nelle lunghe ore del pomeriggio in montagna, nello scenario incantevole di quell'altura (amo la montagna), passai un pomeriggio comunque piacevole.

Abbiamo camminato un po' anche noi.
Per raggiungere una vasta radura, c'era da fare una breve passeggiata.
Una ragazza che non conoscevo, mi camminava accanto.
Abbiamo parlato del piu' e del meno - come al solito l'ho fatta un po' ridere.
Aveva i capelli neri, ed era minuta. Sorrideva, e sembrava nello stesso istante un po' a disagio e divertita dal mio parlare strampalato.

Di lei ricordo su tutto una cosa: come me, portava delle spesse lenti da miope.

Miopia al quadrato, impossibile non perdersi di vista.

4 comments:

  1. Ciao Gio, .. mi piace leggerti .. sei profondamente umano ,qualità bellissima e trasmetti quello che racconti in un modo da farmi sentire quasi partecipe .

    Qui fa un freddo polare,ma il sole splende bellissimo!

    Un sorriso, ciao !

    p.s.: quante sono le diottrie che ti mancano ? Anch'io sono miope come una talpa,uuhh ..sob..Il giorno in cui scambiai una donna inchinata per un cane decisi di andare dall'oculista, ..avevo 15 anni , strasob !;)

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  2. Alessandra, grazie delle tue belle parole.

    Non ricordo di quante diottrie difettassi .. ma ricordo che a un primo esame di vista per la patente fui bocciato, e riuscii a passare a gran fatica, con le lenti a contatto arrivando proprio al minimo accettabile.

    Ora va molto meglio :-)

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  3. Ciao! Ho riacceso il pc dopo tre giorni di assenza e ho letto i tuoi ultimi post.
    Tu trasmetti davvero (come dice Alessandra).
    Tu trasmetti emozioni fisicamente quando scrivi!
    Ciao!
    :)

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  4. Milo, Alessandra: le vostre parole mi mettono quasi a disagio :-)

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