Wednesday, 7 October 2009

La strada

La massa critica si è raggiunta in un istante ben preciso.
Già da un po' di tempo mi pareva che qualcosa non fosse 'normale', ma vabbè, io facevo del mio meglio, mi costringevo perchè a quella amicizia tenevo molto.
Era l'unico mio amico nel raggio di centinaia di chilometri.
E poi ... poche parole, alle quali non potevo credere (si può dare anche una buona notizia in modo terribile) e la reazione a catena si è innescata - in modo definitivo ed irriversibile.
Un colpo di calore improvviso, un capogiro.
Ho temuto di svenire.
Mi sono assentato un secondo con una scusa.
Sono andato in bagno.
Mi sono tolto la camicia, se avessi avuto forza l'avrei fatta a brandelli.
Via anche la canottiera, e con un asciugamano inzuppato d'acqua ho cercato di darmi un po' di conforto.
Al mio ritorno poche parole 'Per favore, d'ora in poi fai come se fossi morto, ok?'.

Quindi basta parlare dei massimi sistemi, di sentimenti e dolore.
Basta uscite assieme in moto, basta musica.

Scelta giustissima, non generata da odio, ma dal terrore. Dalla consapevolezza, improvvisa e tremenda, che anche chi a me era più prossimo era lontano anni luce, incapace di capire cose che pensavo ovvie.
Quelle parole non le dimenticheò mai, ma soprattutto non dimenticherò mai questa tremenda incomprensione, che continua.

E' stato un mio carissimo amico, una persona eccezionale che voi tutti dovreste conoscere, e potreste trovare magnifica.

Sicchè mi è sembrato ovvio, fargli sapere che mica lo detestavo - tutto il meglio auguro per te, ma game over.
Ho regalato loro due biglietti per un concerto, uno dei più acclamati pianisti del pianeta, cui avevo sperato di andare con 'Alice', che per la cronaca non esiste. Quella era una scusa, li avevo presi fin dall'inizio per lui, visto che capitavano giusto per il suo compleanno.

A un certo punto scambio di piccole lettere - per ribadire quello che avevo detto fin da subito: tutto ok in te, sono io fuori come un balcone, ma game over.

Mi ha accennato un suo malessere. Persona sicuramente singolare, si rammaricava di vivere in un 'popoloso deserto': dal nostro 'addio' si era fatto amici, che però sentiva distanti.

Non avevo idea di chi stesse parlando.

Gli scrivo una cosa banalissima, degna di una telenovelas messicana.
'Bla bla bla ... ti do un consiglio degno di una soap opera: se scegli di seguire una direzione, seguila con convinzione. E' un po' come una strada, che separa dei marciapiedi. Ogni marciapiede è un'attitudine alla vita - che ne so, la solitudine, le amicizia introverse e tormentate. Un altro marciapiede può essere tutt'altro: che ne so, la spensieratezza e la mondanità, l'allegria. Quando prendi una decisione, quando capisci la tua attitudine, stai su quel marciapiede e restaci, perchè non è saggio starsene in mezzo alla strada. Segui la tua indole, non forzarti in un costume che non è il tuo.

Ammetto di averlo scritto molto meglio in quel biglietto.

Ma avrà capito cosa intendessi? Temo di no.

Tra le righe avrebbe dovuto capire che io ero stato in mezzo a una strada, per essere suo amico, e quindi dedurre che io adesso, e per sempre, ad altro non ambisco che la lontananza di chiunque non sia 'singolare' quanto me.

Non è una questione snob: mi ha detto che frequenta un sacco di musicisti.
Evviva: ma per me oggi chiunque, fosse anche il primo violino della Scala, per quanto ami la musica, mi terrorizzerebbe.

Tu non lo intuiresti leggendo un simile messaggio?

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