Sunday, 11 October 2009

Il libretto - prima parte

Ho trovato, qualche anno fa, in una nostra cantina, nella polvere, questo vecchio opuscolo. Era li, dimenticato da chissa quanti decenni, assieme a un trattato su Galileo e altre carte. E' il libretto di una delle mie opere preferite, il 'Barbiere di Siviglia' di Gioacchino Rossini.
Se la mia piccola ricerca è corretta, deve avere all'incirca cento anni, ma di questo parlerò nella seconda parte. Quando sono un po' giù di morale, mi rallegro pensando che oggi, se si ha la ventura di amare la musica, si è più fortunati di, che ne so, Giuseppe II, imperatore ai tempi di W. A. Mozart.

Certo ragazzi: supponiamo che il buon Beppe una notte avesse un po' di malinconia, e volesse farsi portare via da una fuga alla Bach, o che invece allegramente volesse passare, nell'intimità della camera da letto, una notte di danza con la sua mogliettina. Difficile radunare nel cuor della notte anche solo un quartetto d'archi, e impossibile vivere la musica nell'intimità se il musicista è li, davanti a te, magari con l'occhio severo e sprezzante dell'artigiano di livello.

Gli imbecilli abitano in ogni famiglia, anche nelle migliori.

Nell'ascolto della musica, non smetti anche tu ogni veste?

Proprio per questo, io ho problemi non piccioli ad ascoltarla in pubblico, e detesto, provo davvero quasi dolore, alla fine del concerto, star li a fare la critica dell'opera appena finita.
(uso i termini 'concerto', 'opera' in senso non musicale ovviamente).

La fine del concerto, è l'addio ad un'amante.

Vi prego, lasciate che nella mia testa l'amore, il suo ricordo, vivano il più a lungo possibile, e non fatevi entrare a forza i vostri pur dotti commenti.

Questo è un atteggiamento che tengo in generale: la percezione e la meditazione personale dell'esperienza per me ha lo stesso valore dell'esperienza medesima, nè è anzi forse arricchita da una comprensione che in me matura. Inoltre, non mi interessa l'argomentazione sull'opera secondo i canoni propri della critica musicale, come di una persona non interessa sapere se sia bella, se sia bella secondo gli schemi comunemente accettati.
Io non mi interesso molto dell'opinione comune, ma più del mio punto di vista, che sempre cambia, e mai ambisce ad essere 'oggettivo' - e nasce dalla meditazione.

Non è solo 'musica', è 'musica che interagisce con te', non è solo '90-60-90', 'Yolande' o 'Figa ordinaria', è 'Alice'.

Mi vien da pensare che chi non conosce il nostro modo, intimo ed unico, di relazionarci con l'arte, o le persone, possa pensare che non siamo capaci del tutto di entrarvi in contatto. Odio essere giudicato, specialmente dopo aver avuto evidenza di questa incomprensione di fondo. Sicuramente il mio fruire l'arte è disturbato dal rumore di sottofondo, la mia incapacità di concentrarmi a lungo è autentica, e chi mi viene a disturbare è sempre quel malesse fisico che gestisce una parte non banale della mia esistenza. Una convivenza non poi troppo difficile: ha voluto i suoi spazi, glieli ho dovuti concedere.

E con le persone ... idem.

Messaggio ultra confuso, il concetto è questo: viva la critica musicale, ma facciamola un'altra volta, e non quando la priorità è chiaramente diversa.
Il corollario è: ho amato più Silvia pensandovi che non trovandomela di fronte.

12 comments:

  1. E a quelli che misurano col cronometro il volo del calabrone, per esempio, una vacanza in miniera non gliela facciamo fare?

    ;-)

    Sono un pessimo conoscitore di musica cosidetta classica (comunque conoscenze superiori alla media italiana, anche se ci vuole poco), credo di non aver assistito a più di tre concerti in tutta la mia vita. Escludendo da questo conto bande e qualche concerto di gruppi rock, pop, perfino Renato Zero.
    Sono stato solo una volta alla Scala.
    Per fortuna, come hai detto, hanno inventato i dischi.
    Difficilissimo smuovermi da casa.

    Buona settimana

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  2. Ciao Gio,lieta fare la tua conoscenza attraverso un tuo bellissimo post !
    Quello che ho appena letto mi ha mi ha colpita molto.Provo esattamente le tue stesse emozioni .."la fine del concerto è l'addio ad un'amante "..è così !La fine di un concerto è quasi sempre avvolta da un'indescrivibile velo di malinconia,quasi tristezza.Anch'io ho difficoltà ad ascoltare musica in un luogo pubblico, è un momento di acuta intimità nel quale ,anche quando sono circondata da gente, mi isolo nel mio personale modo di percepirla e viverla .Vorrei piangere o sorridere come durante un amplesso,ma il pudore me lo impedisce ,ecco perché preferisco ascoltare la musica da sola,soprattutto la musica classica che è l'unica musica a commuovermi sino alle lacrime.

    I commenti e le critiche inquinano,eresia, un affronto ! Personalmente onoro la musica con un rispettuoso ed ammirativo silenzio.

    Un caro saluto.
    Alessandra

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  3. passo gran parte delle mie giornate in teatro, da lavoratrice prima di tutto, e mi trattengo spesso per assistere alle prove di concerti e produzioni laddove non sono impegnata; è affascinante guardar nascere, crescere e ultimare la preparazione di un lavoro musicale vivendone tutte le fasi. è altresì emozionante immergersi nella enorme bolla di "mille teste" durante l'esecuzione, che prevede un prima di suspance ed emozione, un durante di sublime alienazione, ed un dopo di fragorosi applausi e consensi, di buate, fischi e disapprovazione, o di entrambe le cose. diverso è l'ascolto fatto a casa attraverso mezzi che propongono la perfezione; ma mi succede spesso di ricorrere ad un tete-a-tete con la musica per staccarmi dal terreno e catapultarmi in una dimensione "sonora" solo mia.
    contenta di condividere con te questa passione.
    bacio

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  4. Caro Marco, su quel povero calabrone ce ne sarebbero cose da dire.
    Sembra che l'uomo cerchi conforto, incapace di credere ai propri sentimenti, nell'apparente solidità del numero.
    Da fisico, ho un approccio chiaramente analitico alla realtà fisica, ma trovo assai fuorviante 'contare' sempre e comunque.

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  5. Anche io ho qualche problema ad ascoltare musica in pubblico.Alcuni tipi di musica però!E quella classica certamente, o quella celtica...Non il rock invece, ad esempio.
    Il perchè di questo distinguo lo rintraccio nei livelli di intimità che riescono a toccare.
    La musica classica è come un prlungamento delle espressioni dell'animo.
    Tutto quello che arriva dagli altri risulta come una violazione della privacy.

    Certo che il libretto è un gran ritrovamento eh!Il fascino di un oggetto antico è incommensurabile.

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  6. Cara Alessandra, 'acuta intimità' ... suggerisce benissimo l'idea di qualcosa che si è aperto un varco, sottile, e arriva 'dentro' di noi, dove veramente c'è Gio, o Alessandra. In questo stato di autentica confusione emotiva, stona quasi qualsiasi cosa che non sia 'Mozart'. E' su quel 'quasi' che vale la pena spendere la propria vita.

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  7. Ciao Maria!

    Come dicevo a Marco, spesso ho un approccio 'scientifico' alle cose.
    Perfino sulla musica, posso decidere di mettermi li e fare un confronto tra 10 diverse arie della 'Regina della Notte' e cercare quella che piu' è bella.
    Magari poi, mentre ascolto la quarta versione, il Gio 'occhiali e righello' evapora e i miei buoni propositi di metrica sublimano.
    La conclusione sembra essere che il fine dell'arte è sbarazzarci di quella pedante mente contabile che ci trasciniamo dietro per forze di cose nella 'vita civile'.
    Sono andato diverse volte ad ascoltare concerti, specie con il mio babbo che fortunatamente condivide con me un certo approccio - ne sono certo anche se non ne abbiamo mai parlato. A mente 'fredda' mi piace girare, prima del concerto, sotto il palco, guardare gli strumenti, gli spartiti, scherzare con le maschere. E se la musica 'non mi piace', o meglio 'non mi piace ancora' (c'è un processo di educazione alla musica, come ad ogni cosa) riesco comunque a goderne la tecnica. Scusate la confusione di queste risposte, ma la nottata è stata gelida, e mi sono svegliato un po' intontito dal freddo.
    Ciao!

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  8. Cara Guernica, concordo completamente con il tuo punto di vista.

    Grande ritrovamento in verità quel libretto.

    Traendolo da quella buia cantina mi sembra d'avergli ridato vita.
    E li, sulla mensola, in attesa di null'altro che essere donato.

    Ciao!

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  9. Ah! La musica... La musica a volte mi ha fatto fare (e mi farà sempre fare, temo) vere figure da imbecille.

    Per esempio in auto, durante un lungo viaggio, in compagnia di amici: occhiali da sole, guido io, ascolto e se è quella giusta naturalmente comincio a commuovermi... A quel punto c'è sempre qualcuno che mi fa una domanda banale.

    Non rispondo naturalmente: ho un groppo in gola, tossisco, cerco di schiarirmi la voce, e riprendere il controllo, prendere tempo.
    Passo per sordo, o quasi, e la domanda, com'è logico, mi viene posta nuovamente e ad alta voce, in modo da attirare l'attenzione di tutti i passeggeri.
    A quel punto non mi resta altro che rispondere, mentre le lacrime finalmente si decidono a versarsi sulle guance e fanno vittoriosamente capolino dal sipario scuro degli occhiali da sole, la voce che riesco a emettere è una bizzarra mescolanza tra il raglio d'asino e il richiamo del babbuino in amore...
    Come al solito, più la scimmia si arrampica in alto, più le si vede il sedere... (proverbio vietnamita).
    Ah...! La musique...
    ;)

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  10. Giò, tu sei un giocoliere con le parole.
    e lo sai.
    hai senso del tempo, della misura e dello spazio.
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  11. Mi piacerebbe crederti.

    E se così fosse, mi domanderei come mai le mie parole, alternate a silenzi e gesti accennati, che lo confesso, hanno portato alla commozione diverse persone, me le hanno in definitiva tenute tutte lontane.

    Domani la massima prevista è di otto gradi.

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  12. non è una cosa da credere o no. sforzo inutile.
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    niente sonno per me tonight.
    la classica notte di merda.
    volevo scriverti prima ma ho pensato che se la gente legge a che ora scrivo.....va bè.....caffè!

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