Monday, 19 October 2009

Era quasi estate

Era quasi estate.
Le scuole stavano per chiudere e noi avremmo avuto la maturità.

Avevo già ricominciato ad andare in moto: brevi giri di poche decine di chilometri attorno la città, non mi spingevo mai troppo oltre, e solo una volta, per errore, finii in superstrada.

Quel mattino a scuola erano tutti tristi e muti.

Un ragazzo di una quinta era morto per un problema cardiaco.
Come la ragazzina di ieri, è lei che me lo ha ricordato.

Non lo conoscevo.

Io non conoscevo nessuno a quei tempi, era tutto un indistinto confondersi di figure per me: solo con chi avevo grande famigliarità riuscivo ad associare nome a figura.

Decisi di andare al funerale, per i vivi.


Io non mi ero ancora operato, e sapevo dei miei problemi.
Avrei potuto essere io, mi sentivo vicino ai suoi genitori, ai suoi amici e fratelli.
Quei genitori, quei fratelli avrebbero potuto essere i miei.

La chiesa era in una piccola cittadina in collina.

All'entrata del feretro, si era scatenata una tempesta: pioggia, vento forte tanto da spazzar via i fiori, freddo.

La messa fu brutale.

Da cosciente, non sono mai stato cattolico.
Non ho mai creduto a un 'Dio onnipotente', e per questo dopotutto lo accettavo.
Accettavo un Dio che tentasse in ogni modo di amare e confortare i suoi figli, e i piu' sofferenti ancora di piu'.

Come mio padre, no?

Ma di questo Dio colmo d'amore non c'era traccia in quella chiesa.

Il prete era tutto intento a recitare a mitraglia Ave Maria, Padre nostro e Gloria, con la stessa malavoglia con cui un impiegato che odia il proprio lavoro accellera quell'ultima pratica da sbrigare per potersene tornare a casa.
Ero in una delle ultima file, stretto tra tanti altri ragazzi.

Anche li arrivo' il cestino delle offerte.

Finisce la messa.
All'uscita ci attendeva il sole di maggio.

Tornai a casa accompagnato da una famiglia che non conoscevo: si parlava di mettersi il casco per andare in motorino, che è cosi' facile morire. Concordavo su tutto, non vedevo l'ora di tornare a casa.

Il giorno dopo presi la moto e tornai li.
In quella piazza, infine deserta e vuota, contemplai in silenzio la morte.

4 comments:

  1. Sarò un commento futile... ma mi sono ricordata del funerale del mio nonno italiano: messa di corsa, all'uscita della chiesa la bara caricata in tutta fretta nella macchina scura, noi che ci eravamo soffermati a scambiare due parole con parenti che non vedevamo da anni non ci siamo quasi accorti della fuga verso il cimitero... siamo saltati in auto e ci siamo messi all'inseguimento, insieme agli altri intervenuti. Al cimitero il prete stava ancora dicendo le ultime parole di saluto che un becchino/muratore buttava palettate di cemento a chiudere il fornetto. Mi chiedo se tutta quella fretta fosse davvero necessaria.

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  2. Per alcuni la morte è semplicemente uno stadio di una catena di montaggio.

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  3. Come dicevi tu:
    sublimare qui (nelle brume del bosco, invece che in un forno...)
    Eh sì, mi associerei... ma non subito!!!
    ;)
    Ciao Gio!
    P.S. questa se non me la pubblichi, non mi offendo!:D

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  4. rituali inutili.
    il vero funerale dura 2 secondi.
    accade quando ci danno notizia della morte.
    tutto quello che viene dopo sono inutili antidolorifici.
    mod

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