Tuesday, 13 October 2009

E' gratis!

Il periodo delle scuole medie è stato il peggiore.

Varii fattori concomitanti: scuola ciellina, compagni in parte ciellini, insegnanti in parte ciellini, condizioni fisiche precarie, dover improvvisare, sempre fuori tempo, e da solo, quando gli altri andavano all'unisono.

Quello è stato l'unico periodo della mia vita in cui avrei voluto essere 'uno di loro'.

Adesso no: ora io voglio che gli altri siano diversi, e un po' piu' simili a me.
Vorrei.
Per questo sono solo, e per questo è la Dystopia, e non la malattia, il problema.
Via, mi basterebbe una persona, una ragazza, con la quale condividere l'ovvio e l'eccezionale - e 'full stop'.

Alice.



Alice non è la mia 'donna', noi non crediamo in questi legami.
Inoltre, non ci amiamo, se non in senso lato.

Ci vogliamo bene, ci capiamo e confortiamo un po' a vicenda, telefonandoci senza motivo, lasciandoci qualcosa nella buca delle lettere, passando a prenderci al lavoro di sorpresa 'dai, stasera usciamo!'.

Da bambino, anche prima dell'esplosione del male, dell'intervento-coma-disastro dell'88, ho frequentato centri di fisioterapia. Ho sempre avuto a che fare con
altri bambini malati: tetraplegici, down, spastici, ecc. ecc..

Per questo motivo quindi non ho mai avuto nessun pregiudizio, e non mi ha mai neppure sfiorato l'anticamera del cervello di insultare qualcuno chiamandolo 'spastico' o simili.

Non per educazione, ma proprio per conoscenza diretta del dolore, dei malati e dei loro cari. Certe cose si capiscono anche quando si è bambini, e ancora non si riesce a comporre in modo razionale un periodo ipotetico.

'Se non fossi cosi, allora ...'

Non ho neppure mai fatto caso al fatto che io ero uno di quelli, uno di quelli cui si puo' affibbiare un nomignolo da usare come insulto - avevo troppo timore reverenziale del nostro dolore, per poterlo accostare a qualcosa di degradante.

In quegli anni combattevano dentro questa cassa toracica due entità.

Da una parte il Gio che voleva essere come gli altri, dall'altra il Gio che aveva iniziato a dare del tu al male, e che ne discuteva coi dottoroni che ogni tanto lo visitavano, che scriveva qualche parola 'decisamente fuori tema ma d'atmosfera' e che in definitiva si sarebbe, degradandosi, trasformato nel Gio di oggi.

Ecco dei bambini che parlottano in un'aula durante l'intervallo.
Ridacchiano, si prendono in giro, riescono gia' ad essere perfidi.
Si stavano reciprocamente insultando tre miei compagni.
A un tratto Luigi zittisce l'italiano incerto di Carlo (nomi di fantasia of course).
'Ma se non sai neanche parlare! Dai, ti pago la 'Santa Cleopatra' (nome di fantasia of course) cosi vai in mezzo agli altri spastici'.
Era intesa essere un'offesa.
'Santa Cleopatra' era il nome dell'istituto dove andavo da anni.
Io rispondo tranquillissimo 'E' gratis'.
E penso tra me e me, che forse non voglio piu' cosi' tanto essere uno di loro.

Con gli anni ho voltato il guardo verso altri 'loro': meravigliosi e irraggiungibili.

PS: io non fumo, e il foulard lo porto nero.

2 comments:

  1. io mi perdo a leggerti...sei unico. Non riesco nemmeno a commentarti, sei quasi incommentabile, perché nei tuoi scritti c'è anche già il riassunto incorporato e la morale finale. Ma tu non ne sei consapevole...ah e poi le noite di questo pianoforte...che trascina trascina...

    P.S.
    Non prendermi per matta:)

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  2. Come potrei prenderti per matta?
    Di sicuro non ne sarei capace adesso, visto che le tue parole mi hanno commosso.

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