Wednesday, 14 October 2009

E' arrivato il freddo.

Premessa: è tutto vero quanto segue.

Ieri notte siamo scesi sotto zero, per domenica prevedono neve al mattino.

Mi viene in mente il mio giardino d'inverno, che guardavo dalla finestra.

Dopo mesi di ospedale, e febbri continue e misteriose, mio padre mi prese e mi porto' a casa. 1988, avevo compiuto 10 anni in ospedale.

Ricordo l'emozione e la meraviglia nel vedere l'auto che si avvicina, per prendermi e portarmi via questa volta.

Mio padre l'aveva presa da poco, durante il mio ricovero.
Mi portava da sfogliare i depliant dell'Alfa Romeo, passavo le lunghe giornate su quelli, o guardando un po' la TV.

Mi ricordo le televendite delle pellicce Frigerio.
Odio le pellicce Frigerio.

Dalla mia camera, mio padre indicava l'auto nel lontano parcheggio - io vedevo solo una macchia indistinta.
Ma adesso Gio la vedi benissimo! Si avvicina con quel 'rombo' di cui il babbo ti raccontava, e ti sembra bellissima.
Siedi al posto davanti, a fianco del babbo.

I primi giorni a casa stavo discretamente.
Riuscii ad andare in giardino.

A volte il destino sa essere davvero crudele: proprio in quei giorni di fine novembre, il giardino dove avevo passato tante ore da bambino, ci veniva tolto - a noi ne sarebbe rimasta una piccola parte, senza alberi sui quali arrampicarsi, senza 'pozza', senza la scalinata sul vicolo misterioso, senza canne di bambu' dove fare la nostra capanna segreta, senza spazio dove correre con il nostro pastore.

Le decisioni dei grandi, come quelle del fato, si accettano.

Punto e basta.

Ricordo con nitidizza l'immagine di una siepe divelta, e delle sbarre metalliche della cancellata, che affondavano nel terreno, ferendolo e dividendolo in due.

Passano pochi giorni e la mia situazione degenera: finalmente pero' almeno capiamo la ragione di quella lunga febbre - è la protesi ad essere infetta, e ogni tentativo fatto di curare la mia infezione batterica con antibiotici in vena fino a quel giorno ha solo avuto l'effetto di portare il mio fegato in una situazione precaria.

Non voglio parlare dei dettagli di quei mesi di sventura.

Guarda ...

... quel bambino si affaccia alla finestra, e guarda il suo giardino, e quell'alta cancellata.

Il giardino è li, Gio.
Lo vedi ogni giorno, ma non puoi entrarci.

Per anni non ci sono rientrato.

La cosa ironica è che è sempre deserto.

Un giorno, con l'amico che assieme a me tanti pomeriggi aveva passato a giocarvi, abbiamo preso un pallone e lo abbiamo gettato di la.
Avevamo dunque la scusa per arrampicarci, entrarvi, far finta di cercare il pallone e invece rivivere le antiche emozioni.

Non era cambiato nulla, nè in noi, nè in quei pini, in quelle canne di bambu'.

3 comments:

  1. Il tuo post precedente è bellissimo.E' una condivisione.

    Anche io avevo (o meglio, mio padre aveva) un'alfa Romeo...bella come il sole!
    Sai cosa sembra?...un pezzetto de "Il giardino segreto"!
    ^___^

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  2. sei mistico, mi sono innamorata del tuo modo di scrivere...essenziale, puro, un po' cinico, autoironico, amaro quel che basta.
    E poi vuoi mettere le vecchie Alfa Romeo;)

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  3. Ragazze!

    Parliamone,: la linea dell'Alfa '75 è ancora piacevole! E quel 1600 di cilindrata da 110 cavalli era 'una bomba' :-)

    Grazie a entrambe della compagnia

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