Tuesday, 20 October 2009

Don Basilio

La figura di Don Basilio nelle Nozze di Figaro, se possibile, è ancora più meschina che non nel Barbiere.
A Siviglia era 'maestro di musica', oltre che, ben inteso, 'solenne imbroglione': soprattutto, era 'sempre senza un quattrino'. Sul finir dell'opera riesce anche ad essere simpatico, con quel 'Ah, Don Bartolo mio, quel signor Conte certe ragioni ha in tasca, certi argomenti a cui non si risponde'.

Nelle Nozze è pura meschinita tardo-cortigiana: ben lieto d'essere il servetto del Conte, vuole anche vantare una propria 'libertà' con chi gli è inferiore per rango: così, con Susanna, non esita a parlare schiettamente del Conte, salvo tremare tutto quando questi fa capolino.

Viva gli imbecilli, se sono tanto sinceri da farci capire come vada il loro mondo: e invero, Basilio in quest'aria celeberrima, ci fa dono di parole da ricordare:

In quegl'anni, in cui val poco la mal pratica ragion, ebbi anch'io lo stesso foco, fui quel pazzo ch'or non son. Che col tempo e coi perigli donna flemma capitò; e i capricci, ed i puntigli della testa mi cavò. Presso un piccolo abituro seco lei mi trasse un giorno, e togliendo giù dal muro del pacifico soggiorno una pella di somaro, prendi disse, oh figlio caro, poi disparve, e mi lasciò. Mentre ancor tacito guardo quel dono, il ciel s'annuvola rimbomba il tuono, mista alla grandine scroscia la piova, ecco le membra coprir mi giova col manto d'asino che mi donò. Finisce il turbine, nè fo due passi che fiera orribile dianzi a me fassi; già già mi tocca l'ingorda bocca, già di difendermi speme non ho. Ma il finto ignobile del mio vestito tolse alla belva sì l'appetito, che disprezzandomi si rinselvò. Così conoscere mi fè la sorte, ch'onte, pericoli, vergogna, e morte col cuoio d'asino fuggir si può.


Una piccola nota: qui ancora, come in altre arie, emerge come sia la figura della donna sede della razionalità: qui la donna cava capricci e puntigli dalla testa di Basilio; nel primo atto, laddove Figaro da forza a Susanna con un 'Coraggio mio tesoro', lei risponde con 'E tu, cervello'.
Qualcosa di simile è ancora presente nel Don Giovanni, dove ogni donna è più saggia del corrispondente uomo (Donn'Elvira è sicuramente l'unica salvezza per Don Giovanni, Don Ottavio e Masetto sono in completa balia della forte Donn'Anna e della 'strega' Zerlina rispettivamente).

Mi concentro sugli ultimi due versi:
Ma il finto ignobile del mio vestito tolse alla belva sì l'appetito, che disprezzandomi si rinselvò. Così conoscere mi fè la sorte, ch'onte, pericoli, vergogna, e morte col cuoio d'asino fuggir si può.

Questo è il sensatissimo codice di condotta di ogni miserabile: gli eroi muoiono, e combattono per garantire diritti e libertà a chi puzza ignobilmente.

2 comments:

  1. Ma era nelle intenzioni del librettista (che confesso, non conosco) fustigare il vile, o riderne un po' magari con una strizzatina d'occhio, vista la premessa? (In quegl'anni, in cui val poco la mal pratica ragion, ebbi anch'io lo stesso foco, fui quel pazzo ch'or non son. Che col tempo e coi perigli donna flemma capitò; e i capricci, ed i puntigli della testa mi cavò...una pella di somaro, prendi disse, oh figlio caro, poi disparve, e mi lasciò)
    Spero di sbagliarmi, ma temo che la morale (popolare) volesse essere un'altra, lontana dalla tua (che io qui abbraccio totalmente).

    Di palla in frasca mi viene da pensare... ora spero che il Times abbia sbagliato in pieno sulla questione dei finanziamenti ai talebani, perché, se fosse vero saremmo i figli di don Basilio!
    Spero di no!
    Ciao Gio!

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  2. Non posso dirlo con certezza, ma direi che il librettista (Lorenzo da Ponte, tipo assai curioso) avesse questa intenzione. Se tengo presente che le Nozze vennero scritte quando Mozart era a Vienna, imperatore l'illuminato Giuseppe II, e che di fatto sono intrise di ironia verso il potente di turno, non mi pare assurdo connotarle di intenti 'progressisti' e assai critici.
    Ciao!

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