Monday, 12 October 2009

2329 pagine

Ogni tanto l'insonnia mi regala emozioni sublimi.

Ieri ad esempio mi sono goduto, sotto le coperte, il vento che soffiava sulle tapparelle quasi a strapparle via, il tuono cupo e il tintinnare quasi metallico di sottili goccioline di freddo sul tetto.

Vivendo in una mansarda, tutto è amplificato, tanto che le prime notti di tempesta, non abituato, ero un po' in apprensione, alla minima percezione di vibrazione.

Oggi sono arrivato in ufficio, un po' infreddolito visto che la temperatura è calata di quasi 10 gradi. Salutando un collega, gli ho chiesto, con il sorriso del bambino che vuole condividere qualcosa di bello e ovvio, se anche lui avesse sentito, la notte, la tempesta.

Risposta lapidaria - 'No, io stavo dormendo'.

Ieri l'insonnia è andata avanti un bel po'.

A un certo punto ho deciso di riprendere in mano un librone di ben 2329 pagine che da un po' mi riprometto di leggere, ovvero 'Alla ricerca del tempo perduto', di Marcel Proust.

Ho dei problemi non banali con la massa di questo volume: ieri sera, prendendolo dal comodino, temo d'essermi strappato un muscolo!

Non avevo nessuna intenzione di iniziare a leggerlo, allora ho fatto quello che spesso faccio con un libro che mi incuriosisce: lo apro in un punto qualsiasi e mi perdo in qualche riga.

Ecco cosa ho trovato ieri:
... Accettate di essere chiamata nervosa: voi appartenete a una famiglia splendida e miserevole che è il sale della terra. Tutto ciò che abbiamo di grande, ci viene dai nervosi: sono stati loro, e non gli altri, a fondare le religioni e a creare capolavori. Ma il mondo non saprà quanto deve loro; e soprattutto quanto essi hanno sofferto per produrlo. Noi gustiamo musiche delicate, bei quadri, e mille squisitezze ma non sappiamo quanto esse sono costate, ai creatori, di insonnie, di pianti, di risa spasmodiche, orticarie, asme, epilessie ...
L'unica speranza, per alcuni, sembra essere l'eccellenza.

Sul finire dell'estate del 2005 passeggiavo con mia madre e un nostro cane in riva al lago un pomeriggio. Su una panchina era seduta una vecchia signora, che ci salutò tutta allegra: conosceva i miei genitori.
Io non sarei mai stato in grado di dare un nome al suo volto, lei invece si ricordava di me bambino.

'Ma come sei diventato grande, lo sai che io ti ho visto quando eri alto così?'
mi disse.
Poi aggiunse: 'Che lavoro fai?'.

Le dissi della mia laurea - di solito quel nome ha un effetto strano sulla gente, che conosce quella facoltà solo per 'sentito dire', ma senza averne alcuna idea precisa ne rimane comunque colpita. Di solito ti dicono 'Ah, ma allora devi essere un genio', al che io replico che no, sinifica solo che avrei dovuto esserlo.

Lei non fu colpita per nulla, anzi.
Mi guardò un po' severa.

'Ma come! Da bambino mi avevi detto che saresti diventato un poeta!'.
E poi mi raccontò di quella mia 'poesia' che il babbo le aveva fatto leggere.

Salutandoci, dopo brevi parole, mi raccomandò ancora 'la poesia'.

Avrei dovuto chiedere il nome di quella antica signora, che mirava da sola, sul finire dell'estate, i monti che si gettano a capofitto nel nostro lago.

5 comments:

  1. nervoso dice.
    ma intendi forse "nevrile"?
    proust non "intenteva". mai. lo so.
    ma è uno di quelli che leggo ...e coreggo, mentalmente.
    ufff......c'è vento stasera. quel vento che porta un cambiamento di tempo. non vedo l'ora che arrivi il freddo.

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  2. Cara Mod, ho pensato la stessa cosa.
    La traduzione dell'opera risale agli anni '40, forse a quei tempi il senso comune di 'nervoso' era diverso da quelo che ha oggi.

    C'è, in definitiva, chi oggi direbbe 'sfigati'.

    Mi racconti il significato che per te ha il freddo?
    E' un piacere parlare con te.

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  3. il freddo?
    vuoi una definizione a QUEST'ORA?
    che palle....aspetta almeno che la mocca sputi il caffè...ok....due cucchiaini di zucchero a quest'ora.
    il freddo per me anzitutto è medicina. ho spesso la febbre alta ed averla in estate fa schifo davvero. poi il freddo congela le cose. tutto è più fermo. ci sono meno colori (io amo il bianco e nero in ogni cosa). ma quello che mi piace di più è che lo stare confinata in casa per la maggior parte del mio tempo non viene più visto come una stranezza dagli altri. col freddo mi dicono (amorevolmente!) "mod, baby, non uscire, fa troppo freddo. finisce che ti prendi un malanno". e io rido.....il "finisce che ti prendi" è già successo. ma almeno in inverno non mi rompono i coglioni.

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  4. Mod, scusa per l'invadenza.

    A me capita di pensare che la mia vita sia quella di un eroe inutile.
    Serve il coraggio dell'eroe, la sua forza, la tenacia e tutto il resto.
    Per niente.

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  5. ma sei contraddittorio, prima dici che sei certo che questa vita non puo' essere la tua dimensione definitiva e poi te ne esci con un arido "per niente" ?
    che ne sai quanto vale una sola emozione che riesci a trasmettere con quello che scrivi. Giusto per fare un esempio...
    ciao

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