Monday, 28 September 2009

Una piccola storia Zen

Brutta cosa la presunzione - specialmente quando è nostra e quindi non ce ne avvediamo.

Abbiamo una sola vita, breve, 'full of sound and fury', e inutile: sarebbe un peccato sprecare un tesoro simile per un capriccio cosi' ridicolo, no?

La presunzione nasce dal fatto, secondo me, che noi abbiamo due soli occhi, e tanto vicini a noi da impedirci di vedere noi stessi e quanto siamo ridicoli.

Non so come mai sto scrivendo questo, spero di non essere in un momento di presunzione, sta di fatto che durante l'insonnia di ieri, mi è tornata in mente una storiella Zen.




Nei tempi remoti in Giappone si usavano lanterne di carta e di bambù con le candele dentro. Una notte, a un cieco che era andato a trovarlo, un tale offrì una lanterna da portarsi a casa.

“A me non serve una lanterna” rispose il cieco. “Buio o luce per me sono la stessa cosa” “Lo so che per trovare la strada a te non serve una lanterna ,” rispose l'altro “ma se non l'hai qulcuno può venirti addosso. Perciò devi prenderla”.

Il cieco se ne andò con la lanterna, ma non era ancora andato lontano quando si sentì urtare con violenza. “Guarda dove vai!” esclamò il cieco allo sconosciuto. “non vedi questa lanterna?”.

“La tua candela si è spenta, fratello” rispose lo sconosciuto.


Puo' darsi che un giorno noi si sia davvero stati saggi, ma questo non significa che lo saremo per sempre. Speriamo di andare a sbattere abbastanza presto contro uno sconosciuto allora.

Questo libricino mi è stato regalato una decina di anni fa da un amico. La mia copia l'ho scarabocchiata come a mio solito - i miei libri sono riconoscibilissimi, sono pieni di appunti. Che sia un libro di fisica o filosofia o letteratura poco cambia.
In una delle prime pagine, se è stato davvero un mio libro, in basso, dovresti trovare scritto 'CHIARO'. Il motivo è ovvio: quando ero bambinetto, avro' avuto sette anni, non amavo la grammatica. A dirla tutta ne ero terrorizzato - quel predicato nominale mi sembrava causa di tutti i mali dell'umanità. Qualcuno aveva scritto sul mio quaderno, nell'ultima pagina, 'SCURO'. Da allora ho voluto scacciare l'empietà scrivendo 'CHIARO' in una delle prime pagine.

Ho tenuto un paio di anni questo libricino, poi ci ho aggiunto una dedica, che se la memoria non mi inganna suonava come 'Che il tempo che ci divide e lo spazio che ci separa non ci allontanino mai' e l'ho donato al mio 'amico ritrovato'.

Da allora tendo a regalare questo taccuino ai miei piu' cari amici - a dirla tutta penso d'averlo donato a una mia amica e mia sorella ...
E la promessa che tento di strappare loro è che lo leggano, lo scarabocchino se sono degli incivili miei pari, e poi lo donino.

Regalare un libro non triviale non è mai triviale. Per prima cosa bisogna essere sicuri che il fascino del contenuto, o perfino della copertina, non abbia la meglio sul senso critico del lettore. 'Opinio magistri probabilis tantum' - perfino l'opinione del maestro è soltanto probabile, non dimenticarlo mai!

Scommetto che Alice è d'accordo su questo punto, lei è molto attenta e rigorosa, anche se ogni tanto si lascia vincere dalle emozioni.

1 comment:

  1. è vero anche un'altra cosa: usiamo troppo gli occhi [spesso anche in maniera del tutto discutibile] tanto da dimenticare di avere altri sensi...

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