Sunday, 13 September 2009

Un vecchio amico

Sono nato e ho vissuto a lungo in una piccola cittadina, fredda e chiusa dai monti, bagnata da un lago profondissimo e sublime, meravigliosa ma inospitale, bigotta e ottusa.

Qui ho imparato a rimanere incantato dall'asprezza e dal contrasto più che dalla bellezza e dall'armonia, ad amare più la solitudine che non la compagnia degli altri.

Nei miei ricordi di bambino affiorano le sensazioni di paura della montagna: le frane, i morti in parete annunciati dall'elica che batte nel cielo, il freddo improvviso di un temporale di fine estate che sorprende nel bosco.

Anni fa, mentre un giorno passeggiavo con mia madre per il nostro quartiere, lei riconobbe in un vecchio signore un conoscente di suo padre. Mio nonno, uomo assai prudente, riservato e introverso, a quanto pare, decenni prima era stato in qualche modo d'aiuto per questo signore, d'origine Ceca da parte di padre.

Antonio era un uomo che aveva dipinta nei suoi abiti rattoppati e consumati la povertà autentica di chi vive di nulla, ma i suoi occhi, i suoi modi, la sua parlata evocavano una premura per il prossimo, un'educazione, una cultura che raramente trovo nei miei ricchi concittadini.

Inutile dire che diventammò immediatamente amici: specialmente con mia sorella, andavamo di tanto in tanto a trovarlo nella sua casetta vicino al fiume.
Una casa che nulla aveva di superfluo: vecchie pentole alle pareti, coperte, libri: ricordi di una vita di cui mi raccontò vicende terribili di guerra e di mondo.

Mia sorella, che è più emotiva di me, mi diceva della grande pena che provava per la sua povertà, e di quanto fosse ammirata dalla sua generosità: per una volta che gli avevamo portato dei fiori dal nostro giardino, lui aveva per forza di cose voluto donarci un vaso che teneva sul suo comodino. Pure io soffrivo per la sua condizione di sicuro disagio - e immagino quanto fosse freddo e umido d'inverno quell'appartamento, che delle finestre improbabili non isolavano certo dal gelo. Ma più di tutto ero vinto dal fascino della sua dignità - già più che ottantenne, pieno di acciacchi e dolori, era sempre così compito ed educato, premuroso davvero.

Forse racconterò un'altra volta di quello che ci siamo detti nei pochi anni in cui ci siamo conosciuti.

Negli ultimi anni la sua vita venne angustiata dall'ottusità barbara del padrone della sua stanzetta, che dopo lunga lotta riuscì infine a sbatterlo fuori di casa, non perchè non pagasse l'affitto, ma perchè la sua avidità aveva deciso così.
Ci siamo visti l'ultima volta nella primavera del 2004, o all'inizio dell'estate dello stesso anno. Era un po' preoccupato per i suoi dolori, e triste perchè il suo vecchio cane era morto da poco. Io stavo finendo l'università - la mia discussione di tesi era prevista per luglio.

A fine maggio andai in ospedale a fare un controllo di routine: il responso fu piuttosto scioccante: dovevo operarmi d'urgenza al cuore, ero a rischio concreto di dissecazione dell'aorta. Il ricovero venne in un primo momento fissato per il giorno dopo la lettura del referto, ma, ascoltando diversi pareri, si decise poi di aspettare la mia discussione, e di tirare avanti dunque fino a una settimana dopo la laurea.

Non è questo il punto (magari un'altra volta ne parlerò): come potete ben capire, non fu un luglio facile. Una settimana in ospedale, dal quale uscii piuttosto debole, e circa tre settimane in un centro di recupero.

Finalmente tornai a casa: un giorno, ero in macchina con mia mamma, e le dissi che volevo sapere dove aveva traslocato Antonio, volevo rivederlo. Mia madre mi rispose che si sarebbe informata, chiedendo a qualcuno sicuramente a conoscenza del suo nuovo indirizzo.

Pochi giorni dopo, scoprimmo che Antonio era morto, dopo un breve ricovero in ospedale.

E' morto solo.

Ho sofferto molto la sua morte, mi manca la sua saggezza, la sua conoscenza del mondo, la sua dignità nella sua povertà.

Ma più di tutto, ho sofferto per i suoi ultimi giorni, nei quali deve aver davvero patito e percepito una solitudine che solo un gioco crudele del destino, in quei giorni di paura e confusione per la mia famiglia, gli ha imposto.

2 comments:

  1. non si può scrivere nulla.
    dovresti poter guardare la mia faccia.
    m.

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  2. Ho scritto a mia sorella.
    E' stato come destarsi da un vago intorpidimento.
    A presto!

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